Tramite un articolo di Salvatore Cingani
“Il Manifesto” trotzkista sposa le tesi di Putin sull'Ucraina
In un articolo del 24 dicembre scorso su "Il Manifesto" Salvatore Cingani sostiene apertamente le posizioni di Putin e dell'imperialismo russo sull'Ucraina.
Riferendosi all'editoriale di qualche giorno prima di Andrea Fabozzi circa una mobilitazione contro il riarmo e contro le guerre, Cingani si chiede se si debba lottare per il ritorno dei confini dell'Ucraina prima dell'invasione russa: “l’obiettivo di una mobilitazione della base sociale contro il riarmo non può essere una generica 'pace', ma una proposta concreta di soluzione inserita nel quadro di una politica estera alternativa.
Questa mobilitazione riterrebbe che una pace “giusta” sarebbe quella volta a reintegrare territorialmente l’Ucraina ante 2014? Oppure prenderebbe atto che l’affermazione del diritto non può soltanto stigmatizzare l’invasione russa che puntava illegittimamente a Kiev, ma anche il ruolo della Nato che abbaiava ai confini della Russia (papa Francesco), spinta da desideri di conquista economica e geopolitica? Deve soltanto denunciare il conservatorismo illiberale di Putin che trova sponda nel suprematismo trumpiano o anche puntare a disarticolare il neoliberalismo predatorio che, dopo aver generato il Frankstein del sovranismo, ha ripianificato lo sfruttamento delle popolazioni europee a vantaggio di poche élite economiche investendo sul riarmo, legittimato con la grande menzogna della minaccia dell’invasione russa dell’Europa? Deve solidarizzare – come è giusto – con la popolazione ucraina o anche protestare contro il suo governo che ha disatteso gli accordi di Minsk, bombardato per otto anni il Donbass e accettato(!) di fare del proprio paese carne da cannone per gli interessi occidentali, in linea con la miscela di mercatismo e nazionalismo che ne caratterizza l’ideologia?
Insomma un movimento contro il regime di guerra deve porsi come “terzo” rispetto alle parti, senza alcun cedimento filoputiniano(!) o filotrumpiano ma senza nulla concedere neppure alla retorica ideologica dei democratici americani di rito clintoniano-bideniano o a quella della maggioranza Ursula”
.
Sostenere questa tesi significa esattamente essere filoputiniani (non a caso il nuovo Zar del Cremlino viene definito solo "illiberale"), perché si giustificano e si rilanciano esattamente le sue tesi propagandistiche e le sue mire espansionistiche sull'Ucraina e non solo.
Significa coprire di fatto Putin sostenendo che l'attuale governo ucraino abbia bombardato il Donbass per anni in chiave antirussa, che sia un docile strumento nelle mani di Usa, Ue e Nato e che quindi l'invasione di Putin sia stata in qualche modo difensiva e non, come è nella realtà, un'aggressione imperialista in piena regola volta a negare la legittimità stessa dell'esistenza dell'Ucraina "inventata dai bolscevichi" come ebbe a dire Putin.
La guerra della Russia contro l'Ucraina viene quindi giustificata e spacciata come uno scontro fra le potenze dell'Ovest e la Russia che avrebbe reagito essenzialmente in chiave difensiva. Insomma la solita inaccettabile retorica propagandistica putiniana.
Il PMLI e "Il Bolscevico" hanno raccontato per anni prima dell'invasione russa del 2022 le contraddizioni tra i diversi imperialismi riguardo all'Ucraina, ma non si può negare in alcun modo che a scatenare la guerra e l'occupazione contro il popolo ucraino sia stato Putin, che ha condotto e sta conducendo una guerra imperialista, di rapina e di annessione classica contro un paese sovrano il cui popolo ha tutto il diritto, oltre che il dovere, di opporsi e di resistere in ogni modo contando anche sull'aiuto di altri paesi.
Non esiste una "terza via" nella lotta in questo caso contro l'imperialismo russo, o si sta con il popolo ucraino o con chi lo aggredisce, non è accettabile delegittimare la sua guerra di liberazione nazionale che va sostenuta indipendentemente dalle forze che si trovano alla sua testa.
Conosciamo benissimo le mire espansionistiche dell'imperialismo dell'Ovest anche sull'Ucraina, ma ciò non toglie che al momento quello che conta è che il popolo ucraino si liberi dalla sanguinosa invasione russa e ritrovi la sua sovranità e integrità territoriale.
È quella tra la Russia imperialista e l'Ucraina occupata la contraddizione principale, sostenere il carattere "difensivo" della guerra scatenata da Putin significa legittimarlo e indebolire così la lotta per l'Ucraina libera, indipendente, sovrana e integrale.
Lottare contro l'imperialismo russo non significa concedere un bel nulla all'imperialismo dell'Ovest o al socialimperialismo cinese.
Il contributo più grande nella lotta all'imperialismo che i sinceri antimperialisti italiani possono dare è innanzitutto la lotta contro l'imperialismo italiano, parte integrante della Ue imperialista e stretto alleato del criminale Trump e dei boia nazisionisti israeliani.
Ecco perché occorre lottare contro il nero governo Meloni che va buttato giù da sinistra e dalla piazza, contro il riarmo e per l'uscita dell'Italia dalla Ue e dalla Nato, lottando con ogni mezzo per evitare il coinvolgimento del nostro paese in un nuovo, sempre più probabile, conflitto mondiale.
L'imperialismo, fase suprema, monopolistica e terminale del capitalismo è in ultima analisi una tigre che divora e depreda i popoli di tutto il mondo, il vero nemico comune dei popoli, ma in prospettiva è una tigre di carta destinata a essere negata, liquidata e distrutta dalla rivoluzioni proletarie e dai movimenti di liberazione nazionale in lotta contro ogni imperialismo.
Ecco perché è attualissimo lo slogan della gloriosa Terza Internazionale di Lenin e Stalin: Proletari e nazioni oppresse unitevi!
Urge quindi lottare risolutamente contro ogni imperialismo, per la libertà dei popoli, l'indipendenza nazionale, per il socialismo.
14 gennaio 2026