La Ue peggiora il Patto asilo e migrazione
Gli Stati membri legittimati a deportare i migranti in paesi terzi
Al termine del Consiglio dei ministri dell’Interno dei paesi Ue, il Consiglio "Giustizia e affari interni" (GAI) dell'8 e 9 dicembre 2025, un comunicato stampa informava che a maggioranza era stato messo a punto una modifica della normativa europea per “accelerare e semplificare le procedure di rimpatrio delle persone il cui soggiorno negli Stati membri è irregolare”. “Il regolamento istituisce procedure a livello dell'UE per il rimpatrio, impone obblighi a coloro che non hanno il diritto di soggiornare e predispone strumenti per la cooperazione tra gli Stati membri. Consente inoltre agli Stati membri di creare centri di rimpatrio nei paesi terzi”, ossia semplifica le procedure per l'espulsione dei migranti e nel frattempo legittima le deportazioni in paesi terzi. Il comunicato si compiace che “l'accordo tra gli Stati membri è stato raggiunto solo sei mesi dopo che il Consiglio europeo del 26 giugno aveva chiesto di intensificare gli sforzi per facilitare, aumentare e accelerare i rimpatri”, anticipando i tempi per modificare in peggio il Patto asilo e migrazione. Detto in altri termini la guerra ai migranti compie un salto di qualità e dato che gli sforzi, che comunque restano, per alzare i muri non sono sufficienti si allargano le maglie per le espulsioni nella lista dei cosiddetti “paesi sicuri”, stilata non certo sulla base del rispetto dei diritti ma sul concetto di paese-amico, e per le carcerazioni anche in paesi terzi.
Non caso il comunicato Ue riporta in evidenza le chiarificatrici dichiarazioni di Rasmus Stoklund, ministro danese dell'Immigrazione e dell'integrazione (leggi espulsione e carcerazione, ndr), “Tre migranti irregolari su quattro nei confronti dei quali è stata emessa una decisione di rimpatrio nell'UE continuano a rimanere anziché rimpatriare. Sono lieto che abbiamo raggiunto un accordo su un nuovo regolamento UE in materia di rimpatri. Ritengo che la nuova serie di norme possa contribuire in modo significativo a migliorare questi dati. Per la prima volta i cittadini di paesi terzi il cui soggiorno è irregolare saranno soggetti a obblighi e gli Stati membri disporranno di un pacchetto di strumenti decisamente migliore: sono previsti, ad esempio, periodi di trattenimento e divieti di ingresso più lunghi. In aggiunta, grazie all'accordo odierno, sia l'Unione europea che uno o più Stati membri potranno concludere un accordo o un'intesa con un paese terzo in materia di centri di rimpatrio”.
A ruota esultava il ministro dell’Interno italiano Matteo Piantedosi, secondo il quale tra l'altro “i centri d’Albania si ricandidano a essere attivi su tutte le funzioni per le quali sono stati concepiti: trattenimento per le procedure accelerate di frontiera e hub di rimpatri”. A dire il vero il percorso per rendere operativa l'indicazione del Consiglio Ue sulla modifica restrittiva del Patto asilo e migrazione è ancora lunga, dovrà passare dal Parlamento di Strasburgo, da Commissione e Consiglio dei capi di Stato e di governo, ma il percorso è tracciato. E diventa largo come un'autostrada quando si registrano sintonie non certo sorprendenti come quella tra la neofascista Meloni e la collega socialdemocratica danese Mette Frederiksen che spingono nella stessa direzione contro i migranti. I socialdemocratici danesi sono da anni in sintonia con la destra che già nel 2018 pensava a una legge che prevedeva che le richieste di asilo venissero esaminate nei centri fuori dall’Europa, per lo più in Nord Africa e l'ha varata nel 2021.
Dal sito del governo italiano registriamo il comunicato del 10 dicembre dal titolo “Danimarca e Italia raccolgono il sostegno della maggioranza degli Stati membri per portare il Consiglio d'Europa ad affrontare efficacemente le sfide relative alla migrazione e alla sicurezza” che esalta questa alleanza fascista: “Oggi, alla Conferenza dei Ministri della Giustizia del Consiglio d'Europa a Strasburgo, 27 Paesi membri del Consiglio d'Europa hanno approvato una dichiarazione congiunta sulla Convenzione europea dei diritti dell'uomo. La dichiarazione sottolinea la necessità che il quadro convenzionale affronti efficacemente le sfide migratorie e di sicurezza dei giorni nostri. La Danimarca e l'Italia sono determinate a continuare a svolgere un ruolo guida nella gestione efficace della migrazione”.
In che modo lo spiega subito il comunicato riportando la dichiarazione del primo Ministro Mette Frederiksen: "Dobbiamo garantire che gli stranieri condannati per reati gravi possano essere espulsi. Purtroppo, vi è un certo numero di criminali stranieri che non possiamo espellere a causa dell'interpretazione della Convenzione europea dei diritti dell'uomo. Ciò rende necessario un adeguamento dell'equilibrio tra i rilevanti interessi pubblici di difesa della libertà e della sicurezza nelle nostre società e i diritti individuali dei criminali stranieri. Sono molto lieta che una maggioranza di Paesi del Consiglio d'Europa voglia ora collaborare a questa iniziativa. Si tratta di un passo importante che sottolinea la necessità di aumentare il senso di sicurezza delle nostre popolazioni". E la neofascista Meloni gongola.
Nella Giornata mondiale dei diritti umani, l’anniversario della Dichiarazione universale proclamata dall’Assemblea Generale dell’Onu a Parigi il 10 dicembre 1948, conferma la sua appartenenza al gruppo dei governi borghesi demolitori dei diritti umani anche il premier laburista inglese Keir Starmer che con la collega danese Mette Frederiksen affidano un intervento scritto al liberale Guardian
dove decretano che “il mondo è cambiato” e “il sistema di accoglienza deve cambiare con esso”, cambiare nel senso peggiorativo per i migranti con urgenti inasprimenti della Convenzione europea dei diritti dell’uomo (Cedu) affinché gli Stati membri possano adottare altre misure ancora più severe per “proteggere” i loro confini. Non è il “fuori dalle palle” del neofascista e putiniano Salvini ma la sostanza è la stessa.
17 dicembre 2025