Chiesta la revoca del decreto firmato dal ministro di polizia Piantedosi
Solidarietà con l'imam Mohamed Shahin, vittima di un mandato di espulsione dall'Italia
A Torino incursione sanzionatoria di manifestanti contro "La Stampa" ritenuta complice dell'arresto dell'iman Shahin
Il pretestuoso provvedimento di espulsione dall'Italia preso, nei confronti dell'imam torinese Mohammed Shahin, dal ministro dell'Interno italiano ha scosso l'intera opinione pubblica antisionista italiana, indipendentemente dal credo religioso e politico in quanto risulta sempre più evidente, alla luce di tutte le testimonianze di solidarietà manifestate nei suoi confronti dopo il suo internamento in vista dell'esecuzione dell'espulsione dal territorio italiano, che le accuse di antisemitismo e di estremismo religioso mosse nei suoi confronti dagli organi di polizia italiani sono fondate su informative poliziesche false e che il provvedimento di espulsione è dovuto esclusivamente alle sue prese di posizione sul tema della liberazione della Palestina.
Tale oscenità giuridica, peraltro, segue una precisa linea politica di stampo sionista e fascista che, inaugurata dal governo Meloni, è volta alla repressione del dissenso soprattutto quando questo è rivolto a favore della causa palestinese, perché non bisogna dimenticare che atti politici camuffati da provvedimenti giuridici, altrettanto arbitrari e fuorvianti, hanno già colpito gli attivisti Zulfiqar Khan, Mohammed Hannoun e Thiago Avila mentre altri attivisti a favore dei palestinesi – come Brahim Baya, Omar Mamdouh e Arif Mahmud – sono ormai da molti mesi oggetto di una violenta campagna propagandistica orchestrata da parlamentari di Fratelli d'Italia e della Lega, da telegiornali e giornali compiacenti, e da 'sindacati' polizieschi.
Per ciò che riguarda l'imam Mohammed Shahin, ha testimoniato a suo favore pubblicamente monsignor Derio Olivero, vescovo di Pinerolo e presidente della Commissione della Conferenza episcopale italiana per l’ecumenismo e il dialogo. “Mi sembra strano, e assurdo, che Shahin
– ha affermato il prelato cattolico in una lettera aperta - rischi di essere espulso per delle opinioni espresse”.
Monsignor Olivero prosegue ricordando che “Shahin è da 20 anni nel nostro paese, ha sempre lavorato con serietà, è incensurato e da imam posso testimoniare che ha sempre lavorato per il dialogo e per la collaborazione”
. “In Italia
– ha proseguito il prelato piemontese - c’è libertà di opinione e non possiamo condannare una persona semplicemente per le opinioni espresse”
. “La moschea di via Saluzzo
– conclude il vescovo di Pinerolo - è sempre stata aperta e collaborativa, ospitando iniziative che hanno coinvolto tutte le comunità, laiche e religiose, testimoniando concretamente e giorno dopo giorno l’impegno sincero della sua direzione, dell’imam e di tutti i fedeli nel senso del rispetto delle leggi, della pace e della cooperazione civile e interculturale”.
Il coordinamento dei centri islamici e i pastori valdesi Francesco Sciotto e Sergio Velluto si sono uniti alle parole del prelato cattolico. Quest'ultimo, presidente del concistoro della chiesa valdese e componente del comitato interfedi della città, ha affermato a proposito dell'imam espulso: “da anni gestisce una delle moschee più integrate e attive nel dialogo interreligioso”. “Lui ha espresso opinioni sue
– ha poi aggiunto - ma arrivare a deportare una persona come lui per delle opinioni è preoccupante”.
La rete del dialogo interreligioso e l’Anpi hanno sottolineato in una nota come l’eventuale espulsione di Shahin metta a rischio l'integrazione sociale degli islamici in Italia. “La moschea di via Saluzzo
– si legge in una nota dell'Anpi del quartiere San Salvario di Torino dove si trova la moschea - è sempre stata aperta e collaborativa. Ha ospitato iniziative che hanno coinvolto tutte le comunità religiose e laiche”.
Anche l’imam italiano Ibrahim Gabriele Iungo di Torino ha ricordato, in un post su Facebook, come nel corso di tante manifestazioni a sostegno della causa palestinese la sinagoga di Torino non sia mai stata “oggetto di aggressioni o episodi antisemiti”
, e ciò dimostra inequivocabilmente che il mondo islamico torinese, e Mohammed Shahin in particolare, ripudia l'antisemitismo: neanche la Comunità ebraica di Torino ha mai mosso accuse di antisemitismo contro Shahin in ventuno anni nei quali il religioso islamico ha vissuto nel capoluogo piemontese.
