La Camera approva all'unanimità l'emendamento all'art. 609 bis del Codice Penale, frutto dell'accordo Meloni-Schlein
Senza consenso è stupro
Ma non dice niente sull'educazione affettiva e sessuale nelle scuole
Il 12 novembre la Camera ha approvato all'unanimità l'emendamento all'articolo 609 bis del Codice Penale in materia di violenza sessuale, che definisce lo stupro dove non ci sia “consenso libero e attuale” in un rapporto sessuale. Diventa un reato punibile con la reclusione da 6 a 12 anni.
Tale emendamento votato all'unanimità in Commissione Giustizia è frutto dell'accordo maturato dopo vari contatti diretti fra la Meloni e la segretaria del PD Schlein.
La proposta di legge con la modifica all'articolo 609-bis del Codice penale era stata presentata alla Camera nel febbraio 2024 dalla deputata PD Boldrini con l'intento di far avanzare sul piano legislativo l'Italia e allinearla a quanto contenuto nella Convenzione di Istanbul, sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica, dell'11 maggio 2011, cioè ben 14 anni fa, dove si definisce stupro un atto sessuale “non consensuale”.
La proposta della Boldrini, dopo più di un anno, viene passata alla firma definitiva in Senato con l'accordo di Fratelli d'Italia e il PD, l'accordo è stato quello di far ritirare tutti i subemendamenti a tale legge presentati strada facendo da tutti i partiti presenti in Commissione (FDI, Lega, AVS, M5S, PD, IDP) e di approvare all'unanimità un testo unico e sintetizzato rispetto al testo originale.
Si è levato un plauso da tutti i partiti del regime neofascista. “Oggi scriviamo una pagina di buona prassi parlamentare”,
ha sottolineato Carolina Varchi (FDI), relatrice insieme a Michela Di Biase (PD) della proposta di legge, aggiungendo: “Questo è stato possibile grazie alla generosità della presidente Boldrini comprendendo che era più importante rinunciare a qualcosa per riscrivere una norma così importante”.
La Schlein arriva addirittura a definirrla una “rivoluzione culturale”.
Questa modifica porta certamente importanti novità in materiale di violenza sessuale, modificando la vecchia legge, nella quale persisteva il pregiudizio che addebitava alla donna la responsabilità della violenza sessuale subita, prevedendo che il reato di violenza sessuale, ossia lo stupro, fosse necessariamente collegato agli elementi della violenza, della minaccia o dell'inganno o dell'abuso di autorità. Con la nuova legge la donna può denunciare come stupro un rapporto sessuale non consenziente. “Attuale” significa che il consenso deve esistere durante tutto il rapporto sessuale dall'inizio alla fine, ed è revocabile in ogni momento da parte della donna. Un concetto fondamentale nelle violenze sessuali, soprattutto quelle che avvengono all'interno delle relazioni di coppia, che sono circa un quarto dei casi di stupro in Europa e che sono quelle più silenziose e difficili a essere denunciate.
Tuttavia, a parte questa novità positiva, ci sembra che l'opposizione parlamentare abbia fatto a Mussolini in gonnella e al suo governo neofascista un bel regalo e una bella propaganda proprio in occasione della settimana dedicata alla lotta contro la violenza sessuale e di genere.
Ancora una volta la segretaria del PD Elly Schlein ha confermato la sua capitolazione alla linea del governo, come avvenne nel 2023 dopo una telefonata della Meloni, per approvare la legge della ministra antifemminile, antiabortista, oscurantista Roccella (FdL).
La legge si basa solo ed esclusivamente su misure repressive e punitive tralasciando totalmente la prevenzione, educazione affettiva e sessuale nelle scuole, educazione e formazione del personale dei tribunali, potenziamento e aumento dei finanziamenti dei centri-Antiviolenza.
Dubbi e critiche si sono levate anche dalle associazioni antiviolenza come D.i.Re-Donne in rete contro la violenza, in un comunicato della presidente Cristina Carelli si legge: “Ancora una volta leggiamo risposte che non tengono in considerazione la natura del fenomeno della violenza maschile alle donne”
e ancora “Questo governo non introduce il 'mezzo' che potrebbe avere un effetto realmente risolutivo, e cioè i progetti di prevenzione che vertano sull’informazione e l’educazione, a partire dalla scuola di ogni ordine e grado... Le risposte securitarie e giustizialiste sono sintomo di un pensiero neutro sulla violenza maschile contro le donne, che attribuisce la responsabilità solo ai singoli e non ad un sistema sociale radicato nella cultura patriarcale che produce la violenza”.
E ribadiamo che la cultura patriarcale si contrasta cominciando con l’istituzione di un’informazione ed educazione sessuale, all’affettività e alle differenze nelle scuole di ogni ordine e grado che non sia gestita da gruppi e associazioni palesemente omofobe, antifemminili, antiabortiste, ma che sia scientifica, democratica, rispettosa delle identità e delle differenze di genere.
Vanno potenziati, finanziati adeguatamente e diffusi in modo capillare specie nel Sud i Centri antiviolenza e le case rifugio per accogliere le donne che denunciano, contrastando la crescente pressione verso la loro istituzionalizzazione e irreggimentazione in chiave fascista e assistenziale, spesso preda di associazioni sfacciatamente pro-patriarcali come i gruppi ProVita.
Noi marxisti-leninisti sappiamo che patriarcato e violenza sessuale potranno essere radicalmente estirpati una volta raso al suolo il capitalismo e dalle sue macerie aver costruito il socialismo con al potere politico il proletariato, ma oggi si combattono anche lottando contro il governo neofascista Meloni. Tuttiele forze che già hanno in qualche modo stigmatizzato il nuovo giro di vite del governo, comprese le associazioni antiviolenza come Di.RE, o i movimenti femministi e transfemministi come NUDM hanno un dovere morale, politico e sociale, che è quello di mettere da parte le loro divergenze politiche, convergendo sull'impellente priorità di cacciare la Meloni e il suo governo prima che porti a termine il suo disegno neofascista.
26 novembre 2025