Strumentalizzando la corruzione in Ucraina
Zelensky sotto attacco dei capitolazionisti
Mosca esulta: “Alì Babà si è dimesso, restano soltanto i 40 ladroni”. Travaglio e “Il Fatto” putiniano appoggiano i capitolazionisti
Il presidente ucraino: “Se perdiamo la nostra unità, rischiamo di perdere tutto: noi stessi, l'Ucraina e il nostro futuro. Non c'è altra scelta. Non ci sarà mai un'altra Ucraina. Difendiamo l'Ucraina"

Mentre continuano senza sosta i criminali bombardamenti nazizaristi russi su tutta l’Ucraina con morti civili e edifici distrutti è venuto alla luce che l’inaccettabile “piano di pace” di Trump per far capitolare l’Ucraina era stato concordato direttamente col Cremlino. I casi di corruzione in Ucraina hanno offerto l’occasione ai putiniani e capitolazionisti di ogni risma per attaccare il presidente Zelensky e l’eroica Resistenza di Kiev all’invasore russo. Il 28 novembre il capo di gabinetto e braccio destro di Zelensky, Andriy Yermak, si è dimesso a seguito della perquisizione della sua abitazione, nell’ambito delle indagini sulla corruzione nella società statale Energoatom, che avevano già portato all’uscita di scena della ministra dell’Energia Svitlana Hrynchuk e Herman Halushchenko, ex ministro dell’Energia dal 2021 al 2025, recentemente dimessosi anche dal ruolo di ministro della Giustizia. Perquisizioni e accuse coinvolgono anche altri alti funzionari ucraini. Secondo quanto riportato dagli investigatori, il caso Energoatom riguarda presunte frodi e tangenti pagate dagli appaltatori della società statale, con fondi riciclati per circa 100 milioni di dollari. Secondo le autorità, l’indagine ha rivelato che la gestione strategica di Energoatom - con un fatturato annuo di oltre 4 miliardi di euro - non era condotta dai funzionari ufficiali, ma da persone esterne prive di qualsiasi autorità formale. Le tangenti ammontavano al 10-15 per cento del valore di ciascun contratto, spesso legato alla costruzione di fortificazioni contro gli attacchi russi.
Niente di nuovo. La corruzione è sempre stata presente in Ucraina come in tutte le ex Repubbliche dell’Unione Sovietica, a partire proprio dalla Russia di Putin, dove è padrona dell’intero ordinamento politico, istituzionale, economico e finanziario. I giornali in Ucraina ne parlano liberamente senza risparmiare critiche al potere né rinunciare a inchieste giornalistiche. E la popolazione è indignata e lo dice pubblicamente. Il popolo ucraino merita il nostro rispetto, il nostro aiuto e il nostro sostegno. Se i partigiani e tutti coloro che ci liberarono nel 1945 dal regime fascista mussoliniano avessero ragionato come quelli che adesso dicono di labbandonare gli ucraini al loro destino, Benito Mussolini non sarebbe stato mai abbattuto.
Intervistato da “La Stampa” il consigliere presidenziale ucraino Mykhailo Podolyak ha affermato che “Nonostante la guerra , le istituzioni lavorano in modo efficiente e avviano rapidamente le procedure legali. In Ucraina non esistono intoccabili… Le dimissioni di Yermak dimostrano che il sistema è sano e capace di autoriformarsi”. Sulla stessa linea l’ex ministro degli Esteri di Kiev Dmytro Kuleba che in un’intervista apparsa su “la Repubblica” del 2 dicembre ha affermato che “L’Ucraina ha finalmente istituzioni capaci di arrivare a chiunque, senza riguardo per il ruolo. Il messaggio è chiaro: nessuno è intoccabile. Per il mio Paese è uno sviluppo positivo”. E alla domanda se vede un futuro politico per Zelensky ha risposto: “Se anche non venisse rieletto avrà comunque un futuro. Che piaccia o no, è una figura di statura storica e non è necessario occupare una carica per far valere la propria voce”.
