Il regime antipopolare, teocratico, oscurantista, misogino e reazionario degli ayatollah ricorre al massacro dei manifestanti
Appoggiamo la rivolta popolare iraniana. Trump e Netanyahu stiano lontano dall'Iran
Curdi e baluci aderiscono alla rivolta popolare. Partiti comunisti iraniani appoggiano la rivolta e attaccano il regime, Trump e Netanyhau
Il governo Meloni, Mussolini in gonnella, rompa i rapporti diplomatici con l'Iran
Nata nel cuore del Grand Bazar di Teheran alla fine di dicembre 2025 la protesta contro il carovita e la crisi economica e sociale in cui versa la popolazione, è dilagata rapidamente con scioperi e manifestazioni in molte città e province iraniane e si è trasformata in una vera e propria rivolta sociale e politica in tutto il Paese contro il regime antipopolare, teocratico, oscurantista, misogino e reazionario degli ayatollah.
Il crollo senza precedenti del valore del rial, l’aumento dell’inflazione, la stagnazione del mercato. la drastica riduzione del potere d’acquisto delle masse popolari, insieme alle sanzioni economiche e alle pressioni politiche dell'imperialismo americano e israeliano, hanno messo in ginocchio la popolazione. I prezzi dei prodotti alimentari sono aumentati del 72% rispetto all’anno precedente, mentre i costi medici e della salute sono cresciuti del 50%.
Una fiumana di manifestanti composta da giovani e anziani, uomini e donne, che con coraggio sfidano il regime urlando “Morte al dittatore” e togliendosi il velo, si è riversata nelle strade. È partita dai quartieri della capitale maggiormente ostili al regime, Mashhad, Bushehr, Shiraz e Isfahan e si è rapidamente saldata alle proteste delle minoranze nazionali, come quella curda e baloucia, che abitano le regioni più povere e emarginate del paese: mentre nella capitale vengono date alle fiamme auto, autoblindo e presi di mira i palazzi governativi uno sciopero generale è stato indetto l'8 gennaio in molte città curde dove si registravano scontri tra manifestanti e polizia. La repressione governativa è diventata sempre più violenta, con un alto numero di morti e arresti arbitrari. Una protesta coraggiosa e legittima, che ha tutto il nostro sostegno e che si pone in diretta continuità con le proteste per i diritti civili del gennaio 2018, del novembre 2019 e con il movimento “Donna, Vita, Libertà” del 2022, aggravate dal peggioramento economico e politico.
Allora come oggi il regime iraniano, con a capo l'ayatollah Khamenei, ha scatenato una feroce repressione contro la popolazione in piazza sguinzagliando forze antisommossa e agenti in borghese: nelle città come Lordegan, Kermanshah, Kuhdasht, Nahavand e Azna, i rapporti parlano dell'uso di gas lacrimogeni, spari e scontri violenti con morti, feriti e arresti di massa.
La repressione più feroce e sanguinosa si abbatteva nelle province del Lorestan e di Ilam. Le forze di sicurezza hanno proceduto ad arresti arbitrari di centinaia di manifestanti, anche di soli 14 anni, durante la dispersione delle proteste e nel corso di irruzioni notturne nelle abitazioni. Altri manifestanti feriti sono stati prelevati dai letti degli ospedali.
Amnesty International e Human Rights Watch hanno denunciato che varie forze di sicurezza, tra le quali i Guardiani della rivoluzione e le forze speciali di polizia hanno usato illegalmente fucili, pistole caricate con pallini di metallo, cannoni ad acqua, gas lacrimogeni e pestaggi per disperdere, intimidire e punire i manifestanti nelle piazze che protestavano in gran parte in modo pacifico. Le vittime, al momento che scriviamo, secondo le fonti ufficiali internazionali, sono già oltre duemila, tra cui diversi minori, molte migliaia i feriti e i manifestanti arrestati. La Fondazione Narges (creata e guidata dall'attivista iraniana Narges Mohammadi, insignita del Premio Nobel per la Pace nel 2023) diffonde notizie di sparatorie di massa ed esecuzioni contro i manifestanti da parte delle forze governative iraniane. Un massacro che va condannato fermamente. Il governo Meloni, Mussolini in gonnella, rompa subito i rapporti diplomatici con Teheran.
Dopo aver abbuiato Internet in tutto il Paese, per censurare ogni possibilità di raccontare al mondo la rivolta che cresce e anche la violenta repressione, le poche immagini e i pochi filmati che riescono ad arrivare fino a noi mostrano le vie di Teheran invase da migliaia di persone che coraggiosamente chiedono la fine della crisi, della repressione e della censura.
