No alla leva volontaria. L'Italia non deve entrare nella guerra mondiale imperialista
Non è da oggi che il ministro della Difesa, Guido Crosetto, batte sul tasto della creazione di una forza di riserva di 10-15 mila uomini, da addestrare periodicamente e da mobilitare rapidamente in caso di guerra. Ma ora, nel clima di forsennata corsa al riarmo che sta contagiando tutti i governi europei, la ripropone come una misura assolutamente necessaria e urgente e solo un primo passo verso un massiccio aumento e ammodernamento delle forze armate interventiste italiane, che nel prossimo futuro potrebbe includere anche il ritorno alla leva obbligatoria.
Durante una visita alla ministra della Difesa francese, Catherine Vautrin, in risposta alla domanda di un giornalista sulla leva militare volontaria istituita da Macron a partire dall'estate prossima, Crosetto ha detto infatti che “se la visione che noi abbiamo del futuro è una visione nella quale c’è minore sicurezza, una riflessione sul numero delle forze armate va fatta”. E che a questo scopo proporrà quanto prima, in Consiglio dei ministri e poi in Parlamento, “una bozza di disegno di legge da discutere che garantisca la difesa del Paese nei prossimi anni e che non parlerà soltanto di numero di militari ma proprio di organizzazione e di regole”. “Tutte le nazioni europee, mettono in discussione quei modelli che avevamo costruito 10-15 anni fa e tutti stanno pensando di aumentare il numero delle forze armate”, ha aggiunto il ministro. “Anche noi in Italia dovremmo porci il tema di una riflessione che in qualche modo archivi le scelte fatte di riduzione dello strumento militare e in qualche modo porti a un suo aumento”.
Ritorno alla leva in Europa e in Italia
Crosetto non si è sbilanciato troppo sul progetto che ha in mente, sa che l'idea della leva militare, (che è obbligatoria per definizione, quella “volontaria” è solo propedeutica alla sua piena imposizione), è istintivamente invisa ai giovani e alle masse popolari, e quindi procede per gradi, cominciando intanto a farla circolare e ad aprire un dibattito, a livello politico e sui media, per farla meglio digerire. Inoltre si cautela con un approccio “bipartisan” che coinvolga tutti i partiti in parlamento, in quanto – sostiene infatti - “le regole nel settore della difesa devono essere il più condivise possibile e nascere proprio nel luogo di rappresentazione del popolo”. “Ognuno ha un suo approccio diverso, alcuni hanno addirittura ripristinato la leva”, ha continuato con finta noncuranza il ministro neofascista, lasciando trapelare che alla fine è proprio lì che si arriverà, alla leva obbligatoria.
Tutti i governi europei, infatti, stanno rapidamente tornando a riesumare la leva militare, abolita quasi ovunque da due o più decenni. Paesi come Svezia, Danimarca, Finlandia, Norvegia, Paesi Baltici, Grecia, Svizzera, Austria, Cipro, hanno già adottato forme parziali di leva obbligatoria. Altri, come Belgio, Olanda, Germania, Polonia e Romania hanno scelto vari sistemi di leva volontaria. La Francia lo ha annunciato di recente per i giovani di 18 anni e per un periodo di 10 mesi, con una paga di 800 euro al mese, cominciando con un reclutamento volontario di 2-3 mila persone per arrivare a 35-50 mila in 10 anni: “Se il nostro Paese vacilla perché non è pronto ad accettare di perdere i propri figli, allora siamo a rischio”, ha tuonato infatti il capo di Stato maggiore francese, Fabien Mandon.
Batte forte il tamburo di guerra anche la Germania, che sta programmando un riarmo senza precedenti dai tempi del Terzo Reich, per avere entro il 2029 il più forte esercito convenzionale in Europa, e intende portare gli effettivi dagli attuali 182 mila a 260 mila militari. Il Bundestag ha votato pochi giorni fa una legge che obbliga 700 mila diciottenni (maschi, le femmine potranno farlo su base volontaria), a sottoporsi ad un censimento ed una visita di leva dal 1° gennaio per valutare la loro idoneità ad essere chiamati alle armi in caso di necessità. E il richiamo potrebbe scattare già tra un anno, se non ci saranno abbastanza volontari per coprire il programma di rafforzamento delle forze armate tedesche deciso dal cancelliere Merz. Una decisione marcatamente guerrafondaia, che ha spinto decine di migliaia di studenti tedeschi a scendere in piazza il 5 dicembre, con la partecipazione anche di famiglie e bambini, a Berlino e in tutte le principali città della Germania, all'insegna della parola d'ordine “Giù le mani dal nostro futuro”.
Crosetto: “Rendere più attrattiva la Difesa ai giovani”
Il modello a cui si sta pensando per l'Italia, ha suggerito non a caso Crosetto, “non è molto diverso da quello tedesco, che prevede una volontarietà”, ma ha anche “un automatismo che scatta e può renderlo obbligatorio”. Lasciando capire che è lì che si intende andare a parare. Intanto si comincerà con la costituzione urgente della forza di riserva da tempo invocata: 10-15 mila volontari specializzati, da reperire “sul mercato” con adeguati incentivi economici, e da impiegare specialmente nei settori ad alta tecnologia della cybersicurezza, intelligenza artificiale, robotica, logistica ecc., sempre più richiesti dalle moderne tecnologie di guerra. Su questo e sul suo disegno di legge che presenterà a inizio anno, Crosetto intende chiedere una corsia accelerata al parlamento, come ha annunciato nell'audizione del 4 febbraio in Senato, alle commissioni riunite Esteri e Difesa, per presentare il Documento programmatico pluriennale per la Difesa 2025-2027, che prevede fra l'altro la costruzione di uno scudo missilistico sul modello israeliano da 4-5 miliardi.
