Napoli: Due cortei, 10mila lavoratori in piazza. Allargare e compattare il fronte unito sindacale per buttare giù il governo neofascista Meloni

Redazione di Napoli
Il 28 novembre a Napoli con due diversi cortei, uno organizzato dall’USB e l’altro dal Si.Cobas, ben 10mila lavoratori hanno partecipato alle manifestazioni per lo sciopero generale “contro la finanziaria di guerra e il governo Meloni - Rompere con Israele, Palestina libera”. Un notevole successo e una partecipazione non indifferente, che ha visto non solo i sindacati di base ma anche i collettivi studenteschi e universitari. C’erano i partecipanti all’assemblea precaria universitaria della Federico II, il cui spezzone è partito proprio dalla sede di Via Porta di Massa per poi unirsi al resto dei manifestanti al concentramento di Piazza Borsa, delle lavoratrici e dei lavoratori della manutenzione stradale che in questi giorni stanno completando il rinnovo del contratto, il terzo dal 2018, con la pubblica amministrazione e le aziende private.
I manifestanti hanno gridato slogan contro l’economia di guerra, il decreto “sicurezza” e il disegno di legge bavaglio volto a criminalizzare l’antisionismo equiparandolo, falsamente, all’antisemitismo, oltre che le politiche militariste nazionali ed europee, con particolare attenzione alla “proposta” che vorrebbe avanzare il ministro Crosetto sull’introduzione della “leva volontaria”, esprimendo solidarietà con i prigionieri palestinesi Anan, Yaesh e Mansur e con i disoccupati del movimento “7 Novembre” arrestati e processati con accuse sommarie. Particolarmente significativo lo striscione per Marwan Barghouti, in solidarietà al combattente antimperialista palestinese rinchiuso nelle carceri nazisioniste da circa venti anni.
Il corteo, recante alla sua testa uno striscione con su scritto “la mano che reprime è la stessa che bombarda”, ha mosso verso Piazza del Plebiscito, dove i portavoce dell’assemblea precaria hanno contestato, in particolare, un provocatorio cartellone sulla facciata di uno degli edifici principali recante scritte di elogio all’esercito italiano come forza che “difende il patrimonio culturale”, una menzogna che diventa ancora più evidente se raffrontata con la realtà e con i progressivi tagli alla cultura, alla scuola pubblica e all’insegnamento fatti dall’esecutivo di Mussolini in gonnella Meloni.
Ora si deve compattare e allargare il fronte unito sindacale contro il governo neofascista partecipando allo sciopero generale del 12 dicembre della CGIL per buttare giù l’esecutivo nero e i suoi lacchè.

3 dicembre 2025