Firenze: Corteo regionale alla presenza di Landini che si limita a dire "Siamo al regime", e non ricorda la strage di Stato di Milano, mentre dal palco Montanari denuncia: "Il governo Meloni è fascista". 100mila in piazza. È il PMLI a indicare la rotta contro il governo di Mussolini in gonnella Meloni
Redazione di Firenze
A Firenze venerdì 12 novembre, giorno in cui cadeva anche il 56° anniversario della strage di piazza Fontana a Milano, si è svolta l'importante e partecipatissima manifestazione regionale in occasione dello sciopero generale nazionale di 8 ore indetto dalla CGIL contro la legge di bilancio del governo che ha visto un’adesione del 68% a livello nazionale.
In circa 100mila lavoratrici e lavoratori, pensionate e pensionati si sono ritrovati al concentramento di piazza S. M. Novella per un lungo serpentone che si è diretto nella zona dell'Oltrarno, in piazza del Carmine, dove si sono tenuti i comizi finali. Piazza che ha una lunga tradizione per il movimento operaio fiorentino risalente alle lotte dei primi anni del Novecento.
Benché lo sciopero sia stato proclamato a manovra del governo ormai definita e blindata e non fosse unitario con le forze del sindacalismo di base, anche la classe operaia toscana ha risposto alla manifestazione fiorentina in modo massiccio, numerosa e combattiva, mettendo sul campo la sua enorme forza di lotta ancora integra che se fosse ben indirizzata da parte dei vertici sindacali, ad iniziare dalla CGIL di Landini, e non su un piano meramente concertativo, potrebbe dare una bella spallata al governo neofascista Meloni.
Corteo a forti tinte rosse predominante con le tante bandiere delle varie categorie della CGIL delle varie città toscane, poi oltre a quelle del PMLI anche quelle delle varie forze politiche come il PCI, AVS, PCL, Giovani comunisti che avevano anche lo striscione dove chiedevano la caduta del governo Meloni, PRC, CARC. Tra le fabbriche spiccavano i lavoratori ex GKN con lo striscione “Insorgiamo” che hanno animato il corteo con i tamburi oltre a lanciare slogan insieme a un gruppo di studenti, e l'immancabile striscione dei lavoratori Sammontana di Empoli. Nel corteo striscioni, tamburi, fumogeni e cartelli contro la Meloni, il governo e la legge di bilancio. Alcuni cartelli e uno striscione recitavano: “Mai più scioperi separati, lavoratori uniti”. Lo striscione della FIOM di Siena come anche dei cartelli riportavano il motto dei lavoratori ex Ilva di Genova “Mai un passo indietro”.
Non poteva certo mancare la solidarietà al popolo palestinese con numerose bandiere palestinesi e sono stati lanciati gli slogan a sostegno della lotta che ormai da mesi risuonano nelle piazze. Cantata anche la canzone simbolo della lotta per la libertà dei popoli “Bella ciao”, lanciata dallo spezzone dei lavoratori ex GKN e all'inizio suonata da un gruppo con le cornamuse e in abito tradizionale scozzese.
Arrivati in piazza del Carmine dal palco si sono svolti gli interventi tra cui quello accorato e combattivo di Fabio Giomi, lavoratore delegato sindacale in quota FILCAMS-CGIL del supermercato PAM di Siena, al centro della lotta contro il suo ingiusto e antisindacale licenziamento, vittima del pretestuoso “test del carrello” ordito in modo subdolo dalla dirigenza del supermercato. È intervenuto anche il prof. Tomaso Montanari, rettore dell'università per stranieri di Siena, che ha bollato come fascista il governo Meloni che ha le sue radici nel ventennio mussoliniano anche se poi nell'indicare la via di uscita si è appiattito sulla Costituzione democratica borghese del 1948 che di fatto ormai non esiste più dopo gli attacchi che ha ricevuto in questi decenni dai governi di tutti i colori succedutesi. Intervenuti anche un rappresentante palestinese e il giornalista Matteo Pucciarelli di Repubblica
insieme al gruppo GEDI al centro di trattative per la sua cessione e relativi licenziamenti e precarietà.
