Col voto di fiducia imposte da Mussolini in gonnella
Il parlamento approva la manovra dell'austerità e dell'economia di guerra
Allungata l'età pensionabile, automatica la pensione complementare dei nuovi assunti, cancellate l'Opzione donna e Quota 103, aumentate le spese militari, molti regali alle imprese, alla sanità privata e alla scuola privata
Il PD denuncia “il disastro Meloni” ma evita di mobilitare le masse per cacciarla da Palazzo Chigi
La legge di Bilancio 2026, la quarta del governo neofascista Meloni, è stata approvata il 23 dicembre dal Senato e il 30 dalla Camera. L'approvazione è avvenuta col sistema collaudato della trasformazione del disegno di legge in un unico maxiemendamento su cui il governo pone la fiducia in una delle due Camere, dopodiché l'approvazione nell'altra è una pura formalità. Questo giochino consente al governo borghese di turno di eliminare il dibattito parlamentare, portando il documento in aula a ridosso del Natale, in forma praticamente blindata e solo per la votazione, per una velocissima farsa della durata di pochi giorni che rimpiazza il dibattito parlamentare, con la scusa dell'incombenza dell'esercizio provvisorio che scatterebbe se il provvedimento non fosse approvato entro il 31 gennaio.
Un sistema truffaldino usato da tutti i governi, almeno da un decennio, ma che quello di Mussolini in gonnella ha elevato a vera e propria arte, visto che il ddl con la manovra è stato varato il 17 ottobre (da noi analizzato in dettaglio su “Il Bolscevico” n.40/2025) e presentato al Senato il 22, ma la “discussione” del suo sterminato contenuto e degli emendamenti, in commissione Bilancio, è cominciata solo due mesi dopo, il 15 dicembre, ad una settimana dalla sua votazione in aula con la fiducia. E pensare che proprio lei, qualche anno fa dai banchi dell'opposizione, si scagliava indignata contro quest'andazzo “intollerabile”, che comprimeva “i tempi di discussione della legge più importante” e accusava il governo di turno di andare “avanti a forza di fiducia”, come in una “Repubblica parlamentare in cui il parlamento non esiste”!
Regali alla Confindustria e tagli alle pensioni
In questo modo il governo ha potuto sfruttare tutto questo tempo per inventare nuovi tagli, balzelli, mance e mancette da inserire nella manovra, e allungare il mercato degli emendamenti tra i partiti della maggioranza. Un mercato talmente sfacciato ed estenuante, stavolta, che la manovra è cresciuta da 18,7 a 22 miliardi, perché il ministro dell'Economia Giorgetti ha dovuto mercanteggiare a lungo con i capi della maggioranza di governo, per trovare le coperture agli ulteriori 3,5 miliardi che ha regalato alla Confindustria in crediti d'imposta per la Transizione 5.0 e per le Zone economiche speciali (regioni del Mezzogiorno più Umbria e Marche, che però perdono gli incentivi degli anni scorsi per i nuovi occupati).
E questo dopo aver già concesso alle imprese 4 miliardi nel triennio per il super e l'iper-ammortamento triennali sui beni strumentali, la Transizione 4.0 (ma con la cancellazione degli incentivi per la transizione verde, così da renderla meno conveniente), la nuova Sabatini per le Pmi, gli incentivi al settore turismo e l'ennesimo rinvio di plastic e sugar tax: “E' la via giusta”, ha commentato soddisfatto il presidente degli industriali, Orsini.
Il ministro è arrivato anche a tentare un blitz sulle pensioni, per racimolare un paio di miliardi attraverso l'allungamento graduale da 3 a 6 mesi delle finestre mobili che ritardano il primo assegno, e attraverso il taglio graduale da 6 a 30 mesi di riscatto della laurea, quello da aggiungere agli anni lavorativi per ottenere la pensione anticipata. Tentativo poi rientrato anche per l'altolà del suo stesso partito, la Lega, già abbastanza screditata per l'abolizione di Quota 103 e Opzione donna, e per l'aumento dell'età pensionabile già contenuti nella bozza di manovra, dopo aver sbandierato fino a ieri l'“abolizione della Fornero” e la pensione a 41 anni di lavoro.