Ci vuole insomma coraggio nel gridare allo scandalo per strumentalizzare la corruzione in Ucraina in funzione anti Zelensky, a parte l’esultanza di Mosca espressa dal finanziere e uomo di Putin, Kirill Dmitriev, “Alì Babà si è dimesso, restano soltanto i 40 ladroni”, con l’obiettivo finale di scoraggiare l’opinione pubblica ed indurla a ritenere quello che anche nel nostro Paese i megafoni del Cremlino come Marco Travaglio e “Il Fatto”, i professori D’Orsi e Orsini, Michele Santoro, Conte e fette del Movimento 5 stelle, Salvini e la Lega, i falsi comunisti, ripetono apertamente a ogni piè sospinto e cioè che è meglio una “pace dolorosa” ora che una disfatta tra un anno o anche prima. Una tesi ignobile che rivela quanti sforzi la Russia stia profondendo per truccare le carte ed ottenere per via diplomatica una vittoria ormai impossibile sul campo.
Il punto è che sulla sconfitta dell’Ucraina questi vergognosi personaggi hanno puntato così forte che ormai non possono permettersi un risultato diverso. Se la Russia crollasse o fosse costretta a rinunciare ai suoi piani imperialisti e nazizaristi cosa ne sarebbe di costoro che annunciano la vittoria di Mosca da 4 anni e fanno di tutto perché Kiev venga abbandonata al suo destino, sostenendo l’inutilità del riarmo, vista l’impossibilità di ribaltare la situazione?
Per quanto riguarda l’aggiornamento dal campo i dati sul tasso di avanzamento delle forze russe in Ucraina indicano che una vittoria di Mosca non è inevitabile e che la conquista del resto della regione di Donetsk non è imminente. Lo scrive l'”Institute for the Study of War”, think tank di Washington che segue puntualmente gli sviluppi della guerra con analisi quotidiane, ribaltando la narrativa del Cremlino. “Le forze russe hanno dato la priorità a completare la presa i Pokrovsk e della vicina (più a est) Myrnohrad, ma procedono in modo lento e le forze ucraine hanno rallentato il loro avanzamento a passi", sottolinea l'ISW. Peraltro, aggiungiamo noi, ricorrendo anche ai metodi tradizionali della guerra partigiana.
Le forze di Mosca sono entrate a Pokrovsk per la prima volta lo scorso luglio e da allora, vale a dire, dal 31 luglio al 27 novembre, sono avanzate 0,12 chilometri al giorno. Non sono riuscite a prendere la città, anche se è da 118 giorni che vi operano. Hanno consolidato il loro avanzamento nel 66 per cento della città, una percentuale bassa considerato il tempo e l'impiego di forze dedicate. Nell'intero teatro, le forze russe sono avanzate 9,3 chilometri quadrati al giorno, fra l'accelerazione segnata dal vertice di Anchorage fra Putin e Trump lo scorso 15 agosto, e il 20 novembre, ma tale avanzamento rimane una questione di passi (e si è concentrato nelle regioni di Dnipopetrovsk e Zaporizhzhia). Procedendo così, Mosca si potrebbe assicurare il Donetsk solo nell'agosto del 2027.
Sul piano diplomatico da segnalare che il 27 novembre il Parlamento europeo ha adottato una risoluzione, con 401 voti a favore, 70 contrari e 90 astensioni, in cui afferma che "nessun territorio ucraino temporaneamente occupato sarà legalmente riconosciuto dall'UE e dai suoi Stati membri come territorio russo". Gli eurodeputati esortano l'UE e i suoi Stati membri a mostrare leadership in questo cruciale momento geopolitico e a continuare a collaborare con Washington e altri partner affini, affinché i negoziati per una pace giusta e duratura rispettino il diritto internazionale. Sottolineano poi la necessità del coinvolgimento europeo in qualsiasi negoziato di pace, poiché l'esito della guerra in Ucraina avrà un impatto profondo sulla sicurezza europea, ribadiscono che "nulla sull'Ucraina deve essere deciso senza l'Ucraina, e nulla sull'Europa senza l'Europa". Il Parlamento riconosce altresì gli sforzi dell'amministrazione statunitense per porre fine alla guerra di aggressione della Russia contro l'Ucraina. Tuttavia, considera "l'ambivalenza politica di Washington nei confronti di Kiev dannosa all'obiettivo ultimo di raggiungere una pace duratura". I deputati sottolineano inoltre che qualsiasi accordo di pace non deve limitare la capacità dell'Ucraina di difendere la propria sovranità, indipendenza e integrità territoriale. L'Ucraina è libera di scegliere le proprie alleanze politiche e di sicurezza senza che la Russia possa esercitare un potere di veto.
