Comunicato dei Giovani Palestinesi d'Italia
Chiamiamo ad una mobilitazione generale e diffusa per la liberazione dei nostri prigionieri politici, da Mohammed Hannoun a Anan Yaeesh e Ahmed Salem

L’impianto dell’indagine si fonda su intercettazioni, analisi dei flussi bancari, documentazione digitale sequestrata nelle sedi associative e sulla cooperazione giudiziaria con altri Stati, in particolare con “Israele”, oltre che sulle informazioni fornite dall’Autorità Nazionale Palestinese (ANP) e dai suoi apparati di sicurezza.
È qui che emerge il significato politico reale di questa operazione. Non siamo di fronte a una semplice indagine penale, ma a un dispositivo che ridefinisce il perimetro del legittimo e dell’illegittimo nello spazio politico.
La solidarietà viene spostata dal terreno del conflitto e della presa di posizione politica a quello dell’ordine pubblico e della sicurezza. L’attivismo non è più una pratica politica, ma un rischio. L’organizzazione non è più un diritto, ma un potenziale reato.
Il cuore ideologico di questa operazione è l’assunzione come neutre e oggettive delle categorie prodotte dal cosiddetto “Stato di Israele”, un progetto coloniale che utilizza sistematicamente l’accusa di terrorismo per delegittimare e demonizzare ogni forma di organizzazione palestinese autonoma.
Siamo quindi complici e solidali con gli arrestati e sosteniamo la legittima lotta del nostro popolo ovunque esso si trovi, contro il sionismo e i suoi complici e per una palestina libera dal fiume al mare.

7 gennaio 2026