Infatti non solo ora si potrà andare in pensione anticipata soltanto con l'Ape sociale riservata ad alcune categorie di lavori usuranti (sempre più difficoltosa da ottenere e destinata a morte lenta come Opzione donna, tanto che si parla di solo 24 mila lavoratori l'anno); e non solo c'è l'allungamento dell'età pensionabile di un mese dal 2027 e di altri due dal 2028 (che porta il minimo a 67 anni e 3 mesi per l’assegno di vecchiaia e a 43 anni e un mese di contributi per quella di anzianità lavorativa); ma il fondo per chi fa lavori usuranti è tagliato per 40 milioni dal 2033 in poi, e quello per i lavoratori “precoci” (quelli che hanno iniziato a lavorare giovanissimi, con almeno un anno di contributi prima dei 18) è decurtato di ulteriori 50 milioni nel 2032 e 100 milioni dal 2033.
Emendamenti indecenti ed economia di guerra
Oltre a ciò si recuperano altri 130 milioni entro il 2025 eliminando la possibilità di cumulare la previdenza complementare con quella pubblica per anticipare la pensione di vecchiaia, a riprova che invece di abolire la Fornero il governo neofascista usa le pensioni per ridurre la spesa sociale, come ci impone l'Ue imperialista, con la politica di austerità per i pensionati, i lavoratori, i giovani, i ceti più poveri e il Mezzogiorno, e come un bancomat per finanziare la sua politica classista a beneficio dei capitalisti e dei ceti medio-alti e parassitari che costituiscono il suo bacino elettorale.
Anche i partiti della maggioranza hanno approfittato dello sconcio mercato per tentare di far passare gli emendamenti più indecenti: talvolta fallendo perché troppo sfacciati, come quello del partito della premier per riaprire il condono edilizio del 2003 di Berlusconi (riuscendo però a far passare gli incentivi edilizi anche alle case condonate); o l'altro, facente parte di un gruppo di altri 5 emendamenti sempre di FdI, stoppati per manifesta incostituzionalità da un intervento di Mattarella, che avrebbe cancellato il diritto dei lavoratori sottopagati a ottenere gli arretrati anche nel caso in cui un giudice riconosca che il Cnnl applicato preveda livelli salariali contrari all’articolo 36 della Costituzione sull'equo compenso.
E nonostante ciò questi tentativi non sono andati completamente a vuoto, perché questi due emendamenti sono stati poi rimessi in votazione e approvati insieme alla manovra sotto forma di Ordini del giorno che impegnano il governo a ripresentarli col decreto Milleproroghe o altri provvedimenti utili successivi. In compenso sono tanti gli emendamenti andati a buon fine che peggiorano ulteriormente questa Finanziaria di austerità e di guerra. La quale, ricordiamo, porta il bilancio della Difesa a 35 miliardi nel 2026, e prevede un aumento di ben 23 miliardi nei prossimi tre anni.
Per esempio uno è quello che favorisce la produzione e il commercio di “armi e materiale bellico” sul territorio nazionale, per “tutelare la sicurezza” nazionale e “rafforzare le capacità industriali della difesa”: una formulazione talmente ampia che mira a legalizzare l'economia di guerra, sia perché apre alla riconversione dell'industria civile in militare, sia perché prevede l'individuazione di porti e altre infrastrutture da militarizzare per preminente interesse di sicurezza nazionale, ciò che potrebbe portare a vietare scioperi e blocchi delle banchine, come per esempio quelli contro l'invio di armi a Israele.
Regali ad evasori, società e multiproprietari
Dopo aver già ottenuto la quinta rottamazione delle cartelle a beneficio del suo elettorato di evasori impenitenti, che potranno saldare quelle arretrate non pagate dal 2000 al 2023 senza sanzioni né interessi e in 54 comode rate bimestrali (cioè in ben 9 anni!), Salvini riesce pure a piazzare un emendamento che abbassa dal 5% al 3% l'interesse sulle rate. Tajani, per non essere da meno, ottiene di svuotare quasi del tutto, dai 735 milioni iniziali a solo 36, la stretta sui dividendi delle società, che dava molta noia a Mediaset. Tutti e due insieme, il caporione fascista della Lega e quello berlusconiano di FI, hanno ottenuto poi la cancellazione completa della norma che aumentava dal 21% al 26% la cedolare secca per il primo immobile (anche di multiproprietari) messo sul mercato degli affitti brevi, e anche se avvalendosi di agenzie speculative come Airbnb e Booking.
