Arrestati Hannoun e altri palestinesi in Italia
Caccia alle streghe del governo neofascista Meloni contro la resistenza palestinese
Vigliacca presa di distanze da parte della “sinistra” parlamentare che appoggia le indagini. Manifestazioni di solidarietà in tutta Italia, il PMLI in piazza a Milano, Catania e Empoli.
Il PMLI e “Il Bolscevico”: Libertà per gli arrestati!
All'alba di sabato 27 dicembre, un'operazione coordinata dalla Procura di Genova, assieme alla Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo, con la Polizia di Stato, la Guardia di Finanza e i Servizi Segreti, ha portato all'arresto di nove persone accusate di aver finanziato organizzazioni politiche terroristiche in Palestina per un valore complessivo stimato in oltre otto milioni di euro. Tre le realtà coinvolte, l’Associazione Benefica di Solidarietà col Popolo Palestinese (A.B.S.P.P.), la O.D.V. e “La Cupola d’Oro”.
Ma non è finita qui, poiché secondo il corposo report d'accusa di oltre trecento pagine, le sbarre tricolori attendono ancora altri militanti pro-Palestina che al momento non si trovavano in Italia. Quale migliore omaggio a Netanyahu se non le manette a chi osa sostenere la resistenza in armi all'occupazione ed allo sterminio sionista?
Arrestato Hannoun, presidente dell'API
Alcune associazioni hanno iniziato ad analizzare il documento d'accusa, e già nelle prime sessanta pagine hanno rilevato falsificazioni storiche, l’omissione della “Hannibal Directive” che cambia l’intera narrativa dei fatti del 7 ottobre, la riscrittura completa delle elezioni 2006, l’omissione sistematica delle assoluzioni giudiziarie degli accusati palestinesi nelle precedenti analoghe indagini, controversie processuali, ma soprattutto è l’accettazione acritica delle “prove” fornite da Israele nazisionista che dimostra chiaramente di come l'impianto accusatorio base degli arresti dia gambe alle volontà sioniste assumendo e rilanciando in toto la linea colonialista di Netanyahu.
L'arresto di spicco è quello di Mohammad Hannoun, presidente dell'Associazione Palestinesi in Italia nato nel 1962 in Giordania, residente a Genova e noto da anni in Italia per il suo attivismo politico e sociale a sostegno della causa palestinese. Ad Hannoun viene attribuito un ruolo centrale in una presunta rete di raccolta e trasferimento di fondi che sarebbero stati destinati al movimento di resistenza palestinese Hamas.
Il Presidente dell'API è stato ripetutamente indagato in passato, senza però cambiare mai la sua opinione di considerare Hamas un soggetto politico legittimato dal consenso elettorale nei territori palestinesi, che si batte per la libertà e l'indipendenza del suo Paese. “Sono semplicemente un palestinese impegnato da decenni nella lotta per i diritti del suo popolo – sosteneva durante una recente intervista a Il Fatto Quotidiano
-. Hamas ha avuto più del 70% dei voti a Gaza e in Cisgiordania, quindi è un legittimo rappresentante del popolo palestinese. E io sono simpatizzante di Hamas come lo sono di ogni fazione che lotta per i miei diritti”.
Nella campagna filosionista occidentale, Stati Uniti e Israele avevano segnalato più volte alla giustizia italiana le attività delle associazioni coinvolte, inclusa ABSPP fondata nel 1994 dallo stesso Hannoun. Tra il 2021 e il 2023 alcune banche come UniCredit e Crédit Agricole, oltre a Poste Italiane e PayPal, avevano già chiuso i conti dell’associazione sulla base esclusiva delle segnalazioni del governo israeliano che già dal 2002 le aveva impedito di operare in Israele.
In questa operazione salta agli occhi che gran parte delle prove su cui si fonda l’indagine sono state raccolte, selezionate e fornite da Tel Aviv, e gli arresti si basano esclusivamente sui report e sui desiderata di Israele che non vede l'ora di azzerare la resistenza palestinese all’interno ed all’esterno del territorio occupato. Dire però che “Israele dispone e l’Italia esegue” è a nostro avviso un po’ troppo semplicistico.
