Trump bombarda le roccaforti dello Stato islamico in Siria
"Ci vendicheremo" aveva promesso l'imperialista Donald Trump dopo che il 13 dicembre, secondo l'agenzia governativa siriana Sana, “un membro armato dell'ISIS si era infiltrato in un luogo di incontro nella città di Palmira tra funzionari del comando di sicurezza di Badiyah e una delegazione delle forze della Coalizione Internazionale e aveva aperto il fuoco sulle forze congiunte siriano-americane”, un attacco che aveva provocato l'uccisione di due soldati americani e di un interprete civile, oltre al ferimento di altri americani e membri del personale di sicurezza siriano. La vendetta è arrivata la mattina del 20 dicembre con il bombardamento delle roccaforti dello Stato islamico in Siria.
"Stamattina, le forze statunitensi hanno avviato l'operazione 'Occhio di Falco' in Siria per eliminare combattenti, infrastrutture e siti di armi dell'ISIS in risposta diretta all'attacco alle forze statunitensi avvenuto il 13 dicembre a Palmira, in Siria", esultava il ministro della Guerra Pete Hegseth in un post sulla piattaforma X e sottolineava che “questo non è l'inizio di una guerra, è una dichiarazione di vendetta. Gli Stati Uniti d'America, sotto la guida del Presidente Trump, non esiteranno mai e non cederanno mai nel difendere il nostro popolo".
Il dettaglio militare dell'operazione era diffuso dal Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM) che riferiva che le forze statunitensi e della coalizione “hanno condotto 10 operazioni in Siria e Iraq, che hanno portato all’uccisione o alla cattura di 23 elementi terroristici” e che aerei da combattimento, elicotteri d'attacco e artiglieria avevano colpito più di 70 obiettivi nella Siria centrale, osservando che "l'operazione ha impiegato oltre 100 tipi di munizioni di precisione contro infrastrutture e depositi di armi noti per appartenere all'organizzazione".
Con la stessa boria imperialista con la quale annuncia le sue azioni da giustiziere del mondo, vedi la distruzione dei barchini di presunti trafficanti nei Caraibi e ora nel Pacifico o il sequestro illegale delle petroliere venezuelane, il presidente americano Trump, subito dopo l'annuncio del Pentgono descriveva l'aggressione in un post sulla sua piattaforma "Truth Social" come una "risposta di ritorsione molto dura", con “attacchi molto forti contro le roccaforti dell'ISIS in Siria". E aggiungeva che “abbiamo colpito elementi estremisti dell'ISIS in Siria che stavano cercando di riorganizzarsi dopo la sconfitta", affermava di aver ordinato un "attacco su larga scala" contro l'organizzazione terroristica, descrivendolo come "estremamente efficace e preciso; abbiamo colpito ogni obiettivo con estrema precisione e stiamo ripristinando la pace con la forza". Ricordando, riportava l'agezia Sana, il contributo del nuovo governo siriano “guidato da un uomo che sta lavorando duramente per riportare la grandezza in Siria”.
“La Siria ribadisce il suo fermo impegno a combattere l'ISIS e a garantire che non abbia rifugi sicuri in territorio siriano, e continuerà a intensificare le operazioni militari contro l'organizzazione in tutte le aree che minaccia", rispondeva il Ministero degli Esteri siriano in un post su X e proseguiva, “La Repubblica Araba Siriana invita inoltre gli Stati Uniti e gli stati membri della Coalizione Internazionale a unirsi nel sostenere gli sforzi della Siria nella lotta al terrorismo, in modo da contribuire alla protezione dei civili e al ripristino della sicurezza e della stabilità nella regione".
24 dicembre 2025