Pugno di ferro del regime capitalista neofascista di Meloni, Mussolini in gonnella
Pioggia di denunce e multe sui manifestanti per la Palestina libera

Nel regime capitalista neofascista della Mussolini in gonnella Meloni, contestare il governo, ribellarsi contro l'apologia neofascista propagandata impunemente dai militanti di Gioventù nazionale (il movimento giovanile di Fratelli d’Italia) o peggio ancora schierarsi a sostegno della Resistenza palestinese contro il genocidio perpetrato dai nazisionisti israeliani, sono considerati reati molto gravi e tali da far scattare le manette perfino nei confronti di giovani studenti minorenni.
È quanto è successo a Torino dove, il 29 dicembre, su ordine del procuratore capo Giovanni Bombardieri, sei ragazzi di età compresa tra i 16 e i 17 anni sono stati arrestati e messi ai domiciliari con l’accusa di resistenza aggravata e lesioni a pubblico ufficiale. I presunti reati sarebbero stati commessi dai sei minorenni, tutti studenti del Kollettivo Einstein, che la mattina del 27 ottobre scorso sono coraggiosamente intervenuti per interrompere un volantinaggio organizzato da alcuni militanti dell'organizzazione neofascista “Gioventù nazionale – sezione D’Annunzio” (il movimento giovanile di Fratelli d’Italia) davanti al proprio istituto in Via Bologna.
La polizia, intervenuta a difesa dei neofascisti, aveva già provocatoriamente arrestato sul fatto un attivista del Collettivo Einstein che fu trascinato via con le manette ai polsi sotto gli occhi sbigottiti dell’intera comunità scolastica con l’accusa di aver ferito degli agenti con calci e pugni.
Accuse infondate e immediatamente smentite dalle testimonianze dei numerosi studenti presenti all'accaduto e dalle sequenze video e fotografiche che documentano l'inesistenza di qualsiasi contatto fisico con gli agenti che non sono state prese nemmeno in considerazione dalla questura e non servite ad evitare gli arresti agli altri 5 studenti coinvolti. Segno evidente di una vera e propria linea repressiva imposta da Mussolini in gonnella Meloni e messa in pratica dalle questure e dai giudici asserviti al regime capitalista neofascista per criminalizzare e colpire col manganello poliziesco e giudiziario chiunque osa protestare contro il governo. Infatti l'arresto dei sei studenti minorenni fa parte di una precisa strategia repressiva che da settimane sta colpendo gli attivisti e i manifestanti solidali con i movimenti sociali torinesi bersagliati oltre che dalle manganellate e dagli idranti di Piantedosi anche dai fogli di via, denunce, multe per migliaia e decine di migliaia di euro a testa e perquisizioni domiciliari a carico di tantissimi manifestanti che hanno preso parte alle manifestazioni del 18 dicembre scorso contro lo sgombero del Csoa Askatasuna, alle grandiose mobilitazioni di solidarietà con la resistenza palestinese,contro il genocidio nazisionista e le complicità del governo neofascista Meloni, al combattivo corteo del “No Meloni day” del 14 novembre per il quale è scattato anche l’arresto in flagranza differita di uno dei manifestanti. Nel mirino ci sono anche l’occupazione dei binari della stazione ferroviaria Porta Nuova avvenuta in occasione della manifestazione a sostegno della Global Sumud Flotilla del 22 settembre scorso; l’occupazione dei binari della stazione ferroviaria Porta Susa avvenuta in occasione della manifestazione a sostegno della Global Sumud Flotilla del 24 settembre scorso e la presunta “irruzione” all’interno della sede de La Stampa avvenuta il 28 novembre scorso.
Procedimenti in corso in numerose altre città italiane. A Bologna, dove parecchie decine di manifestanti stanno ricevendo proprio in questi giorni gli avvisi di inizio indagine che richiamano la norma del codice penale contro il reato di blocco alla circolazione, gli agenti della questura si presentano a casa degli indagati per consegnare loro la notifica della procura che fa riferimento alle manifestazioni del 26 settembre, quando almeno cinquantamila persone arrivarono a bloccare la tangenziale.
