Consiglio europeo di Bruxelles
L’UE stanzia 90 miliardi di euro per sostenere l’Ucraina nel 2026-27
Ma non tocca gli asset russi

Un prestito senza interessi da 90 miliardi di euro per sostenere nel 2026-2027 la Resistenza ucraina all’invasione nazizarista russa. È quanto uscito dal Consiglio europeo di Bruxelles del 18 e 19 dicembre, suggellato da un testo, come si legge nella nota finale dell’Unione europea, “sostenuto con fermezza da 25 capi di Stato o di governo” su 27. Ungheria e Slovacchia continuano a pensarla diversamente e di fatto salvaguardano Putin. Tutto viene definito nel punto 8 della dichiarazione finale del vertice, dove si evidenziano l’emissione del prestito a Kiev, il congelamento dei beni russi in Europa ma non il loro impiego nel sostegno all’Ucraina: “Ricordando l'impegno assunto nell'ottobre 2025 di affrontare le pressanti esigenze finanziarie dell'Ucraina per il periodo 2026-2027, anche per quanto concerne i suoi sforzi militari e di difesa, - si legge - il Consiglio europeo ha fatto il punto sui lavori in corso per realizzare tale impegno. In linea con le precedenti conclusioni del Consiglio europeo in cui si sottolinea che, fatto salvo il diritto dell'UE, i beni della Russia dovrebbero rimanere bloccati fino a quando la Russia non abbia cessato la sua guerra di aggressione nei confronti dell'Ucraina e non abbia risarcito quest'ultima per i danni causati da tale guerra, l'Unione europea, data la situazione senza precedenti, ha adottato sulla base dell'articolo 122 TFUE misure di emergenza eccezionali, temporanee e debitamente giustificate volte a bloccare detti beni in modo più duraturo... Nel contempo, - prosegue il documento finale UE - al fine di garantire il necessario sostegno finanziario all'Ucraina a decorrere dal secondo trimestre del 2026, anche per le sue esigenze militari, il Consiglio europeo conviene di fornire all'Ucraina un prestito di 90 miliardi di euro per gli anni 2026-2027 sulla base di un prestito dell'UE sui mercati dei capitali coperto dal margine di manovra del bilancio dell'UE. Nel quadro di una cooperazione rafforzata (articolo 20 TUE) in relazione allo strumento basato sull'articolo 212 TFUE, qualsiasi mobilitazione di risorse del bilancio dell'Unione come garanzia per tale prestito non inciderà sugli obblighi finanziari di Repubblica ceca, Ungheria e Slovacchia. Tale prestito sarebbe rimborsato dall'Ucraina solo una volta ricevute le riparazioni. Fino ad allora, tali beni rimarranno bloccati e l'Unione si riserva il diritto di utilizzarli per rimborsare il prestito, in piena conformità del diritto dell'UE e internazionale”.
Di fatto il prestito all’Ucraina finanziato con debito comune, pur mettendo Kiev al riparo dal rischio di default, appare come una sconfitta per l’Unione e il fatto che anche i paesi guidati da governi più vicini a Mosca lo abbiano approvato ne è la conferma. Mentre gli asset russi congelati per ora restano tali, in violazione dell’elementare principio secondo il quale “chi invade dovrebbe pagare”, per il patetico timore di rivalse legali da parte di un paese aggressore che viola praticamente ogni norma del diritto internazionale, e che poi pretende anche di intentare cause pur di sottrarsi ai propri obblighi. L’UE non ha mostrato né lungimiranza, né coraggio, dimostrando invece al mondo intero che la superpotenza europea, così com’è congegnata, persegue con più interesse la tutela degli equilibri finanziari capitalisti e imperialisti che quella dei principi di giustizia, libertà e sovranità.
