Valditara firma le linee guida sulla scuola che prepara alla guerra

La pubblicazione il 10 dicembre scorso del decreto attuativo per l'adozione a partire dall'anno scolastico 2026/2027 delle nuove Indicazioni Nazionali per il curricolo Scuola dell’infanzia e Scuole del Primo ciclo di istruzione, rientra a pieno titolo nella campagna bellicista e la corsa al riarmo rilanciata in questi ultimi mesi dal governo neofascista Meloni per preparare il Paese alla guerra mondiale imperialista.
Nelle Linee guida per l’insegnamento dell’educazione civica imposte per decreto dal ministro fascioleghista dell'Istruzione e del “Merito” Giuseppe Valditara la parola guerra non viene mai esplicitamente richiamata, ci mancherebbe, ma basta scorrere le 21 pagine del decreto attuativo o le 101 pagine delle Nuove indicazioni nazionali (vedi nostra critica articolata pubblicata sui numeri 5 e 12 de “Il Bolscevico” del 6 febbraio 2025 e del 27 marzo 2025) per rendersi conto che tutto l'impianto della nuova normativa scolastica è incentrata sullo “sviluppo di competenze e obiettivi di apprendimento” finalizzati a inculcare nella testa delle nuove generazioni fin dai primi anni di scuola i “Valori dell'identità nazionale” e la “difesa della Patria” trasformando le aule in veri e propri centri di indottrinamento neofascista e propaganda nazionalista per favorire il reclutamento delle nuove leve dell'esercito professionale imperialista italiano e europeo secondo il motto mussoliniano “libro e moschetto fascista perfetto”.
Con questo decreto anche le scuole di ogni ordine e grado entrano a far parte ufficialmente di quel “ecosistema integrato in cui industria, università, centri di ricerca e difesa lavorino in sinergia” invocato dal ministro della guerra Guido Crosetto durante il suo intervento al Defence Summit del 4 dicembre a Roma, per dare vita a “un organismo votato alla costruzione di una nuova dimensione civile di mobilitazione totale, in nome del pericolo di guerra imminente che tocca direttamente la scuola, che di questa catena è il primo degli anelli”.
Non a caso nel decreto attuativo, Valditara, che ha già votato da tempo l’istruzione alla propaganda patriottica e nazionalista, sottolinea che: “L’educazione civica può proficuamente contribuire a formare gli studenti al significato e al valore dell’appartenenza alla comunità nazionale che è comunemente definita Patria” e sviluppare una “coscienza di una comune identità italiana come parte, peraltro, della civiltà europea ed occidentale e della sua storia”.
Insomma la Mussolini in gonnella Meloni detta linea e Valditara, Crosetto e le colleghe dell’Università Anna Maria Bernin e della Famiglia e natalità, Eugenia Roccella, insieme al resto delle agenzie governative, la applicano e la propagandano ai vari livelli confermando che di fatto l'Italia è un paese in guerra, anche se nessuno l’ha formalmente dichiarata.
Come testimoniano ad esempio il tentativo di attivare all'università di Bologna un corso di laurea riservato a una quindicina di ufficiali dell’Esercito finalizzato
a “sviluppare il pensiero laterale” dei militari italiani e coraggiosamente respinto dalla clamorosa protesta di piazza degli studenti e delle studentesse; oppure il questionario di 32 pagine intitolato “Guerra e conflitti” somministrato nelle settimane scorse attraverso il sito dell’Autorità garante per l’infanzia e adolescenza (Agia) che contiene domande quali: “'Si vis pacem, para bellum' è un motto latino che significa se vuoi la pace, preparati alla guerra: sei d’accordo?”. Oppure: “Secondo te la violenza e la guerra sono insite nella natura dell’uomo?”; e ancora: “le mobilitazioni pacifiste sono utili, inutili o indifferenti?”; e infine: “Nel caso una guerra coinvolgesse il tuo Paese cosa ti preoccuperebbe di più?” che contempla tre opzioni di risposta: “lasciare la mia casa, morire, la morte di persone a me care, compromettere i piani futuri”.
