Intervento di Enrico Chiavacci all'assemblea generale nazionale della FISAC CGIL tenutasi a Roma il 15 dicembre 2025
Mandiamo a casa il governo neofascista Meloni!

Qui di seguito pubblichiamo una parte dell'intervento pronunciato dal compagno Enrico Chiavacci all'Assemblea Generale Nazionale della FISAC-CGIL che si è svolta in Corso Italia a Roma il 15 dicembre scorso. Il compagno, dopo aver toccato alcuni temi di settore, ha analizzato lo sciopero del 12 dicembre ed esortato i partecipanti a promuovere una reale e larga unità per cacciare immediatamente il governo neofascista Meloni. Successivamente ha integrato il dibattito con alcune note sulla riforma della Difesa annunciata dal ministro Crosetto, per poi concludere invitando i compagni e le compagne della FISAC provenienti da tutta Italia ad approfondire il ruolo dell'ANP di Abu Mazen. L'intervento è stato applaudito dall'Assemblea e ripreso in alcune sue parti dagli interventi successivi.
 
(…) Sul rinnovo del contratto Federcasse vedremo; dovremo fare un buon lavoro, rilanciando innazitutto le questioni che nello scorso rinnovo sono sfuggite di mano, e mi riferisco in particolare alla mobilità ed a tutti gli argomenti rimandati alle commissioni che com'era prevedibile, in due anni, non sono neanche state costituite (…).
Sullo sciopero del 12 dicembre, parto dall'assunto che le iscritte e gli iscritti della CGIL, i suoi simpatizzanti, così come quelli dei sindacati di base, avrebbero desiderato una mobilitazione organica ed unitaria.
Il 3 di ottobre era stato compiuto un primo passo importantissimo, poiché due mondi sindacali diversi avevano trovato voglia e tempo di parlarsi, di unirsi su un tema comune, di resistere ciascuno alle proprie pressioni interne ed a quelle esterne fomentate dalla strumentalizzazione mediatica di regime, ed avevano dato un'ottima risposta unitaria.
Eppure, anche stavolta l'obiettivo, quello principale ovviamente, era comune, perché tutti sono d'accordo che la manovra del governo ingiusta ed antipopolare di Meloni deve essere fermata immediatamente. E allora percéè non si è ripetuta questa chiamata al mondo del lavoro coesa ed unitaria?
Nei fatti e ad oggi, le istanze principali della CGIL sono molto più vicine a quelle di COBAS e USB, rispetto a quelle degli altri sindacati confederali. E qual è il problema? Perché dobbiamo aver paura e convincersi che non è così?
Badate, a mio modestissimo avviso, non c'è una colpa e una ragione; i sindacati di base dovrebbero avere un grande interesse per scendere in piazza con decine di migliaia di altri lavoratori e lavoratrici per esporre quelle che per loro sono le ragioni per convincerli a portare avanti una lotta più determinata, eppure la loro autoreferenzialità li porta a irrispettose fughe in avanti che non sfuggono di certo alla nostra segreteria. D'altra parte però la CGIL è il principale sindacato italiano ed anche per questo ha la principale responsabilità delle sorti delle masse popolari lavoratrici, e non può esimersi dal tendere una mano e cercare con determinazione di convogliare tutte le forze disponibili verso una mobilitazione quanto più ampia possibile, sui punti che ci sono in comune.
Ecco, concentrarsi sui punti in comune anziché sulle divergenze, questa è la ricetta per combattere il frazionismo ed unire la classe operaia e lavoratrice, tanto più data la natura del governo Meloni, che ormai anche i più timidi non esitano a definire neofascista (…).
E allora, se il governo è neofascista, dobbiamo abbatterlo subito, abbiamo il dovere morale, politico ed anche storico di abbatterlo immediatamente, senza allungare il brodo con critiche parziali e sterili auspicando un diverso esito alle prossime elezioni politiche, anche perché la storia degli ultimi decenni ci racconta di un'alternanza di governo che ha lasciato intatte tutte le riforme antipopolari, neoliberiste e repressive, basti pensare al Jobs Act ed ai decreti Minniti sulla sicurezza.
