Il nazisionista Netanyahu vuole silenziare chiunque critichi Israele genocida e caccia da Gaza le maggiori organizzazioni umanitarie internazionali
Genocidio a Gaza: giorno 829. Israele continua a bombardare e uccidere, mentre pianifica il lancio di una nuovo offensiva, titola il servizio del 12 gennaio del sito di Infopal, finito alla fine di dicembre nel calderone della caccia alle streghe del governo neofascista Meloni contro la resistenza palestinese. Mentre continua il genocidio israeliano nella Striscia di Gaza, con una guerra unilaterale a bassa intensità che ha già provocato centinaia di vittime, dall’11 ottobre ad oggi, in una quotidiana violazione dell’accordo di cessate il fuoco, il regime di Tel Aviv ha elaborato piani per una nuova offensiva, evidenzia il servizio nel riassumere la situazione a Gaza all'inizio del 2026. Dagli stessi media sionisti risulta che il governo del criminale Netanyahu progetta un'offensiva nel mese di marzo ed è focalizzata sulla città di Gaza, dove l’esercito occupante spingerà la cosiddetta linea gialla, quella che hanno definito il nuovo confine, ulteriormente verso ovest, in direzione della costa del territorio per occuparne direttamente un'altra fetta.
Nei tre mesi trascorsi dalla pubblicazione del piano di pace di Trump, sottolinea il servizio, Israele ha ucciso 439 palestinesi e ha commesso quasi 1.200 violazioni, tra cui attacchi aerei, bombardamenti e demolizioni di abitazioni. Le forze del regime hanno ucciso più di 71.400 palestinesi nella Striscia di Gaza, inclusi almeno 20.000 bambini, e feriti oltre 171 mila secondo il ministero della Sanità palestinese. Quasi una decina di migliaia di palestinesi risultano disperse sotto le macerie; la protezione civile palestinese non ha i mezzi per tirarli fuori e il blocco sionista sulla Striscia ne impedisce l'arrivo, assieme al reso degli aiuti, mentre l'esercito occupante nella zona all'interno della striscia gialla ha iniziato nella zona di Rafah a spianare le macerie con tutto quello che è rimasto sotto per costruire i nuovi campi di concentramento per la popolazione palestinese.
Nel frattempo i criminali sionisti, per primi nel mondo, il 26 dicembre hanno formalmente riconosciuto come "stato indipendente" l'autoproclamata Repubblica del Somaliland, 35 anni dopo la dichiarazione di indipendenza dalla Somalia. Una decisione definita coerente con lo "spirito degli Accordi di Abramo" lanciati da Trump nel 2020. Abdirahman Mohamed Abdullahi, presidente del Paese che è a maggioranza musulmana sunnita sottolineava l'amicizia tra i due Paesi con l'obiettivo di "lavorare insieme nel campo dell'economia, dell'agricoltura e dello sviluppo sociale" e parlava di "un momento storico" e di una "partnership strategica" con Israele.
Un comunicato congiunto dei ministri degli Esteri di Somalia, Egitto, Turchia e Gibuti esprimeva “il loro totale rifiuto del riconoscimento da parte di Israele della regione del Somaliland e il loro pieno sostegno all'unità, alla sovranità e all'integrità territoriale della Somalia”. Turchia, Arabia Saudita, Iran e Qatar e altri Paesi africani condannavano la mossa sionista. Gli Usa ribadivano di continuare a riconoscere l'integrità territoriale della Somalia, incluso il Somaliland, nel consueto gioco delle parti imperialista che di fatto diventa un via libera ai progetti sionisti di costruire una base militare nella strategica regione del Mar Rosso, all’ingresso dello stretto di Bab el-Mandeb di fronte allo Yemen governato dagli Houti. Ma non solo, nei piani del criminale Netanyahu il Somaliland era già stato individuato fra quei paesi dove deportare i palestinesi da Gaza, come denunciava Hamas.
Il genocido palestinese a Gaza dei nazisionisti prosegue con il blocco degli aiuti e cacciando anzitutto dalla Striscia ma anche dalla Cisgiordania le maggiori organizzazioni umanitarie internazionali, testimoni diretti tra l'altro degli effetti dei crimini sionisti. Il nazisionista Netanyahu vuole silenziare chiunque critichi Israele genocida e togliere qualsiasi aiuto alla popolazione palestinese.
In questo quadro era maturato fin dal marzo dello scorso anno l'attacco finale alle organizzazioni umanitarie tramite la definizione di una nuova legge che stabiliva condizioni essenzialmente politiche e non basate sulla legislazione internazionale umanitaria per continuare a lavorare in Palestina, entrata in vigore nel 2026. “Alcune Ong sono coinvolte nel terrorismo o legate ad Hamas", ripeteva il portavoce del Ministero degli Affari della Diaspora e Lotta all’Antisemitismo, come al solito senza presentare alcuna prova, e quindi con l'obiettivo di “impedire l’infiltrazione di operatori terroristici all’interno delle strutture umanitarie” straniere le 37 organizzazioni internazionali con in documenti ancora non in regola dovranno cessare dal primo marzo le loro attività a Gaza e nei territori palestinesi, peraltro illegalmente occupati dai sionisti secondo una valanga di risoluzioni Onu.
Intanto è già fuori Save the Children che due mesi fa si è vista rigettare la richiesta di registrazione con la strumentale accusa di aver delegittimato Israele. Nella lista ci sono molte fra le più conosciute organizzazioni umanitarie considerate da lungo tempo partner e interlocutori affidabil da Onu e organismi internazionali, da Oxfam a MSF, alla Caritas Internationalis e Action Aid.
