A causa degli attacchi nazizaristi russi migliaia di persone in Ucraina senza luce, riscaldamento e acqua corrente
Zelensky: “Cedere territorio sarebbe contro la nostra Costituzione e il diritto internazionale”
Continuano i negoziati condotti dagli USA. L’eroica Resistenza ucraina mantiene ancora il controllo della parte settentrionale di Pokrovsk
Putin: “l’Ucraina lasci i territori o li prenderemo con la forza”
Migliaia di persone in Ucraina senza luce, riscaldamento e acqua corrente dopo i raid russi con droni e missili che nella notte del 6 dicembre hanno colpito impianti energetici e ferrovie in diverse parti del Paese. Secondo le autorità ucraine, le forze russe hanno lanciato un totale di 653 droni e 51 missili durante la notte. "Gli obiettivi principali di questi attacchi, ancora una volta, sono stati gli impianti energetici. L'obiettivo della Russia è infliggere sofferenze a milioni di ucraini", ha scritto il presidente ucraino Zelensky sui social media, riferendo che un drone russo ha colpito la stazione ferroviaria di Fastiv (Kiev), in un attacco "senza nessun senso da un punto di vista militare", mentre strutture industriali ed edifici residenziale sono stati colpiti anche in altri punti della regione della capitale. Altre aree interessate dalla più recente offensiva di Mosca sono quelle di Dnipro, Chernihiv, Zaporizhzhia, Odessa, Leopoli, Volyn e Mykolaiv. ha detto il presidente ucraino. "L'obiettivo della Russia è infliggere sofferenza a milioni di ucraini, e si spinge fino a lanciare missili contro città pacifiche nel giorno di San Nicola. È proprio per questo che è necessaria una pressione aggiuntiva. Le sanzioni devono funzionare", ha affermato nel suo messaggio. E il giorno dopo ha aggiunto su “X” che "L'Ucraina è in grado di lottare per la propria indipendenza perché il nostro popolo e le nostre comunità difendono l'Ucraina, hanno a cuore il nostro Stato, sostengono coloro che stanno affrontando le difficoltà più grandi e, naturalmente, aiutano la nostra difesa".
Davanti alle pretese russe di annettersi intere regioni ucraine il presidente Zelensky ha perentoriamente risposto: “Cedere territorio sarebbe contro la nostra Costituzione e il diritto internazionale.”
Dal campo il 5 dicembre il comandante in capo delle forze armate ucraine, Oleksandr Syrsky, ha affermato, in un'intervista a Sky News, che i russi hanno 710.000 soldati lungo tutta la linea del fronte, che si estende per circa 1.255 chilometri. Allo stesso tempo, secondo lui, i russi perdono ogni giorno circa 1.000-1.100 soldati, uccisi o feriti, "e la maggior parte di loro muore".
I combattimenti più feroci si stanno svolgendo nei pressi di Pokrovsk, nella città di Kupyansk, nella regione di Kharkiv, di Lyman e nei pressi della cittadina di Hulyaipole, nella regione di Zaporizhzhia. Sarebbe "inaccettabile" per l'Ucraina "rinunciare semplicemente al proprio territorio" in qualsiasi accordo di pace con la Russia, sottolineando che una "pace giusta" può essere raggiunta solo se i combattimenti vengono interrotti lungo le attuali linee del fronte e si procede poi ai negoziati. Segnalando una totale mancanza di fiducia nelle affermazioni del Cremlino secondo cui vorrebbe porre fine alla guerra, Syrskyi ha accusato Vladimir Putin di utilizzare il tentativo di Donald Trump di mediare i colloqui di pace come "copertura" mentre le truppe russe cercano di conquistare altro territorio. Il presidente russo ha affermato il 4 dicembre in un’intervista a India Today che la Russia conquisterà il Donbass con la forza militare e le truppe ucraine dovranno ritirarsi: "Tutto si riduce a questo. O liberiamo questi territori con la forza delle armi. Oppure le truppe ucraine se ne vanno da questi territori e smettono di combattervi". "Naturalmente, per noi è inaccettabile rinunciare semplicemente al territorio. Cosa significa consegnare la nostra terra? È proprio per questo che stiamo combattendo, per non rinunciare al nostro territorio", ha controbattuto Syrskyi.
