Genova: Presidio al carcere di Marassi. Presente il figlio di Hannoun. Tra gli slogan più rilanciati “Meloni fascista sei tu terrorista”
Dal corrispondente di Genova de “Il Bolscevico”
Il 29 dicembre non meno di 300 attivisti hanno dato vita a Genova a un presidio, nei pressi del carcere di Marassi, in solidarietà col presidente dell’associazione dei palestinesi in Italia, Mohammad Hannoun. Alla rumorosa iniziativa di protesta hanno preso parte movimenti appartenenti all’area Pro Palestina, della sinistra antagonista, antifascisti e alcune sigle sindacali: Si Cobas, Osa, Cambiare Rotta.
Tra i partecipanti al presidio il figlio di Hannoun, Mahmoud, anch’egli indagato, il quale nel suo intervento ha dichiarato: “Oggi è solo la prima tappa di quello che faremo, delle manifestazioni, dei cortei, di tutte le attività che svolgeremo finché mio padre non uscirà da questo carcere. Io continuerò a lottare finché la Palestina non sarà libera dallo Stato genocida di Israele, e finché mio padre non uscirà da questo carcere dove è ingiustamente rinchiuso”.
Il presidio, a seguito di un breve corteo, è stato aperto dallo striscione “La solidarietà non si arresta. Liberi tutti subito. Palestina libera”. Durante la manifestazione, svolta in maniera pacifica ma determinata, sono state scandite molte parole d’ordine contro lo Stato sionista di Israele e contro il governo Meloni, molto rilanciato “Meloni fascista sei tu terrorista”. Sono stati esposti cartelli e striscioni, tra i più significativi “Israele ordina e l’Italia esegue”. Durante la manifestazione ha preso la parola l’Imam di Genova, Sahah Hussein: “Confidiamo nella giustizia italiana e non vogliamo entrare nel merito delle indagini, ma credo sia abbastanza evidente che ci siano delle criticità visto che le accuse arrivano da uno stato colpevole di genocidio a Gaza… L’inchiesta su Hannoun è un attacco al movimento Pro Palestina”.
Ed è sicuramente un attacco politico al vasto e impetuoso movimento che ha riempito le piazze italiane e del mondo in difesa del martoriato popolo palestinese. Un attacco politico inaccettabile soprattutto perché le prove della presunta colpevolezza del presidente dell’API, e della sua organizzazione, sono fornite dallo stato sionista israeliano, un soggetto che nessuno può definire neutrale, imparziale, e su cui incombe il giudizio, da parte della Corte Internazionale di Giustizia, pòer l’accusa di genocidio. Attacco raccolto per essere investito politicamente dal governo neofascista di Giorgia Meloni, Mussolini in gonnella (c’è da immaginarsi sia persino orgogliosa, di essere definita Mussolini in gonnella) nell’obiettivo di porre un freno, criminalizzando, quel movimento Pro Palestina che ha riempito le piazze italiane di antifascisti, di antimperialisti, di antisionisti.
Nell’interrogatorio di garanzia, tenuto il 30 dicembre nel carcere di Marassi, non avendo ancora avuto modo di leggere gli atti e conoscere con precisione le accuse rivoltegli, Mohammad Hannoun si è avvalso della facoltà di non rispondere. Ha rilasciato, tuttavia, una dichiarazione spontanea rivendicando che la sua attività di raccolta fondi era orientata a precise opere di beneficenza e di sostentamento al popolo palestinese e che nessun finanziamento era diretto ad Hamas.
Solidarietà al presidente dell’API, alla resistenza palestinese. Palestina libera dal fiume al mare.

14 gennaio 2026