Per il cancelliere federale tedesco Friedrich Merz è importante ribadire come il denaro russo "è congelato in modo permanente, non è più a disposizione della Russia e rifinanziamo il prestito che ora viene concesso all'Ucraina proprio con questo denaro e devo dire onestamente che questa soluzione è persino migliore di quella che avevo proposto io, perché è più semplice, non richiede decisioni di bilancio nei singoli Stati membri e tuttavia utilizza il patrimonio russo". Una interpretazione smentita dal partito neonazista tedesco AFD: “Merz sta sprecando i soldi dei contribuenti tedeschi in una guerra senza speranza. Dopo la vittoria, la Russia non pagherà alcuna riparazione", ha affermato uno dei leader, Tino Chrupalla, in una nota. Soddisfazione espressa anche dai nazizaristi russi. La decisione di non ricorrere all'uso dei beni russi congelati per finanziare l'Ucraina è una sconfitta per Von der Leyen, Merz "e gli altri guerrafondai europei", ha scritto sui social Kirill Dmitriev, capo del Fondo russo per gli investimenti diretti e rappresentante speciale del Cremlino, definendo la scelta adottata dal Consiglio "un colpo fatale per la presidente della Commissione e il cancelliere tedesco" che a questo punto "dovrebbero dimettersi". "Hanno speso capitale politico in azioni illegali contro le riserve russe e hanno fallito" ha affermato aggiungendo che "è stata una vittoria per la legge e il buon senso".
Anche per Meloni sulla questione del finanziamento del fabbisogno dell'Ucraina "ha prevalso il buonsenso". "Sono soddisfatta dei risultati di questo Consiglio Europeo – ha affermato la premier italiana - nei quali ho portato le posizioni alle quali chiaramente ero vincolata anche dalla risoluzione parlamentare, dalla posizione portata ieri in Parlamento, particolarmente su due temi che per noi erano più importanti. Il primo era quello di garantire il necessario supporto all'Ucraina per i prossimi due anni, ma di farlo con una soluzione sostenibile sul piano giuridico e sul piano finanziario”. Quella di usare gli asset russi per finanziare l'Ucraina "sarebbe stata una sconfitta dello stato di diritto, bene ha fatto Giorgia Meloni a impuntarsi e a convincere gli altri leader affinché gli aiuti all'Ucraina venissero da una scelta diversa dall'uso degli asset", ha affermato il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani. La questione degli asset russi riguarda riserve e titoli di proprietà dello Stato russo bloccati dai paesi europei e alleati di Kiev dopo l’invasione dell’Ucraina del febbraio 2022. Non sono confiscati, restano russi, ma non possono essere spostati né gestiti in alcun modo dalla banca centrale russa o da altre istituzioni della Federazione. Il valore complessivo è enorme: circa 300 miliardi di euro. Di questi, 210 sono immobilizzati in Europa, in gran parte sui conti del sistema di compensazione finanziari Euroclear a Bruxelles. Altri miliardi sono fuori dall’UE, negli Stati Uniti, in Giappone e altrove. Il motivo per cui, nella notte tra il 18 e 19 dicembre, il Consiglio europeo ha deciso di non usarli per adesso è la mancanza di un consenso. Non serviva l’unanimità. Ma le preoccupazioni del Belgio — che teme il costo di cause legali contro Euroclear — e di altri Paesi tra cui l’Italia che vede forti pressioni dagli Istituti di credito interessati come Banca Intesa o Unicredit, insieme alla drastica opposizione di Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia, stavano creando una spaccatura politicamente insostenibile. L'accordo sul prestito UE all'Ucraina prevede un “opt-out” per Ungheria, Repubblica ceca e Slovacchia. "L'Ungheria è completamente fuori da tutto questo", ha commentato il primo ministro ungherese Viktor Orban al termine del vertice. "Tre paesi hanno deciso di non partecipare. Si tratta di un opt-out per la Repubblica Ceca, la Slovacchia e l'Ungheria. Quindi noi siamo innocenti" ha aggiunto. Il premier filoputiniano ha ribadito che si tratta di "una decisione estremamente sbagliata che avvicina l'Europa alla guerra". "Sembra un prestito - ha aggiunto - ma ovviamente gli ucraini non saranno mai in grado di ripagarlo. Quindi si tratta fondamentalmente di denaro perso".
Il presidente ucraino, Volodimir Zelensky, più realista del re, ha ringraziato: "Sono grato a tutti i leader dell’Unione europea per la decisione del Consiglio europeo di stanziare 90 miliardi di euro di aiuti finanziari all'Ucraina nel periodo 2026-2027. Si tratta di un sostegno significativo che rafforza davvero la nostra resilienza. È importante che i beni russi rimangano immobilizzati – ha proseguito - e che l'Ucraina abbia ricevuto una garanzia di sicurezza finanziaria per i prossimi anni. Grazie per il risultato raggiunto e per l'unità dimostrata. Insieme stiamo difendendo il futuro del continente".

24 dicembre 2025