La situazione è cambiata, “non è più il vecchio esercito di leva, ora c'è l'esercito professionale”; c'è bisogno di immettere “sangue nuovo” nelle forze armate, come stanno già facendo Francia e Germania, bisogna “buttare via la 244” (la legge che prevedeva una riduzione del personale militare, ndr), ha detto il ministro ai commissari parlamentari. “La nostra ambizione – ha sottolineato - è che la Difesa diventi sempre più attrattiva per i giovani”, perché c'è “bisogno di forze armate professionali che facciano le forze armate sempre di più, anche perché stiamo pensando di aumentare le missioni all'estero”, in particolare in Africa per fermare i flussi dei migranti. E ha annunciato che non appena la Commissione europea concederà all'Italia l'uscita dalla procedura di infrazione, si troveranno anche i soldi per finanziare un reclutamento adeguato delle nuove forze necessarie.
Militarizzazione dell'industria e dell'università
Dopo l'audizione in Senato, Crosetto è intervenuto poi al convegno “Defence summit”, organizzato dall'organo confindustriale “Il Sole 24 Ore” e dall'Istituto affari internazionali nella sede del Centro alti studi della Difesa, con la presenza dei più alti gradi delle forze armate e dei dirigenti delle più importanti industrie del settore militare. Qui ha esposto ancor più fuori dai denti la sua concezione guerrafondaia dell'esercito professionale interventista che intende potenziare urgentemente, e più ancora di militarizzazione della società civile, annunciando che la legge che porterà tra gennaio e febbraio in parlamento proporrà “un modello in cui industria, università, ricerca, Difesa sono tutt’uno. I centri sperimentali di Esercito, Marina, Aeronautica devono stare insieme all’università”. Si tratterà, ha sentenziato il ministro neofascista, di “una riorganizzazione totale della Difesa, uomini, tecnologie, che sia in grado di affrontare le sfide del futuro. Una cosa impensabile fino a qualche anno fa. Anche per questo bisogna avere dei generali che studino filosofia per intercettare i cambiamenti culturali del mondo”.
Il che rimanda chiaramente alla polemica, da lui sollevata insieme ai comandanti dell'Accademia militare di Modena e alla stessa premier neofascista Meloni, contro il rifiuto dell'Università di Bologna alla pretesa dei militari di tenere un corso riservato di laurea in filosofia per alcuni ufficiali da svolgersi presso la stessa Accademia. Un'evidente forzatura pretestuosa per imporre il principio della subordinazione della scuola e dell'università alle esigenze della Difesa, che oggi hanno la priorità su tutto.
Basti pensare, per rendersene conto, ai programmi di Didattica della difesa nelle scuole tedesche, con lezioni apposite di due ore per preparare i bambini a situazioni di crisi e persino di guerra (“i bambini sono importanti portatori di conoscenza nelle famiglie”, secondo il ministro dell'Interno tedesco che li sta preparando). E anche in Italia si sta provando ad introdurre di soppiatto questo tema nelle scuole, come col questionario per le scuole medie e superiori dal titolo “Guerra e conflitti”, curato dall'Autorità garante per l'infanzia e adolescenza guidato da Marina Terragni, che tra le 32 domande contiene anche le due seguenti: “Se il mio Paese entrasse in guerra mi sentirei responsabile e se servisse mi arruolerei. Quanto sei d’accordo con questa affermazione? ”; “Si vis pace, para bellum è un motto latino che significa se vuoi la pace, preparati alla guerra, sei d’accordo?”. Circolano inoltre nei media strani “sondaggi d'opinione”, per dimostrare che la maggioranza degli italiani, e addirittura dei giovani, sarebbe favorevole alla leva obbligatoria.
È giusto opporsi alla leva militare
L'istintiva avversione delle masse giovanili e popolari italiane alla leva militare, che il governo neofascista di Mussolini in gonnella vuol riesumare per sostenere il massiccio riarmo dell'Italia imperialista, è giusta e noi marxisti-leninisti la appoggiamo e incoraggiamo. Fino a qualche decennio fa, quando esisteva ancora l'esercito di leva nato nel dopoguerra, era giusto e progressista sostenere l'esercito di leva difensivo, in contrapposizione all'esercito professionale interventista, basato sul reclutamento volontario di mercenari per le missioni di guerra all'estero, necessario al nascente imperialismo italiano per la sua proiezione militare internazionale.
Ma oggi non siamo più in quella situazione, e come ribadisce lo stesso Crosetto l'esercito professionale è una realtà incontrovertibile, per cui la leva militare serve solo a superare l'inevitabile mancanza di volontari (anche per l'attuale tendenza al crollo delle nascite) necessari per infoltirne i ranghi e potenziare il suo impiego: come forza armata interventista e neocolonialista in campo internazionale, come forza repressiva interna di ultima istanza del regime capitalista neofascista contro le rivolte di massa, e per fornire la carne da cannone necessaria alla partecipazione dell'Italia ad una sempre più probabile guerra mondiale imperialista.
Non soltanto, perciò, occorre opporsi alla leva militare, e fanno benissimo i giovani della Generazione Z a proclamare questa parola d'ordine nelle piazze in faccia al governo neofascista Meloni e alle élite capitalistiche e guerrafondaie, ma il proletariato e l'intero popolo italiano devono essere pronti alla guerra civile se l'Italia partecipasse alla guerra mondiale imperialista. È la stessa posizione di Lenin che alla vigilia della prima guerra mondiale imperialista chiamava i proletari e i popoli europei a “trasformare la guerra imperialista in guerra civile
”.
10 dicembre 2025