Nella stessa giornata sono state rese note dall’agenzia americana “Bloomberg” le telefonate nelle quali l’inviato della Casa Bianca Witkoff dava consigli al consigliere di Putin, Yuri Ushakov, su quello che poi sarà l’inaccettabile piano di pace capitolazionista di Trump in 28 punti. Mentre il 28 novembre in vista del prossimo incontro a Mosca tra Witkoff e il ministro degli Esteri russo Lavrov, Putin ha ribadito la posizione nazizarista russa: la bozza di accordo presentata dagli Stati Uniti "potrebbe diventare la base per accordi futuri" e il Cremlino è pronto a discuterla "seriamente". Ma sulle richieste territoriali non si tratta: Crimea e Donbas devono essere russi, con le buone o con le cattive.
Puntuale come sempre la risposta del presidente ucraino Zelensky nel suo discorso alla nazione: "La Russia è ansiosa che l'Ucraina commetta errori. Noi non ne commetteremo. Il nostro lavoro continua. La nostra lotta continua. Non abbiamo il diritto di arretrare, di arretrare o di rivoltarci l'uno contro l'altro. Se perdiamo la nostra unità, rischiamo di perdere tutto: noi stessi, l'Ucraina e il nostro futuro. Dobbiamo restare uniti. Dobbiamo mantenere la nostra posizione. Non c'è altra scelta. Non ci sarà mai un'altra Ucraina. Difendiamo l'Ucraina. Gloria all'Ucraina!"
Mentre scriviamo sono in corso a Mosca i colloqui tra la delegazione americana e quella russa. In Florida il 30 si sono svolti invece i colloqui sul piano di pace in Ucraina tra funzionari di Washington e Kiev capitanati quest’ultimi da Rustem Umerov, segretario del Consiglio di Sicurezza Nazionale e Difesa. Obiettivo della riunione è finalizzare alcuni dettagli del piano ancora non definiti.
La delegazione USA è stata guidata dal segretario di Stato, Marco Rubio, e include l'inviato della Casa Bianca, Steve Witkoff, e Jared Kushner, genero del presidente degli Stati Uniti Trump. Umerov ha affermato di essere "in costante contatto" con Zelensky e di avere "direttive e priorità chiare: salvaguardare gli interessi ucraini, garantire un dialogo sostanziale e procedere sulla base dei progressi compiuti a Ginevra".
Il presidente ucraino nella sua visita in Irlanda del 2 dicembre, ha affermato che "ora, più che mai, c'è la possibilità di porre fine a questa guerra", rivelando che l'ultima bozza del piano di pace è composta da 20 punti, sui quali si è lavorato a Ginevra e in Florida, ma "alcune cose devono ancora essere risolte". C'è una chance di mettere fine alla guerra in Ucraina in modo "decente e dignitoso", grazie allo "sforzo" negoziale degli USA, ha sottolineato. Il giorno prima da Parigi dove ha incontrato il presidente francese Macron Zelensky ha dichiarato: "Lavoriamo perché non ci sia una terza aggressione della Russia… Abbiamo lavorato in modo approfondito perché il nostro interesse comune è quello di vivere senza guerra", ha aggiunto, parlando delle garanzie di sicurezza, di indipendenza e sovranità per il suo Paese richieste. “Noi vogliamo una pace durevole e tutti i partner ne devono essere coscienti”.

3 dicembre 2025