La Lega ottiene di inserire nella manovra anche l’adesione automatica dei dipendenti neoassunti del settore privato alla previdenza complementare, una misura da tempo caldeggiata dal sottosegretario al Lavoro Durigon, e sposata anche dalla Cisl filogovernativa. Dal primo luglio i neoassunti avranno 60 giorni per decidere se destinare il loro Tfr (la cosiddetta liquidazione) ai fondi pensione o tenerli in azienda, altrimenti scatta il silenzio-assenso a favore dei fondi: un bel regalo per i gestori della previdenza complementare, che incasseranno un flusso da almeno 500 milioni di euro all'anno da circa mezzo milione di neoassunti; e anche per lo Stato, che venderà più Btp, mentre le piccole e medie imprese dovranno rinunciare ad un'importante fonte di autofinanziamento.
Soldi a sanità privata e scuole paritarie
Anche quest'anno non sono mancati i tradizionali regali di Natale del governo alla sanità privata e alle scuole paritarie. A beneficio di queste ultime è stato stanziato un bonus fino a 1.500 euro a sostegno delle famiglie, con Isee fino a 30 mila euro, che scelgono di iscrivere un figlio alle medie o al primo biennio delle superiori di scuole private, che tra l'altro saranno esentate anche dall'Imu. Quanto ai 2,38 miliardi aggiunti al fondo sanitario, che comunque non aumentano il rapporto tra spesa sanitaria e Pil, che è il più basso d'Europa ed è previsto addirittura in calo dal 2028, la metà di essi è destinata alla sanità privata, alla quale vanno già 42,6 miliardi l'anno, pari a circa il 25% della spesa sanitaria nazionale, in costante aumento. E c'è da aggiungere che questi soldi non serviranno per coprire un aumento delle prestazioni private in convenzione per abbattere le liste di attesa, ma solo per finanziare il rincaro delle suddette prestazioni. Così come andranno a finanziare anche un forte aumento della spesa farmaceutica, che cresce in percentuale il triplo del fondo sanitario, ma senza che si abbia un corrispondente aumento dei farmaci. Al contrario, con un altro dei tanti tagli e taglietti alla spesa pubblica escogitati da Giorgetti, sono stati tolti 140 milioni dal fondo per i farmaci innovativi.
Casa, famiglia e caro-vita
Anche per quanto riguarda la casa e il caro vita che impoverisce le famiglie, e che secondo la premier neofascista starebbero in cima ai suoi pensieri, le modifiche sono state solo peggiorative: nessun intervento per calmierare i prezzi dell'energia, rinviato all'ennesimo decreto Bollette da approvare (forse) col Milleproroghe. Restano gli aumenti delle accise sul gasolio (che aumenteranno anche i prezzi di tutti i generi di consumo), e anzi viene aggiunta una tassa del 2% sui piccoli pacchi acquistati da paesi extra Ue, e un aumento della tassazione sulle assicurazioni auto per infortunio e assistenza stradale.
Il famoso “Piano casa” di Meloni perde un terzo dei fondi stanziati nella bozza di manovra, con una sforbiciata che li fa scendere da 300 a 200 milioni: E c'è da dire che inizialmente si parlava di 877 milioni dal 2026 al 2030. Inoltre, resta anche per il 2026bl'azzeramento del fondo di sostegno agli affitti, e il fondo per la morosità incolpevole beneficia solo delle briciole già elargite con la precedente manovra. C'è, è vero, l'esclusione dell'abitazione dall'Isee fino a 91.500 euro (fino a 200.000 nelle città metropolitane), ma non c'è nulla per le famiglie che vivono in affitto, cioè per quelle più povere che avrebbero più bisogno di sostegno. Così come, con un'altra iniquità evidente, il “Bonus mamme” che aumenta l'importo mensile da 40 a 60 euro, è riservato solo alle madri con almeno due figli.
Dopo la scontata approvazione finale della manovra con la fiducia alla Camera, passata con 216 sì, 126 contrari e 2 astensioni, i parlamentari dei partiti di opposizione hanno inscenato una vivace protesta, con quelli del PD che innalzavano cartelli con la scritta “disastro Meloni”, ed Elly Schlein che accusava il governo di aver voluto una manovra che “aiuta i più ricchi, è sbagliata e non affronta le prime preoccupazioni degli italiani”. Ma anche stavolta lei e il suo partito non hanno fatto nulla per mobilitare le masse a scendere in piazza per affossare la Finanziaria di guerra e cacciare la neofascista Meloni da Palazzo Chigi, finendo per puntare unicamente a “migliorare” la manovra in parlamento e fallendo pure in questo, vista la completa soppressione del dibattito parlamentare. Cosa eppure ampiamente prevista e prevedibile.
14 gennaio 2026