Si tratta di uno “strumento di rilevazione, tutt’altro che neutro – denunciano fra l'altro i ricercatori di Roars (Return On Academic Research and School) – che chiude i futuri possibili. Se non ci risulta agghiacciante mettere sullo stesso piano la scelta di morire e quella di non poter realizzare i propri progetti è perché siamo stati gradualmente abituati a questa forma di razionalità strumentale, per cui non ci sono alternative possibili. Più che osceno, il risultato è grottesco”.
I primi risultati del questionario sono stati pubblicati a inizio dicembre dall’ex giornalista Marina Terragni (nominata garante dell'Agia da Roccella che ha apprezzato moltissimo i suoi articoli contro le persone trans, come ha raccontato lei stessa).
Ciononostante, alla domanda “se il mio Paese entrasse in guerra mi sentirei responsabile e se servisse mi arruolerei”, il 68% degli intervistati ha espresso netto disaccordo. Terrragni ha minimizzato la gravità del sondaggio che: “non va messo in relazione con le recenti parole del ministro Crosetto” perché noi: “Volevamo sapere cosa sentissero i giovani che sono bombardati ogni giorno da notizie di guerra”. Sich!
La verità è che, come evidenziano i ricercatori del Roars: “il questionario che trasforma guerra e pace in soft skills contribuisce a normalizzare l’idea della guerra come futuro plausibile e della mobilitazione militare come responsabilità collettiva”. E “Il quadro concettuale” entro il quale il questionario si inserisce “è quello del riarmo europeo” che chiede agli stati membri di “mettere a punto programmi educativi e di sensibilizzazione, in particolare per i giovani, volti a migliorare le conoscenze sulla difesa e l’importanza delle forze armate e a rafforzare la resilienza e la preparazione delle società alle sfide in materia di sicurezza”.
“La nostra ambizione – ha confessato infatti Crosetto nell’audizione del 4 dicembre in Senato, alle commissioni riunite Esteri e Difesa, in occasione della presentazione del Documento programmatico pluriennale per la Difesa 2025-2027 - è che la Difesa diventi sempre più attrattiva per i giovani”, perché la situazione è cambiata, “non è più il vecchio esercito di leva, ora c’è l’esercito professionale”; c’è bisogno di immettere “sangue nuovo” nelle forze armate, come stanno già facendo Francia e Germania; c’è “bisogno di forze armate professionali che facciano le forze armate sempre di più, anche perché stiamo pensando di aumentare le missioni all’estero”, in particolare in Africa per fermare i flussi dei migranti. E ha aggiunto che a questo scopo proporrà quanto prima, in Consiglio dei ministri e poi in Parlamento, “una bozza di disegno di legge da discutere che garantisca la difesa del Paese nei prossimi anni e che non parlerà soltanto di numero di militari ma proprio di organizzazione e di regole”. “Tutte le nazioni europee, mettono in discussione quei modelli che avevamo costruito 10-15 anni fa e tutti stanno pensando di aumentare il numero delle forze armate”, ha aggiunto il ministro. “Anche noi in Italia dovremmo porci il tema di una riflessione che in qualche modo archivi le scelte fatte di riduzione dello strumento militare e in qualche modo porti a un suo aumento”.
Per la verità va ricordato anche che alla Camera è già stato presentato nei mesi scorsi un disegno di legge della Lega che prevede sei mesi obbligatori di servizio militare o civile per i giovani tra i 18 e i 26 anni. Un ddl che per il caporione dei fascioleghisti Salvini rappresenta una “grande forma di educazione civica” come suggerisce appunto il suo ministro Valditara.
Di fronte a tutto ciò auspichiamo che le studentesse e gli studenti, i giovani della Generazione Z, che si stanno battendo come leoni nelle piazze di tutta Italia al fianco della Resistenza e del popolo palestinese, si rivoltino contro il governo neofascista Meloni per impedirgli di assoggettare la scuola e l'Università pubbliche agli interessi del capitalismo e della guerra imperialista.

17 dicembre 2025