La tv di stato iraniana ha rotto il silenzio sulla rivolta nel paese solo per accusare “agenti terroristi” legati agli Stati Uniti e a Israele di aver appiccato incendi e fomentato la violenza, minacce e pressioni che influenzano le tensioni interne. Un modo per nascondere che ormai si aperto un baratro incolmabile tra il regime e la popolazione. Respingiamo con fermezza l'interventismo e le ingerenze imperialiste di dittatore fascista Trump e del nazisionista Netanyahu. Costoro si presentano come “sostenitori” della rivolta mentre la loro reale intenzione non è certo quella di liberare la popolazione dal regime degli ayatollah ma unicamente di fare dell'Iran, del suo territorio e delle sue risorse, un sol boccone. Stiano lontano dall'Iran, il cui destino deve essere deciso unicamente dal suo popolo. “Un intervento militare non servirebbe a nulla, né a cambiare il sistema né a difendere i manifestanti”, ha dichiarato un esponente del movimento “Donna, Vita, Libertà”.
Il Centro per il dialogo e la cooperazione dei partiti curdi nel Kurdistan orientale ha espresso sostegno alla rivolta, ribadendo l’impegno a sviluppare un lavoro congiunto per consolidare le proteste contro il regime.
Partiti comunisti iraniani appoggiano la rivolta e attaccano il regime, Trump e Netanyhau. In una Dichiarazione del Partito Comunista Iraniano (Marxista-leninista-maoista) si legge: “La Repubblica Islamica deve andarsene! Seppelliremo Khamenei l'assassino e l'intero sistema della Repubblica Islamica, che deruba, odia le donne e uccide le libertà! Abbatteremo le prigioni! Le carceri sono fatte per il leader della repubblica islamica, per i suoi politici, per la sicurezza e i leader militari, e per i saccheggiatori della sua economia, non per il popolo!
Distruggeremo il progetto fascista di Trump, Netanyahu il criminale di morte, e i loro seguaci iraniani per il futuro dell'Iran!
Combatteremo insieme ai popoli del mondo per liberare l'umanità da tutti questi nemici all'uomo e alla natura!
”
In due distinte dichiarazioni il Partito Tudeh dell'Iran (comunista) denuncia: “Condanniamo inequivocabilmente qualsiasi intervento dell’imperialismo statunitense, dello Stato genocida israeliano e dei loro complici interni nei delicati sviluppi del nostro Paese!
Una nuova ondata di proteste popolari, iniziata domenica scorsa in risposta alle intollerabili condizioni socio-economiche del Paese, si è notevolmente ampliata negli ultimi giorni. Questo movimento di protesta popolare, iniziato con uno sciopero nel bazar di Teheran, si è ampliato con la partecipazione di studenti provenienti da università di Teheran e di altre città del Paese, che chiedono cambiamenti radicali alla situazione attuale.
(…) Contrariamente a quanto afferma il dittatore al governo, questo movimento di protesta popolare non è la fabbricazione dell'imperialismo americano o del distruttivo regime israeliano, ma è il risultato diretto delle disastrose politiche economiche del Grande regime capitalista al governo, della corruzione diffusa, dell'insicurezza e della repressione di massa imposte al popolo dai leader del regime e dai loro associati. (…) Oggi, tutti noi dobbiamo concentrare tutti i nostri sforzi e le nostre energie per continuare ed espandere questa rivolta popolare fino a quando la vittoria non sarà raggiunta. La presenza diretta e la partecipazione diffusa di lavoratori, lavoratori, pensionati, funzionari, intellettuali e sezioni nazionali borghesi nel movimento popolare in corso sono essenziali per potenziarne la capacità. Costruendo solidarietà e unità tra tutte le forze sociali progressiste in questa lotta, dobbiamo cercare di affrontare contemporaneamente la dittatura al governo e le minacce dell'imperialismo americano. La mossa verso uno sciopero nazionale globale, per limitare la capacità della Repubblica Islamica di continuare a governare per poi scioglierlo completamente, oltre a cercare un governo di transizione nazional-popolare, con un referendum libero e democratico per determinare il corso futuro del Paese, sono tra le chiavi strategie da seguire.
Manifestazioni di sostegno con la lotta del popolo iraniano si sono svolte e si stanno svolgendo in tutto il mondo mentre il PMLI solidarizza col popolo iraniano col manifesto: Appoggiamo la rivolta popolare iraniana / Condanniamo il massacro dei manifestanti / Trump e Netanyahu stiano lontani dall'Iran / Il governo Meloni, Mussolini in gonnella, rompa i rapporti diplomatici con l'Iran.
14 gennaio 2026