Nella stessa intervista il nuovo zar del Cremlino ha ribadito: “La nostra Operazione militare speciale non è l’inizio della guerra, ma piuttosto il tentativo di finirne una che l’occidente ha innescato usando i nazionalisti ucraini. Questo è quel che è accaduto, ed è il cuore del problema”; sostenendo altresì che per lui l’importante non è vincere, “ma proteggere i nostri interessi, i propri valori tradizionali, la propria gente che vive lì”, ossia la “Nuova Russia”. Le stesse argomentazioni che il giorno prima Elena Basile su “Il Fatto” del megafono di Putin Travaglio aveva ribadito per l’ennesima volta: “La Russia ha violato il diritto internazionale (annessione della Crimea 2014 e invasione dell’Ucraina nel 2022) in quanto il colpo di Stato a Kiev ha reso evidente che gli oligarchi occidentali avrebbero facilmente posto sotto il loro controllo la base di Sebastopoli, strategica per Mosca dai tempi dello Zar. Dopo sette anni di diplomazia, di presa in giro occidentale (confessata da Merkel e Hollande), degli accordi di Minsk e di guerra civile, di massacri da parte dell’esercito di Kiev di civili russofoni, colpita da sanzioni economiche che altro non sono che la dichiarazione di guerra della NATO a Mosca, la Russia ha invaso l’Ucraina nel febbraio del 2022 per arrivare a un compromesso nel marzo dello stesso anno. Dopo un mese, l’Ucraina, senza perdere territori, avrebbe potuto essere un Paese neutrale e europeo. Le élite globali hanno deciso che essa doveva invece sanguinare per i progetti di dominio di Washington, per salvare il capitalismo piegato dal debito, bisognoso di nuove materie prime. Mosca ha violato le frontiere di uno Stato fantoccio, che aveva ormai rinunciato a rappresentare gli interessi del popolo ucraino, divenendo uno strumento foraggiato di armi, intelligence e mercenari per l’attacco alla Russia. Una guerra esistenziale dunque, quella di Mosca, per difendere la propria sovranità. Il diritto onusiano, sbandierato da noi occidentali per l’invasione della Libia, la responsabilità di proteggere, è stato invocato dalla Russia a cui le popolazioni russofone bombardate si erano rivolte”.
Il giorno prima lo stesso comandante in capo delle forze armate ucraine aveva affermato che l'Ucraina mantiene ancora il controllo della parte settentrionale di Pokrovsk, la città in prima linea al centro di battaglie campali degli ultimi mesi. "La battaglia continua. Le unità ucraine continuano a presidiare la parte settentrionale di Pokrovsk. Nella zona di Pokrovsk e Myrnohrad, con azioni attive stiamo bloccando i tentativi del nemico di radunare gruppi di fanteria d'assalto e di avanzare attorno a questi insediamenti", affermava Syrskyi smentendo ancora una volta Mosca che ha ripetutamente affermato di aver conquistato la città del Donetsk.
Il 2 dicembre Druzhba, uno dei più grandi oleodotti del mondo in territorio russo e bielorusso, lungo 9.000 km, è saltato per aria. Il quinto attacco ucraino in pochi mesi. Il più pesante. “La rete petrolifera russa che finanzia lo Stato aggressore e il suo complesso militare e industriale – ha spiegato una fonte dell’intelligence di Kiev - continuerà a bruciare finché non cesserà l’aggressione”.
Intanto sul piano diplomatico Stati Uniti e Ucraina "hanno convenuto che progressi reali verso un accordo dipendono dalla volontà della Russia nel dimostrare un impegno serio per una pace duratura, compresi passi verso la de-escalation e la fine delle uccisioni". Lo si legge in una nota diffusa dal Dipartimento di Stato USA dello stesso 6 dicembre sugli incontri degli ultimi due giorni tra l'inviato di Donald Trump, Steve Witkoff, il genero del presidente degli Stati Uniti, Jared Kushner, il segretario del Consiglio di difesa e sicurezza nazionale, Rustem Umerov, e il capo di Stato Maggiore ucraino, Andriy Hnatov. I contatti proseguono. "Americani e ucraini hanno concordato sul quadro degli accordi di sicurezza" e parlato delle "capacità di deterrenza necessarie per sostenere una pace duratura". Umerov, si legge, ha ribadito che la "priorità" di Kiev è arrivare a un accordo che "protegga la sua indipendenza e sovranità, garantisca la sicurezza degli ucraini e fornisca una base stabile per un futuro democratico prospero".
Nel corso dei colloqui sono stati discussi i risultati del recente vertice della parte americana con i russi e le azioni che potrebbero portare a porre fine a questa guerra. "Gli Stati Uniti e l'Ucraina hanno anche concordato il quadro degli accordi di sicurezza e discusso le capacità di deterrenza necessarie per sostenere una pace duratura – ha spiegato Umerov -. Entrambe le parti hanno convenuto che un reale progresso verso qualsiasi accordo dipende dalla disponibilità della Russia a dimostrare un serio impegno per la pace a lungo termine, inclusi passi verso la de-escalation e la cessazione delle uccisioni". Le parti, ha aggiunto Umerov, “hanno inoltre esaminato separatamente l'agenda per la prosperità futura, che mira a sostenere la ricostruzione post-bellica dell'Ucraina, le iniziative economiche congiunte Usa-Ucraina e i progetti di recupero a lungo termine”. Americani e ucraini hanno inoltre sottolineato che “la fine della guerra e passi credibili verso il cessate il fuoco e la de-escalation sono necessari per prevenire una nuova aggressione e per consentire il piano di sviluppo globale dell'Ucraina, progettato per rendere la nazione più forte e più prospera rispetto a prima della guerra".
Per Mosca invece sono necessari "cambiamenti radicali" al piano di pace per porre fine alla guerra tra Russia e Ucraina prima che questo sia accettabile per la Russia. A dichiararlo è stato il 7 dicembre Yuri Ushakov, consigliere di Putin per la politica estera, citato dai media russi. Gli Stati Uniti - ha affermato, secondo quanto riporta SkyNews - dovranno "apportare modifiche serie, direi radicali, ai loro documenti" sull'Ucraina. Commenti che seguono quelli di Keith Kellogg, inviato speciale degli Stati Uniti per l'Ucraina, secondo il quale un accordo per porre fine alla guerra è "davvero vicino".
10 dicembre 2025