Attaccato il presidio di protesta in via Genova
Nuova aggressione dei padroni contro i lavoratori in lotta a Prato

Dal corrispondente della Cellula “G. Stalin” di Prato
A pochi giorni dall’aggressione al picchetto di lavoratori in sciopero al centro Euroingro di Prato, il 20 novembre gli operai della Elafilo e i sindacalisti del Sudd Cobas Prato-Firenze sono stati nuovamente aggrediti da un manipolo di crumiri e picchiatori con alla testa il padrone dell'azienda.
Lavoratori e sindacalisti sono stati strattonati, minacciati e il presidio di protesta organizzato in via Genova è stato divelto. Gli aggressori hanno tentato anche di investire un manifestante che poi è stato soccorso in codice giallo dal 118.
La vertenza Elafilo aperta dal Sudd Cobas in primavera con lo sciopero degli operai addetti alla produzione di elastici per abbigliamento aveva costretto la proprietà a regolarizzare parte del personale. Un precedente inaccettabile per i padroni che per continuare a schiavizzare i lavoratori e salvaguardare i loro profitti hanno fatto ricorso alla vergognosa pratica del "chiudi e riapri" e in una notte la fabbrica è stata smantellata, i macchinari sono stati smontati e portati via e i lavoratori lasciati senza stipendio, senza Tfr e senza risposte. Per questo la mobilitazione e il presidio dei lavoratori si è spostata davanti alla sede di via Genova, dove la stessa azienda continua l’attività di confezionamento dei capi.
“Si conferma il dato inquietante di un gruppo di padroni che organizza sistematicamente la violenza per difendere lavoro nero e sfruttamento - hanno prontamente denunciato i Sudd Cobas in una nota - Sapevamo già che Elafilo faceva parte del gruppo dell’alleanza degli sfruttatori che ha scelto la guerra al sindacato. Ma la tensostruttura è in piedi. Il sindacato si difende. Lo sciopero continua senza paura”.
Per questo conclude la nota: “Domenica 30 novembre invitiamo chi è al fianco delle lotte dei lavoratori del distretto a una fiaccolata rumorosa per ricordare gli operai che hanno perso la vita nel rogo del Teresa moda. Nella notte tra il 30 e 1 dicembre 2013 Prato ha fatto i conti con le più gravi conseguenze dello sfruttamento: la morte. A 12 anni da quell'evento dove 7 lavoratori cinesi persero la vita, c'è ancora chi prova a difendere il proprio diritto a sfruttare. Ma oggi c'è anche una comunità in lotta che vuole difendere i diritti di tutti i lavoratori e le lavoratrici. E sta reagendo per cambiare questo sistema. Mai più un Teresa Moda, nessuno spazio per il diritto a sfruttare”.

26 novembre 2025