Questi arresti infatti avvengono in un clima europeo sempre più segnato dalla repressione diffusa e dalla criminalizzazione delle realtà politiche, associative e umanitarie che esprimono sostegno al popolo palestinese, ed in particolare a quelle che non si limitano all'insulsa parola “pace”, ma che la qualificano con la necessità di liberazione dei territori occupati.
In molti Paesi dell’UE, attivisti e reti di solidarietà sono oggetto di indagini, e scioglimenti forzati anche solo per non riconoscere come tale “il diritto” israeliano al colonialismo. Il recente bando di 37 ONG umanitarie da parte di Tel Aviv è l'ennesimo esempio di questo preoccupante andazzo, anche perché questi stessi Paesi – Italia inclusa - continuano contemporaneamente a intrattenere rapporti economici e militari con Israele nonostante le gravi accuse di genocidio formulate da organismi internazionali, giuristi e istituzioni per i diritti umani.
Il governo Meloni brinda agli arresti
All'indomani della notizia, Mussolini in gonnella Meloni ha mostrato apprezzamento e soddisfazione per l'operazione che porta in prigione Hannoun, definito "membro del comparto estero dell'organizzazione terroristica Hamas" e "vertice della cellula italiana dell'organizzazione".
Le fa eco il ministro Piantedosi che dà il via a una nuova ondata di criminalizzazione del vasto movimento di sostegno alla libertà per il popolo palestinese, affermando che ”si è finalmente squarciato il velo sulle attività che usano la causa palestinese per sostenere il terrorismo”, e assieme ad altri esponenti di governo e alla stampa fascista filogovernativa, chiedendo conto a PD, AVS e 5 Stelle dei rapporti avuti con Hannoun ed il fronte pro-Palestina. Ma siccome il governo Meloni non dà tregua a chi non si allinea fino in fondo e totalmente con le posizioni del nero esecutivo, al centro della critica sono finite anche alcune parole contenute nella nota ufficiale d'accusa firmata dal procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo Giovanni Melillo.
Nel documento che nella sua totalità è un'arringa antipalestinese – anche perché dispone arresti e perquisizioni - , i vertici della Procura antimafia hanno ritenuto opportuno precisare che le indagini in corso “non possono in alcun modo togliere rilievo ai crimini commessi ai danni della popolazione palestinese successivamente al 7 ottobre 2023 per i quali si attende il giudizio da parte della Corte Penale Internazionale”. È bastato questo a far travasare la bile a Gasparri che ha accusato Melillo di essersi “abbandonato a giudizi politici su Israele e il Medio Oriente, prendendo a pretesto la screditata corte penale internazionale”, fino a minacciarlo direttamente tacciandolo di essere “un capo politico e non il capo di una Procura antimafia”.
Infine, e non a caso, un ringraziamento alle forze dell’ordine neofascista borghese è arrivato anche da Marco Carrai, console di Israele per Toscana, Emilia Romagna e Lombardia del quale il fronte antisionista chiede da tempo le immediate dimissioni da presidente della Fondazione dell'ospedale pediatrico Meyer: “Speriamo che questa inchiesta faccia luce una volta per tutte sui sostenitori del terrorismo islamico presente in Italia – ha scritto -. Spero che tutti coloro che sono pronti sempre ad andare in piazza e riempirsi la bocca di slogan anti ebraici e anti sionistici prendano atto di questo”.
La sinistra parlamentare appoggia l'indagine
Dopo le accuse della destra di governo, è iniziata la scandalosa corsa dei partiti della sinistra parlamentare per minimizzare i rapporti avuti con Hannoun e con l'universo pro-Palestina.