Le nuove norme stabilite dai sionisti sono in aperta violazione di leggi nazionali e comunitarie, non solo nella parte che chiede una schedatura completa degli operatori, che peraltro operano alla luce del sole e sotto l'occhio dei droni degli occupanti. Per non avere o perdere l’accreditamento basta che l'organizzazione abbia fra i suoi operatori anche solo uno che secondo l'insindacabile giudizio del ministero degli Affari della Diaspora e Lotta all’Antisemitismo commetta reati escusivamente politici quali “appelli al boicottaggio di Israele”; “negazione di Israele come stato ebraico e democratico”; “supporto al terrorismo”; “delegittimazione di Israele”; “antisemitismo”, “sostegno scritto o orale a procedimenti legali contro cittadini israeliani”.
Il 30 dicembre, prima dell'enrata in vigore della legge capestro per le ong che operano in Palestina, i ministri degli Esteri di Canada, Danimarca, Finlandia, Francia, Islanda, Giappone, Norvegia, Svezia, Svizzera e Regno Unito, in una dichiarazione congiunta, si sono detti seriamente preoccupati “per il rinnovato deterioramento della situazione umanitaria a Gaza, che rimane catastrofica”, chiedendo a Tel Aviv di intraprendere azioni urgenti. E senza ulteriori indugi si sono rimessi al lavoro per sostenere i criminali nazisionisti e il loro genocidio a Gaza. Spicca nell'elenco la mancanza dell'Italia della neofascista Meloni che sostiene apertamente i criminali sionisti di Tel Aviv anche contro le Ong italiane.
In un comunicato del 2 gennaio la sezione italiana di MSF denunciava che la minaccia di Israele di negare la registrazione a Medici Senza Frontiere (MSF) e ad altre organizzazioni non governative internazionali (INGO) è un tentativo cinico e calcolato di impedire alle organizzazioni di fornire servizi a Gaza e in Cisgiordania, in Palestina, in violazione degli obblighi di Israele ai sensi del diritto internazionale umanitario. Negare l'assistenza medica ai civili è inaccettabile in qualsiasi circostanza, ed è spaventoso usare gli aiuti umanitari come strumento di punizione politica o collettiva. Ora è il momento di agire. Israele sta intensificando il suo grave attacco alla risposta umanitaria, minacciando direttamente l'assistenza medica e gli aiuti umanitari ai civili. MSF confuta inequivocabilmente le accuse mosse dalle autorità israeliane negli ultimi giorni. MSF non impiegherebbe mai consapevolmente nessuno coinvolto in attività militari, il che contraddice i nostri valori fondamentali e la nostra etica. Se le descrizioni di ciò che i nostri team vedono con i loro occhi a Gaza – morte, distruzione e le conseguenze umane della violenza genocida – risultano sgradevoli ad alcuni, la colpa è di chi commette queste atrocità, non di chi le racconta.
Le forze israeliane, continua il comunicato, hanno ucciso e ferito centinaia di migliaia di civili, distruggendo deliberatamente infrastrutture essenziali e prendendo di mira personale medico, operatori umanitari e giornalisti. Hanno preso il controllo di oltre metà della Striscia di Gaza, costretto la popolazione a vivere in aree sempre più ridotte in condizioni disumane e creato carenze di beni di prima necessità bloccando e ritardando l'ingresso di beni essenziali, comprese le forniture mediche.
Attualmente, MSF supporta un letto d'ospedale su cinque a Gaza e assiste una madre su tre durante il parto. Il supporto che forniamo non è sufficiente a soddisfare i bisogni dei palestinesi, eppure rimuoverlo avrà un costo terribile. Il fatto che Israele impedisca a MSF e a decine di altre organizzazioni di fornire servizi ai palestinesi, dopo che le forze israeliane hanno annientato il sistema sanitario di Gaza, rappresenta un'escalation degli attacchi perpetrati contro i palestinesi negli ultimi due anni.

Assopace Palestina: Continua la complicità del governo italiano con i crimini di Israele”
Sulla questione è intervenuta anche Assopace Palestina che nel comunicato del 31 dicembre denunciava che “la già annunciata decisione di Israele di impedire a 37 organizzazioni umanitarie internazionali di operare a Gaza e in Cisgiordania, tra cui Medici senza Frontiere, OXFAM, Care International, Norwegian Refugee Council, Danchurch Aid, oltre al blocco all’UNRWA e all’attacco alla società civile palestinese, mette in luce il grado di insolenza raggiunto dall’autorità di occupazione israeliana, anche per l’incapacità dei governi occidentali di difendere non solo il diritto internazionale e le istituzioni delle Nazioni Unite, ma anche le istituzioni dei loro stessi paesi”. Il comunicato dal titolo “Continua la complicità del governo italiano con i crimini di Israele”, in merito all'inchiesta di Genova aggiungeva che “il nostro paese, anziché difendere il diritto internazionale, si fa sempre più complice di un paese che, per l’impunità che gli è stata ampiamente concessa, si sente e agisce al di sopra di ogni legge e umanità. Per questo e molto altro, AssopacePalestina respinge con veemenza la campagna diffamatoria orchestrata da gran parte della stampa nazionale, dal Primo Ministro e da ministri del nostro governo contro un movimento, che in questi due anni di genocidio e pulizia etnica della Palestina, ha rivendicato verità, giustizia e autodeterminazione per il popolo palestinese”.

14 gennaio 2026