Misure di polizia, espulsioni, fogli di via
La caccia alle streghe del governo Meloni contro gli imam pro Palestina
Perquisito dalla polizia anche l'attivista brasiliano filopalestinese Thiago Avila
Il regime fascista instaurato dalla Meloni dimostra la sua natura reazionaria, tra l'altro, con la politica di espulsioni mirate di quelle persone che rappresentano punti di riferimento per le comunità musulmane in Italia e che, contemporaneamente, non sono graditi al governo italiano, a causa delle loro posizioni politiche soprattutto sulla questione palestinese.
È ormai chiaro che si tratta di una vera e propria caccia alle streghe contro persone la cui colpa è solo ed esclusivamente quella di avere opinioni diverse da quelle del regime della Meloni, ed è solo ed esclusivamente per tale motivo che tali esponenti, soprattutto musulmani ma non solo, vengono duramente colpiti.
Il pakistano Zulfiqar Khan, imam della moschea di via Jacopo di Paolo a Bologna, era incensurato per la giustizia italiana, eppure l'uomo fu espulso dall'Italia nel 2024 con provvedimento amministrativo e deportato in Pakistan su disposizione del ministro dell'Interno Matteo Piantedosi in quanto acceso sostenitore, nei suoi sermoni, della lotta del popolo palestinese contro l'oppressione sionista.
Similmente, alla fine dello scorso ottobre, al palestinese con cittadinanza italiana Mohammed Hannoun che risiede a Genova, presidente dell'associazione Palestinesi in Italia, il questore di Milano, Bruno Megale, ha notificato il foglio di via con espulsione dal territorio del Comune di Milano per un anno e una denuncia per istigazione alla violenza, e tutto ciò per avere semplicemente sostenuto la lotta del popolo palestinese e non, come pretestuosamente e falsamente sostenuto dal questore di Milano, per aver manifestato “una pervicace inclinazione a commettere reati contro l’ordine pubblico
”, come si legge nell'atto notificato al militante palestinese, una vera e propria messinscena burocratica orchestrata dalla questura del capoluogo lombardo: è chiaro che la responsabilità politica di un simile arbitrario provvedimento - che è supportato da presupposti legali assolutamente inesistenti ed è stato emesso contro una persona incensurata che è punto di riferimento per tutti i palestinesi in Italia - è del governo Meloni che ha agito sotto le mentite spoglie del compiacente questore di Milano, il quale si è limitato a orchestrare l'imboscata burocratica.
All'alba dello scorso 24 novembre, infine, l’egiziano Mohamed Shahin. imam della moschea di via Saluzzo a Torino, è stato prelevato nella sua casa da agenti di polizia e accompagnato immediatamente al centro di permanenza per i rimpatri di Caltanissetta, in Sicilia, in attesa della sua espulsione dal territorio nazionale verso l'Egitto disposta dal ministro dell'interno del governo Meloni, Matteo Piantedosi. Stavolta il pretesto per affermare una presunta quanto fantasiosa minaccia alla sicurezza nazionale il ministro dell'Interno l'ha colto nelle affermazioni di Shahin durante un comizio pubblico svolto lo scorso 9 ottobre, durante il quale il religioso islamico ha affermato che il 9 ottobre 2025 che “il 7 ottobre non fu violenza, ma una reazione ad anni di oppressione
”. A Shahin, insomma, vengono rinfacciate esclusivamente le sue opinioni, e soltanto per queste viene perseguito, pensieri che peraltro coincidono con quelli di milioni di giovani che vivono in Italia e che sono scesi in piazza nel nostro Paese negli ultimi due anni a favore della Palestina e contro gli aberranti crimini perpetrati dai sionisti.
La corte d’appello di Torino ha già avallato il suo trattenimento nel centro siciliano e la sua espulsione dall’Italia verso l'Egitto che, peraltro, farebbe rischiare all'uomo intuibili rappresaglie da parte del regime di Abdel Fattah al-Sisi, del quale il religioso islamico è un fermo oppositore: i legali del religioso islamico, che vive in Italia da 21 anni ed è spostato con due figli, hanno comunque già inoltrato gli opportuni ricorsi contro il provvedimento di espulsione.
Come già era accaduto per Zulfiqar Khan e per Mohammed Hannoun, i democratici e antimperialisti, indipendentemente dalla fede e dal credo politico, si sono mobilitati con varie iniziative in molte città d'Italia e soprattutto a Torino con una fiaccolata davanti alla sede della moschea il 27 e durante lo sciopero generale del 28 novembre, quando striscioni e slogan sono stati dedicati alla liberazione dell'imam: durante quest'ultimo evento un gruppo di giovani, esasperati per la vigliaccheria editoriale sulla vicenda di Shahin del quotidiano torinese La Stampa
, hanno fatto irruzione negli uffici della testata, che in quel momento erano vuoti, al grido di “free Shahin
” e di “giornalisti complici
”.
Anche il vescovo di Pinerolo, monsignor Derio Olivero, ha diffuso un appello pubblico a favore di Mohamed Shahin e contro la sua espulsione dall'Italia: “posso testimoniare
– ha affermato il prelato piemontese a proposito di Shahin - che ha sempre lavorato per il dialogo e per la collaborazione a Torino
”. “Mohamed Shahin
– ha concluso - è uomo di dialogo, la sua espulsione sarebbe una grande ingiustizia: noi che crediamo alla democrazia e proprio al dialogo vogliamo far girare questo appello
”.
La mobilitazione dei democratici e antimperialisti, in uno spirito unitario e indipendentemente dal credo politico e religioso, è fondamentale in questo momento storico nel quale il regime fascista della Meloni sta scatenando le sue “forze dell'ordine” per colpire con pretesti polizieschi gli oppositori filopalestinesi o quantomeno per rendere loro la vita difficile: recentemente, infatti, vengono tenuti politicamente d'occhio da parlamentari di Fratelli d'Italia e della Lega - e sono finiti nel mirino di vari “sindacati” polizieschi italiani - l'attivista torinese Brahim Baya, l’imam bolognese Omar Mamdouh e l’imam veneziano Arif Mahmud, il cui delitto è quello di sostenere il popolo palestinese.
Ma la schizofrenia poliziesca dello Stato borghese fa presto a passare dalle parole ai fatti e a prendersela anche con i non islamici: infatti lo scorso 27 novembre l'attivista brasiliano filopalestinese Thiago Avila è stato perquisito nella sua stanza d'albergo a Genova dalla polizia dopo essere arrivato in Italia per partecipare alle manifestazioni in solidarietà con la Palestina, e ciò dimostra chiaramente che il problema per il governo Meloni non è l'esercizio astratto della spiritualità islamica bensì il concreto sostegno alla Palestina, indipendentemente da dove esso giunga.
Da tempo Mussolini in gonnella ha sguinzagliato i suoi apparati polizieschi e di spionaggio allo scopo, pretestuoso, di individuare ipotetiche, quanto inesistenti, derive religiose “sovversive” o radicali dell'area islamica ma con il vero obiettivo di delegittimare e di colpire il mondo della resistenza palestinese in Italia: tutto ciò deve essere assai chiaro a tutte le forze sinceramente democratiche del nostro Paese e alle forze che si oppongono conseguentemente al governo neofascista Meloni.
10 dicembre 2025