Giornata internazionale di solidarietà con il popolo palestinese
Decine di migliaia di manifestanti in piazza a Roma e Milano
"Contro la finanziaria di guerra e il governo Meloni. Palestina libera, rompere con Israele"
A Torino incursione sanzionatoria contro "La Stampa" ritenuta complice dell'arresto dell'iman Shahin. A Firenze presente il PMLI
In continuità con lo sciopero generale del 28 novembre indetto dai sindacati di base contro la finanziaria di guerra del governo Meloni, il 29 novembre decine di migliaia di manifestanti sono scesi in piazza a Roma, Milano e Firenze in occasione della Giornata internazionale di solidarietà con il popolo palestinese proclamata dall'Onu nel 1977 per denunciare il piano di pace neocoloniale imposto da Trump, Netanihau e dai Paesi imperialisti occidentali ai palestinesi e la prosecuzione del genocidio del popolo palestinese.
La manifestazione nazionale si è svolta a Roma dove, come avviene nel resto del Paese ormai da diversi mesi, è stata massiccia la partecipazione dei giovani e giovanissimi antisionisti e antifascisti, le studentesse e gli studenti medi e universitari che lottano contro il governo Meloni “complice del genocidio in Palestina”, l’istruzione neofascista di Valditara e Bernini, i fascistisssimi “decreti sicurezza”, il disegno di legge Gasparri, che equipara antisemitismo ed antisionismo e che rischia di far condannare chiunque esprima posizioni critiche nei confronti di Israele e per la “Palestina libera dal fiume fino al mare”
A Roma, come a Milano e Firenze, la Generazione Z è scesa coraggiosamente in piazza ancora una volta al fianco dei lavoratori nonostante la feroce repressione a suon di manganello e denunce giudiziarie messa in campo dal governo neofascista Meloni per fermarli per urlare forte e chiaro che: “La tregua di Trump non riconosce nessun diritto al popolo palestinese e consente a Israele di ampliare l’occupazione dei territori palestinesi. L’Italia parla di pace dopo aver fornito armi e sostenuto direttamente il genocidio”
Mentre nell'appello alla mobilitazione lanciato dal Movimento degli studenti palestinesi, Usb, Unione democratica Arabo Palestinese, Arci e varie associazioni e movimenti di lotta da tutta Italia fra l'altro si legge: “Torniamo in piazza al fianco del popolo palestinese e della sua resistenza, per una grande manifestazione nazionale”.
A Roma un partecipato e combattivo corteo a cui hanno preso parte oltre 30 mila manifestanti provenienti da tutta Italia è sfilato da Piazza di Porta San Paolo a Piazza San Giovanni con alla testa lo striscione con la parola d'ordine: "Contro la finanziaria di guerra e il governo Meloni. Palestina libera, rompere con Israele".
Nello spezzone di apertura del corteo, che è partito sulle note di “Palestine will be free”, la canzone che l’ex bassista dei Pink Floyd, Roger Waters, ha dedicato a questa giornata di lotta, sfila anche una delegazione dei vigili del fuoco in divisa con la bandiera palestinese, l'attivista Greta Thunberg, la relatrice Onu Francesca Albanese, Maria Elena Delia, Thiago Avila e Vincenzo Follone, rispettivamente portavoce italiana e attivisti della Global Sumud Flotilla.
Tra la selva di bandiere palestinesi tantissimi manifestanti sfilano con cartelli e striscioni contro il governo Meloni e i ministri Salvini e Tajani “complici del genocidio” e fautori dell'economia di guerra e del riarmo europeo.
Preso di mira anche il ministro della guerra Guido Crosetto che nei giorni scorsi ha annunciato una legge per la costituzione di un esercito di riservisti volontari.
In piazza ci sono diverse bandiere del Venezuela, del Sudan e del manga One Piece, simbolo delle proteste giovanili in tutto il mondo. Accanto alle associazioni palestinesi sfilano tanti operai, camionisti, dipendenti pubblici e una folta delegazione di lavoratori di Panorama con uno striscione di protesta contro il “test carrello” che nei giorni scorsi ha portato al licenziamento di un dipendente della catena di supermercati.
Davanti al Colosseo lo spezzone degli studenti al grido “noi non ci arruoliamo” ha dato alle fiamme un manifesto raffigurante il ministro della Difesa. In fiamme anche una bandiera statunitense al grido "giù le mani dal Venezuela”, “solidarietà ai popoli dell'America Latina", “Yankee go home”.