A Torino accade che in tanti stiano ricevendo multe per blocco ferroviario e attraversamento dei binari che arrivano fino a cinquemila euro. “Di fronte a questa ennesima forma di risposta repressiva e screditamento delle grandissime giornate di presa di parola contro il genocidio e l’economia di guerra – scrivono da Torino per Gaza – Invitiamo chiunque abbia ricevuto questo tipo di sanzione a contattarci. Chi lotta non è mai solo e insieme possiamo organizzarci senza lasciare indietro nessuno. In quei giorni le mobilitazioni popolari hanno per la prima volta messo in crisi il governo Meloni, che ora risponde tentando di scoraggiarle in tutti i modi possibili”.
Altre denunce vengono segnalate a Bergamo, Treviso e Catania, sempre relative alle manifestazioni in difesa della Flotilla. La polizia di Torino ha eseguito il 14 gennaio otto misure cautelari nei confronti di alcuni giovani, dai 15 ai 20 anni.
Cinque minorenni sono stati arrestati (due in carcere e tre collocati in comunità) con l’accusa di essere i maggiori responsabili degli scontri avvenuti il 3 ottobre e in particolare,quella a cui si riferisce l’indagine condotta dalla Digos, lo sciopero generale indetto dalla Cgil “in difesa della Flotilla, per Gaza”, che ha portato in strada 100mila manifestanti.
Per l’Assemblea studentesca di Torino, che riunisce diversi collettivi delle scuole superiori, si tratta di “una nuova operazione di rappresaglia dopo il movimento Blocchiamo tutto”. “Più di 100mila torinesi sono scesi in piazza, in una città blindata, per determinare la fine della complicità italiana nel genocidio a Gaza. Fuori i signori della guerra dalle nostre città, fuori l’industria bellica da Torino: non saremo la città produttiva per la vostra guerra”.
Dall'operazione denominata “Riot” emerge che le “azioni violente hanno provocato il ferimento di 12 operatori, il danneggiamento di diversi mezzi di polizia e di autovetture private, nonché dei beni mobili installati”.
I provvedimenti del 14 gennaio si aggiungono alle centinaia di denunce e multe per
migliaia di euro nei confronti di attivisti che in tutta Italia hanno manifestato a sostegno della Palestina da Torino a Massa Carrara, passando per Bologna, Taranto, Bergamo, Treviso e Catania.
Questi inaccettabili atti fascisti compiuti dal governo e dall'apparato repressivo dello stato ad esso asservito sono la dimostrazione del fatto che siamo in un regime neofascista nel quale vengono ridotti sempre più i residui spazi di democrazia borghese e messo in discussione il diritto stesso di manifestare contro il governo, l'imperialismo e il sionismo.
Ma sono anche la dimostrazione del fatto che la piazza è l'unica soluzione per liberarsi del governo neofascista Meloni, tanto per i suoi atti di politica interna, la sua politica economica antipopolare e di guerra, che estera la quale vede l'Italia parte integrante della Ue imperialista (che va distrutta cominciando a tirarne fuori il nostro paese) stretta alleata del dittatore criminale fascista Trump e dei nazisionisti israeliani.
Il governo teme la piazza, da qui il giro di vite repressivo contro i manifestanti, gli antifascisti, antimperialisti e antisionisti, i quali non devono lasciarsi intimidire ma continuare a protestare creando un ampio fronte unito per buttare finalmente giù da sinistra e dalla piazza il nero governo Meloni, come il PMLI sostiene fin dal primo giorno, per impedirgli di proseguire le sue politiche antipopolari, neofasciste, interventiste e di complicità nel genocidio del martoriato popolo palestinese.
Lottando per la libertà dei popoli oppressi da ogni imperialismo e avendo in mente fin da ora che bisognerà lottare con tutte le forze per impedire la partecipazione del nostro paese a un nuovo, sempre più probabile, conflitto mondiale imperialista.
Buttiamo giù il governo neofascista Meloni!
Palestina libera dal fiume al mare!
 

21 gennaio 2026