Maurizio Landini, Segretario generale della CGIL, in generale non è andato a fondo nell'attaccare il governo, attento nell'utilizzo delle parole per non infastidire CISL e UIL. Nella prima parte oltre a chiedere la radicale modifica della manovra ha svolto la denuncia di come sono tartassati i lavoratori e di come in questi decenni siamo andati indietro in fatto di diritti ad iniziare del precariato riportando, in modo accattivante, anche la sua esperienza personale da ragazzo quando molti lustri fa era in fabbrica. Però senza un minimo di autocritica sull'operato della CGIL che non si è opposta decisamente negli anni, il che ha permesso anche di arrivare a questa situazione. Le proposte di Landini in definitiva si riducono a chiedere di cancellare i contratti pirata, un’iniziativa popolare per la sanità pubblica e la costituzione di un comitato ampio per il No al referendum costituzionale sulla giustizia. Infine, propone la Costituzione democratica borghese del 1948 come panacea di tutti i mali: “la Costituzione non va cambiata: va applicata, in tutte le sue parti e in tutti i suoi principi”. Landini si è limitato a dire che "Siamo al regime" ma si è dimenticato di ricordare la strage di Stato di Milano.
Non son certo proposte per una una via d'uscita all'altezza di come richiede la situazione di neofascismo imperante in Italia, perché di abbattere il governo neofascista Meloni non c'è traccia, anzi non ne chiede neanche le dimissioni. Eppure, abbattendo il governo si bloccherebbero in primis la manovra e la “riforma” della giustizia, guardando più avanti anche il premierato: con “una fava si prenderebbe diversi piccioni”. I lavoratori ex Ilva che ultimamente hanno alzato i toni della lotta di classe in Italia offrono un bel gancio ed esempio su cui far leva e prendere spunto per estenderla nel resto d'Italia per cacciare il governo Meloni. Ma Landini non ha la minima intenzione di “schiacciare il pedale” in fatto di lotta antigovernativa, rimane ancorato alle proposte sopra menzionate che sono anche condivisibili prese a sé, escluso il riferimento alla Costituzione, ma diventano sterili se rapportate al contesto generale. I lavoratori ex Ilva non li ha neanche citati una volta benché in piazza fossero presenti cartelli e uno striscione posizionato davanti al palco che ne richiamano la lotta. Una grave mancanza del suo discorso.
Ci ha pensato il PMLI a indicare la via d'uscita da questa situazione, con un nutrito gruppo di compagne e compagni, militanti, simpatizzanti e amici alcuni anche giovanissimi, con appuntate le spille dei Maestri e del Partito e col fazzoletto rosso del PMLI al collo, provenienti da Firenze e provincia e da Prato. La Delegazione diretta dal compagno Andrea Cammilli, Responsabile della Commissione del lavoro di massa del CC del PMLI, ha portato le bandiere del PMLI e Palestina, i cartelli, riportati anche nelle locandine inserite nei “corpetti” indossati dai compagni campeggiava la parola d'ordine “Buttiamo giù il governo Meloni Mussolini in gonnella”. I compagni provvisti di megafono hanno lanciato le parole d'ordine del Partito per questa giornata di lotta. Diffusi anche oltre trecento volantini, con la stessa dicitura con aggiunti i QrCode che rimandano a vari articoli pubblicati sull'argomento da “Il Bolscevico”, presi con interesse dai manifestanti, un lavoratore si è detto d'accordo per abbattere il governo Meloni. In generale un atteggiamento ben predisposto nei nostri confronti, con manifestanti che ci hanno salutati calorosamente, fatto i complimenti, discusso con noi, apprezzato le nostre parole d'ordine, e sfilato con noi. Questo grazie anche al lavoro sindacale e politico svolto nel tempo dai nostri compagni sul proprio territorio. Il Partito è stato fotografato, filmato, apprezzato per il suo profondo odio verso Meloni e il governo neofascista.
Un manifestante dopo averlo fotografato ha giudicato il cartello “bellissimo”. Una lavoratrice quarantenne assieme ad altre tre lavoratori e lavoratrici ha chiesto due bandiere del Partito, una da appendere in camera e l'altra per portare alle manifestazioni assieme a quella della Palestina e a quella della sua categoria, FLAI-CGIL. Un'altra lavoratrice è venuta a chiederci di urlare a squarciagola contro la Meloni, subito accontentata, e per un poco ha tenuto la bandiera doppia Partito-Palestina. Anche durante il viaggio di ritorno a iniziativa terminata una sindacalista ci ha chiesto le spille dei cinque Maestri e del Partito “perché mi sono sempre piaciute”.
Si può dire che quando le masse vedono rosso il “cuore gli si scalda”, sempre. Auspichiamo che ciò possa rappresentare un trampolino di lancio verso il socialismo e il potere politico al proletariato , guidato dal PMLI.
17 dicembre 2025