Non possiamo permetterci di esitare perché dare ancora tempo al governo Meloni significa consentirgli di portare a termine non solo la Manovra economica, ma anche il suo disegno di assoggettare la Magistratura all'esecutivo e realizzare la controriforma presidenzialista, misure che suggellano definitivamente la realizzazione anche formale del piano di “Rinascita Democratica” della P2 di Gelli e Berlusconi.
È un nostro preciso dovere unirci con tutti coloro che sentono questa necessità ed hanno desiderio di lottare per essa, a partire dai giovani che non vediamo nelle nostre piazze, ma che non possiamo dimenticare perchè saranno proprio loro i lavoratori e le lavoratrici di domani, ed ai quali dovremmo consegnare un mondo del lavoro senza il cancro del precariato.
Fra l'altro non abbiamo altra scelta poiché, se ci giriamo alla nostra destra nell'ambito sindacale, ci sono sindacati che nicchiano ed ai quali manca il coraggio come la UIL, e veri e propri nemici, su tutti la CISL, nuovo sindacato di governo.
Certo, nella nostra attività quotidiana, nelle trattative di settore, dobbiamo cercare sempre unità anche con essi, ma da un punto di vista generale e strategico, è sempre più difficile, e dobbiamo pertanto capire che a volte è necessario smarcarsi, come ha fatto giustamente la CGIL nell'ultimo periodo proclamando da sola lo sciopero generale.
Passando brevemente ad un altro argomento che è stato più volte toccato nella relazione e nel dibattito e che provo ad integrare, è notizia di pochi giorni fa la volontà del ministro della guerra Crosetto di proporre un urgente DDL sulla riforma della “Difesa”.
In sostanza si parla di ripristinare la leva volontaria, e qui sono completamente in disaccordo poiché oggi non si tratterebbe della stessa leva degli anni sessanta e settanta, con un esercito di leva formato anche da tanti operai, figli di operai e gente di popolo, ma di un vero e proprio esercito mercenario ed imperialista.
Ma non basta, si parla di creare un vero e proprio “scudo spaziale” facendo guadagnare ancora miliardi di euro a Leonardo, e di mettere in piedi una vera e propria nuova “Campagna d'Africa”; la corsa al riarmo infatti non è solo una questione europea con una UE ormai smascherata a potenza imperialista, ma anche dei singoli stati che vogliono ritagliarsi ciascuno il proprio posto al sole nello stesso ambito europeo.
Scandalosa in ultimo, e significativa, la proposta del generale Tricarico che chiede “flussi migratori” da Egitto, Somalia e Libia, per costruire una vera e propria “Legione straniera” dell'esercito italiano, dalle caratteristiche simili a quella francese che si è macchiata nei decenni di crimini indicibili in Algeria, Tunisia, e più in generale in Africa e nel sud-est asiatico.
Ecco, direi che non mancano gli elementi d'urgenza per i quali abbiamo il dovere politico ed anche morale di proseguire questa mobilitazione ed allargarla il più possibile. Fra l'altro mandare a casa il governo Meloni significa vincere in un colpo solo tutte le principali battaglie che abbiamo di fronte; ed allora uniamoci con chiunque abbia il nostro stesso obiettivo senza pregiudizi o preclusioni.
Sono convinto che in questa lotta di piazza potremo avere al nostro fianco anche gran parte dei milioni di astensionisti che sono per sua natura di sinistra, che non hanno votato Meloni, ma che non vogliono nemmeno firmare cambiali in bianco a partiti che li hanno sistematicamente traditi e che non li rappresentano. Diamo anche a loro una prospettiva, perchè ora conta solo il risultato.
Chiudo invitando me stesso assieme a tutti voi ad approfondire il ruolo passato, presente e futuro dell'ANP guidata da Abu Mazen, perchè è impossibile non sfiorare neppure la questione palestinese. Ricordo solo che qualche giorno fa lo stesso Abu Mazen è stato un ospite d'onore della kermesse neofascista di Governo Atreju e, fra gli applausi, ha stesso molte mani insanguinate. Siamo sicuri che non lo fossero state già anche le sue?
A tal proposito credo sia utile anche leggere il comunicato che hanno sottoscritto le associazioni palestinesi, fra le quali GPI ed UDAP, su questa specifica questione.
Palestina libera!
Mandiamo a casa il governo neofascista Meloni!
Buon lavoro a tutte ed a tutti.

24 dicembre 2025