Bonelli di AVS ha tenuto a precisare che “Il terrorismo va sempre contrastato in ogni sua forma”, e assieme al PD insiste affinché le persone arrestate “siano tenute distinte dalle centinaia di migliaia di persone che negli scorsi mesi sono scese in piazza a sostegno della Palestina”.
Sempre il PD, che minaccia “il tribunale” per rispondere alle pelose accuse della destra, esprime per voce di Peppe Provenzano, responsabile Esteri, “Piena fiducia verso magistratura e forze dell’ordine. Il Partito democratico rinnova la più ferma condanna per ogni forma di sostegno e complicità coi terroristi di Hamas, che rappresenta la negazione della prospettiva di una Palestina laica e democratica per cui noi ci battiamo”. Gli fa eco Debora Serracchiani con un tranchant “Il Pd ha condannato Hamas, è sempre stato dalla parte della legalità”, mentre per il M5S “Hamas e tutte le organizzazioni che hanno optato per la scelta del terrorismo vanno condannate e contrastate senza alcuna ambiguità”. Persino Scotto (PD), uno dei deputati presenti sulle imbarcazioni della Sumud Flotilla, auspica che “L’Indagine su Hamas vada fino in fondo”. A contribuire alla corsa a rotta di collo nel prendere le distanze, arriva anche il leader di Sinistra Italiana Fratoianni che, sulla stessa linea di Boldrini, alza le mani e dichiara di non aver “mai sostenuto Hannoun, non è amico mio. L’ho incrociato una sola volta (...) Penso che questa inchiesta sia un bene: utilizzare, per attività terroristiche o militari, i soldi raccolti per il popolo di Gaza è una cosa ignobile”.
Spiace constatare che alla loro coda, seppur con qualche distinguo in più, si allinea anche Tomaso Montanari (“quelle manifestazioni non erano per Hamas, ma per la sopravvivenza e l’autodeterminazione del popolo palestinese, che tra l’altro paga tutti interi anche i danni prodotti dalle condotte criminali di Hamas“).
Ecco dunque che dalla sinistra del regime neofascista non solo continua a mancare il sostegno alla legittima resistenza del popolo palestinese, ma il pilatesco arrocco ottiene il solo effetto di allontanare ulteriormente il fronte pro-Palestina più moderato, pacifista e riformista da quello che appoggia la resistenza armata, finendo per screditarlo e frazionarlo per l'ennesima volta. In estrema sintesi PD, AVS e 5 Stelle confermano la loro posizione opportunista che finisce per favorire e legittimare l'occupazione sionista.
A questi imbroglioni non importa ricordare che Hamas è la organizzazione che ha stravinto le ultime elezioni democratiche tenute in Palestina il 25 gennaio 2006, con una partecipazione al 77%, tenute alla presenza di 832 “osservatori internazionali”, perché seppur in Italia si riempiano la bocca con la santità dell'istituto del voto, a Bonelli, Fratoianni, Boldrini, Scotto e compagnia la volontà espressa in quella circostanza dal popolo palestinese vale meno di zero. Il loro appoggio – e a quanto pare dopo la comparsata ad Atreju anche quello di Meloni – va infatti ad Abu Mazen, leader capitolazionista di Fatah e rinnegato della causa palestinese, che viene sponsorizzato dall'imperialismo dell'Ovest per rientrare dalla finestra dopo essere stato cacciato dalla porta delle legittime elezioni a Gaza.
Manifestazioni di solidarietà a Milano ed in altre città
Immediatamente dopo la notizia degli arresti a Milano le bandiere palestinesi assieme a quelle dei collettivi studenteschi di Osa e Cambiare Rotta, di alcuni partiti e dei sindacati di base sono scese in piazza. I manifestanti hanno percorso la centralissima via Senato e sono arrivati in corso Buenos Aires, da dove sono poi riusciti a raggiungere piazza del Duomo, lanciando per tutto il corteo slogan antisionisti e contro il governo Meloni. Al corteo c'è stata una presenza massiccia dei giovani di GPI ed UDAP, associazioni palestinesi in Italia che hanno immediatamente rilasciato un comunicato stampa di solidarietà e di denuncia al governo Meloni per gli arresti.
