Un'altra manifestazione del regime capitalista neofascista
Il garante meloniano sanziona i sindacati per lo sciopero senza preavviso pro Palestina
Cgil e i sindacati di base colpiti ricorreranno

La Commissione di Garanzia sulla legge 146 (che “disciplina” gli scioperi nei servizi pubblici) ha dichiarato illegittimo lo sciopero generale per la Palestina del 3 ottobre 2025, indetto in modo unitario dai sindacati di base e dalla Cgil con la parola d’ordine “Blocchiamo tutto” a supporto della resistenza palestinese e della Global Sumud Flotilla, mobilitando milioni di persone.
Una giornata straordinaria che dimostrò come le lavoratrici e i lavoratori, i giovani e gli studenti, che nelle settimane precedenti avevano incessantemente riempito le piazze di tutta Italia, condividevano la necessità dello sciopero generale e di farlo subito, non appena si è verificato un atto di gravità inaudita, di pirateria in acque internazionali, nei confronti di pacifisti che cercavano di forzare un blocco illegale e portare sollievo e aiuti umanitari a chi stava subendo da anni l’aggressione genocida da parte dei nazisionisti. Il tutto con la complicità dei maggiori paesi imperialisti e dell'Italia, che sostengono Israele.
Il garante non ha riconosciuto il carattere d’urgenza della mobilitazione, che permetterebbe di convocare uno sciopero senza i 10 giorni di preavviso previsti dalla legge. La Commissione ha sanzionato 20 mila euro di multa per ciascuna delle proclamazioni effettuate rispettivamente da Cgil, Cub/Sgb e Usb, nonché 10 mila euro di multa ai Cobas e 2.500 a Unicobas e Cobas Sardegna. Non solo, oltre alle multe dirette le organizzazioni sindacali potrebbero subire sanzioni accessorie come la sospensione dei distacchi e dei permessi sindacali o la sospensione dei contributi sindacali.
Una Commissione di garanzia sugli scioperi, così come quella sulla Privacy, nominata dal governo neofascista Meloni, che difatti vede molti suoi membri ammanigliati con Fratelli d'Italia e con il “cerchio magico” della presidente del Consiglio. Una Commissione fortemente sollecitata dalla Meloni, dagli altri esponenti neofascisti del suo partito e da Salvini, a prendere provvedimenti contro i sindacati. Un garante che in questo caso, con una sola mossa, mette in pratica due precisi mandati del Governo: contrastare qualunque mobilitazione avviata dai lavoratori contro la guerra e contro il Genocidio in Palestina, e al tempo stesso colpire il diritto di sciopero.
Per la Commissione il 3 ottobre non sarebbe stata valida la motivazione della “difesa dell'ordine costituzionale”, per cui non necessita il preavviso dello sciopero generale. Questa sarebbe giustificata unicamente nel caso “di situazioni di eccezionale gravità tali da mettere in pericolo le istituzioni democratiche”, come il rischio di colpo di Stato o di sovvertimento violento dell’ordinamento statale. Secondo questa interpretazione la “difesa dell'ordine costituzionale” non sarebbe valida quando lo sciopero è a garanzia che nessuno possa, tradendo il dettato Costituzionale, nella fattispecie l’articolo 11 della nostra Carta, portare il Paese in una situazione di guerra così giustificando violazioni del diritto internazionale: vendendo armi, e/o consentendone il transito, che verranno utilizzate di fatto per proseguire nel genocidio del popolo Palestinese, non assumendo nessun atto concreto di protesta nei confronti dell’attacco armato in acque internazionali a navi anche di nazionalità italiana, con a bordo cittadini e sindacalisti italiani.
I membri della Commissione si sono arrampicati sugli specchi, formulando argomentazioni contorte e prive di fondamento a supporto della loro decisione di elevare la multa, contraddicendo i precedenti pronunciamenti della stessa Autorità di controllo sull’esercizio del diritto di sciopero, espressi in occasione degli scioperi generali proclamati, con analoghe modalità a quello del 3 ottobre 2025: sia contro l’inizio della Guerra nel Golfo, sia contro la partecipazione dell’Italia alla guerra in Jugoslavia.
I sindacati hanno contestato la decisione della Commissione e hanno annunciato ricorso. “Colpire con una sanzione economica il diritto di sciopero quando si difende pace e valori costituzionali è una torsione inaccettabile, difendere la pace non è un abuso, ma un dovere di solidarietà. Pertanto - ha affermato la segretaria confederale della Cgil, Maria Grazia Gabrielli - impugneremo la delibera dinanzi al giudice ordinario”. Cub e Sgb confermano “la legittimità di una mobilitazione che ha interrotto il vergognoso silenzio e il complice immobilismo del Governo italiano nei confronti di Israele e del genocidio del popolo palestinese operato dall’Idf”. Per l'Usb il governo Meloni prova a vendicarsi dopo aver “sperimentato in quelle giornate tutta l’inutilità dei suoi dispositivi repressivi e dei decreti sicurezza di fronte all'espressione popolare”. “Non ci lasceremo intimidire dalla sua vendetta e ci prepariamo a tornare all’attacco”.
Al di là delle disquisizioni interpretative della legge 146/1990, questa sanzione della Commissione di Garanzia rappresenta un ulteriore manifestazione della forma neofascista assunta dal capitalismo e dal regime borghese nel nostro Paese. La stessa legge, approvata ben 35 anni fa con la complicità dei sindacati confederali, è un tassello dello smantellamento della Costituzione del 1948. Una legge che il PMLI ha sempre contestato, inquadrandola come parte integrante del Piano di Rinascita democratica della P2 di Licio Gelli che già negli anni '80 del secolo scorso preconizzava la 2a Repubblica neofascista.
Adesso che ci siamo completamente dentro (manca solo l'ufficialità del presidenzialismo), con questo governo guidato da Mussolini in gonnella Meloni, si mettono in pratica con grande solerzia le misure concrete del regime capitalista neofascista. “Decreto sicurezza” che limita le libertà di scioperare e manifestare e prevede misure per colpire tutti i fenomeni di marginalità sociale e allontanare dai “salotti buoni” delle città le persone “indesiderate”. Sgomberi di centri sociali, manganellate, repressione e criminalizzazione delle manifestazioni e del dissenso, leggi ad hoc per colpire chi solidarizza con i popoli oppressi, contro la resistenza palestinese, divieti contro le scuole dove si dibattono temi di attualità non graditi misure restrittive contro la stampa non allineata.
Sono stati presentati ben due Decreti Legge (Gasparri, destra, e Del Rio “sinistra”) per appioppare la condanna di antisemitismo a chi lotta contro il sionismo e Israele e sostiene la resistenza palestinese. Aggiungiamoci il decreto anti rave party , le misure che si accaniscono su chi commette piccoli reati (compreso donne incinte) contro l'accattonaggio, snellimento degli sgomberi senza tenere di conto dei soggetti più deboli. Tutto questo mentre prosegue la crociata del Governo contro i lavoratori e le loro libertà nei luoghi di lavoro, tra cui quello del diritto di sciopero. Altra crociata è quella contro la magistratura, che la si vuole pienamente assoggettata al potere politico.
Per questo diciamo da tempo che serve un fronte unito di tutte le forze antifasciste, democratiche e progressiste, anche parlamentari ma soprattutto lavoratrici e popolari, per buttare giù dalla piazza il governo neofascista Meloni, prima che riesca a fare altri e più gravi danni e consolidare irreversibilmente il suo regime capitalista neofascista.
 

14 gennaio 2026