Per tutto il percorso, lungo Via Della Piramide Cestia, Viale Aventino, Via di San Gregorio, Via Celio Vibenna, Piazza del Colosseo, Via Labicana, Via Merulana i manifestanti hanno intonato cori e slogan contro il governo “Siamo pronti a bloccare tutto”, “Meloni dimissioni”, “finanziaria scritta dai sionisti” e a sostegno della causa palestinese: "Roma lo sa da che parte stare. Palestina Libera dal fiume fino al mare", “Israele sionista stato terrorista”.
Rilanciata a gran voce anche la campagna promossa da varie associazioni per la liberazione di tutti i prigionieri palestinesi detenuti nelle carceri israeliane: “Dal 7 ottobre 2023, Israele ha imprigionato più di 15.000 palestinesi provenienti da Gaza e circa 20.000 dalla Cisgiordania, di cui 1.560 bambini, 595 donne, 408 medici ed operatori sanitari, e 202 giornalisti” si legge fra l'altro nell'appello.
Slogan e cartelli con su scritto “Giornalista terrorista” i manifestanti li hanno rivolti anche contro la stampa asservita al regime neofascista in segno di solidarietà coi manifestanti di Torino che il 28 novembre, subito dopo la convalida dell'arresto dell’imam Mohamed Shahin, ora detenuto nel Cpr di Caltanissetta, si sono staccati dal corteo dello sciopero generale dei sindacati di base e hanno riversato chili di letame dentro la redazione de “La Stampa” ritenuta complice dell'arresto.
In una nota diffusa via social il Collettivo Universitario Autonomo – Torino (Cua) ha spiegato che l'irruzione nella redazione de “La Stampa” è stato un “blitz sanzionatorio” contro “La stampa di tutto il paese che in questi giorni ha dipinto Mohamed Shahin come uno spaventoso terrorista, aderendo alle veline commissionate direttamente dalla Digos su volere del governo. Torino, che conosce Shahin meglio di chiunque altrə, sa bene distinguere la verità dalla prezzolata propaganda sionista. La verità la scrivono le milioni di persone che in tutta Italia hanno partecipato ai cortei che denunciano le complicità dei nostri politici con lo stato di Israele e l’industria bellica, sapendo che gli unici terroristi sono loro. Mohamed è uno di noi!”.
A Milano oltre 5 mila manifestanti sono sfilati in corteo “Contro il genocidio con il popolo palestinese con la sua resistenza” da Piazza XXIV Maggio verso Porta Ticinese, Via Molino delle Armi, Corso Italia, Piazza Missori, Via Albricci, Via Larga e si è concluso in Piazza Fontana.
“Tagliano i salari, non i privilegi. Tolgono ai poveri per dare ai ricchi. Quando tagli il salario tagli la dignità. Chi semina disuguaglianza,l raccoglie protesta” è lo slogan rilanciato dalle varie associazioni palestinesi, organizzazioni sindacali di base, reti sociali e collettivi studenteschi milanesi che hanno indetto la manifestazione.
In testa al corteo tanti giovani, studenti e lavoratori dietro allo striscione che rivendica “Libertà per Shahin, la solidarietà alla Palestina non si processa”, in segno di solidarietà e sostegno all’attivista italo-egiziano di Torino Mohamed Shahin arrestato e colpito da un decreto di espulsione per le sue posizioni di sostegno alla resistenza palestinese contro il genocidio.
Oltre all’imam il corteo ha chiesto anche la libertà anche per Ahmad Salem, un ragazzo palestinese di 24 anni, incarcerato ingiustamente a Rossano Calabro in regime di massima sicurezza da 6 mesi con le accuse di istigazione a delinquere e autoaddestramento con finalità di terrorismo per un video in cui parla del genocidio a Gaza e invita alla mobilitazione nelle piazze del Libano.
A Firenze altre centinaia di manifestanti hanno preso parte al corteo sfilato da Piazza San Marco a Piazza Santo Spirito organizzato da Firenze per la Palestina con alla testa lo striscione “Gaza è un genocidio” a cui ha preso parte anche il Pmli (vedi articolo pubblicato a parte).
3 dicembre 2025