Lo striscione “La Resistenza non è terrorismo” ha aperto anche molti dei cortei che si sono tenuti nei giorni successivi a Genova, Napoli, Firenze ed in tante altre città. Il blocco antifascista ed antimperialista è nuovamente tornato in piazza alla notizia dell'aggressione del criminale di guerra Trump al Venezuela con altrettante iniziative spesso concluse di fronte ai consolati statunitensi. Nella stessa Milano, dove il corteo è stato aperto dallo striscione “Dalla Palestina al Venezuela fermiamo il colonialismo”, e in altre città come Catania ed Empoli (si leggano i relativi servizi giornalistici sul prossimo numero) il PMLI si è immediatamente mobilitato partecipando attivamente alle manifestazioni in solidarietà con i popoli palestinese e venezuelano diffondendo peraltro il comunicato stampa: “Il criminale di guerra Trump aggredisce il Venezuela e rapisce Maduro”.
Respingere la versione sionista della Resistenza palestinese e cacciare il governo neofascista Meloni
Il PMLI considera gli arresti un “nuovo intollerabile attacco del governo Meloni, Mussolini in gonnella, alla resistenza del popolo palestinese”, come si legge nel comunicato dove esprime la sua solidarietà agli arrestati. Comunicato che si conclude con l’esortazione: “Buttiamo giù il governo di Mussolini in gonnella, complice del genocidio del popolo palestinese. Palestina libera dal fiume al mare”.
Per noi ovviamente, come per una larghissima parte del fronte antisionista, il sostegno al popolo palestinese fatto indistintamente con gli aiuti umanitari (che poi l’esercito nazisionista sequestra), con i finanziamenti, oppure con la lotta armata, non è “terrorismo” ma legittima resistenza. Gli unici terroristi che ci sono attualmente a Gaza ed in Cisgiordania sono il governo e l’esercito israeliani e chi vende a loro armi come il governo Meloni, unitamente a tutti coloro che appoggiano o giustificano in qualche modo il genocidio. Per questo chiediamo l'immediata liberazione di tutti gli arrestati accusati di sostenere direttamente la causa palestinese.
Infine teniamo a precisare che in questa operazione il governo neofascista Meloni non si macchia semplicemente di “servilismo” - come scrivono alcuni organismi nei loro comunicati - ma opera una fattiva complicità col sionismo e svolge il suo ruolo interventista in quanto rappresentante dell’imperialismo occidentale in Medio Oriente e suo partner politico, economico e militare privilegiato.
L’Italia non è “una povera colonia di Poteri ed Entità straniere”, come dice Angela Lano nella sua lettera aperta in risposta all'indagine che la riguarda, ma un attore di primo piano nel panorama imperialista mondiale. Ovviamente anche alla giornalista di InfoPal indagata con l'accusa di essere la Responsabile della propaganda di Hamas in Italia, va tutta la nostra solidarietà militante ed antifascista.
Alle nuove generazioni ricordiamo che anche i nazisti e i fascisti definivano i partigiani italiani, francesi, russi e di ogni paese “terroristi”, nonostante fossero legittimi resistenti in armi per cacciare l’invasore, indipendentemente dal loro pensiero politico e dalla loro visione del mondo. All’incrollabile resistenza palestinese auguriamo pertanto altrettanta fortuna come quella che coprì di gloria i partigiani di tutta Europa nella primavera del 1945.
Più in generale il nostro auspicio è che si crei un largo fronte unito che denunci senza tentennamenti Israele sionista, gli USA di Trump e anche la Russia di Putin che al momento sono i criminali di guerra responsabili dei più sanguinosi conflitti imperialisti nel mondo. Contro ogni imperialismo, libertà ai popoli: No all'imperialismo americano, no all'imperialismo russo, no al socialimperialismo cinese.
7 gennaio 2026