La Cgil torinese in un comunicato ha chiesto “il rientro immediato a Torino di Shahin e l’immediata revoca del provvedimento di espulsione”
.
Alle manifestazioni di solidarietà provenienti dal mondo religioso, sindacale e, in generale, da tutto il popolo democratico si aggiungono le preoccupazioni dei giuristi democratici, tanto che centinaia di docenti e ricercatori di università italiane hanno sottoscritto un appello al governo italiano per la revoca del provvedimento di espulsione emesso contro Mohamed Shahin.
“La revoca del suo permesso di soggiorno di lungo periodo, e il conseguente rischio di rimpatrio forzato in Egitto
– vi si legge - sollevano interrogativi gravi sul rispetto dei diritti fondamentali della persona. È noto che il sig. Shahin, prima del suo arrivo in Italia oltre vent’anni fa, era considerato oppositore politico del regime egiziano. La prospettiva di un suo ritorno forzato in Egitto lo esporrebbe concretamente a rischi di persecuzione, detenzione arbitraria e trattamenti inumani. Le motivazioni alla base della revoca del permesso appaiono collegate alle sue dichiarazioni pubbliche sulla situazione a Gaza e alle sue posizioni critiche rispetto all’operato del governo israeliano. Se così fosse, ci troveremmo di fronte a un precedente estremamente preoccupante: l’uso di strumenti amministrativi per colpire l’esercizio della libertà di opinione, tutelata dall’articolo 21 della Costituzione e da convenzioni internazionali cui l’Italia aderisce. Casi analoghi, registrati negli ultimi anni, confermano una tendenza a sanzionare cittadini stranieri per opinioni politiche o per manifestazioni di solidarietà nei confronti del popolo palestinese. L’impiego dei CPR in questo quadro rischia di trasformarsi in una forma di repressione indiretta del dissenso e di limitazione arbitraria dello spazio democratico”.
A Torino, in segno di solidarietà con l’imam Mohamed Shahin un gruppo di manifestanti che il 28 novembre partecipavano allo sciopero generale indetto dai sindacati di base contro la finanziaria di guerra del governo Meloni si sono staccati dal corteo hanno effettuato una incursione sanzionatoria nei locali della redazione de “La Stampa”, ritenuta complice dell'arresto.
Nel frattempo i legali dell'imam torinese hanno già presentato e si accingono a presentare ricorsi contro la decisione del ministro dell'Interno, convalidata dalla Corte d'appello di Torino, sia in Cassazione sia al Tribunale civile di Torino sia al Tribunale amministrativo regionale del Piemonte sia al Tribunale amministrativo regionale del Lazio al fine di contrastare un atto che anche dal punto di vista giuridico appare aberrante più ancora che pretestuoso, poiché è falso quanto affermato nel decreto di espulsione di Piantedosi, ovvero che Shahin costituisca “una minaccia concreta, attuale e grave per la sicurezza dello Stato”
, un'affermazione fondata su pretestuose e arbitrarie informative di polizia - che lasciano letteralmente il tempo che trovano – secondo cui l'imam avrebbe “intrapreso un percorso di radicalizzazione religiosa connotata da una spiccata ideologia antisemita” e – a dire degli stessi organi di polizia - risulterebbe “in contatto con soggetti noti per la visione violenta dell’Islam”
. Tali affermazioni di Piantedosi – e quindi degli organi di polizia che lo hanno informato - sono state smascherate dalle tante testimonianze che descrivono la vera condotta e il vero pensiero dell'imam Shahin, che per la legge italiana è peraltro incensurato.
Poiché quindi l'imam Shahin viene perseguitato solo ed esclusivamente a causa delle sue idee politiche e, specificamente, per il suo incondizionato sostegno alla causa palestinese, il provvedimento di espulsione deve essere considerato un atto filosionista e fascista di persecuzione di un avversario politico emesso sotto le mentite spoglie di un falso provvedimento amministrativo fondato su rapporti di polizia nei quali sono state riportate notizie false.
Il Partito marxista-leninista italiano e il suo organo, il settimanale “Il Bolscevico”, si uniscono nella piena solidarietà a favore dell'imam Mohamed Shashin, lo incoraggiano a proseguire il suo forte impegno nella causa palestinese e si uniscono agli appelli che denunciano la natura fascista del provvedimento di espulsione, richiedendo contestualmente al ministro dell'Interno italiano di ritirare un provvedimento abnorme, aberrante, lesivo dei diritti più elementari della persona e degno soltanto di un regime fascista.
3 dicembre 2025