Con la “riforma” del governo degli Atenei, dell'ANVUR e del reclutamento dei professori
Il governo assoggetta e militarizza le università

Dopo il parlamento, la magistratura, la Corte dei Conti, la stampa, la scuola e la giustizia, il governo di Mussolini in gonnella Giorgia Meloni punta alla piena attuazione di un altro fondamentale tassello del “Piano di rinascita democratica” della P2 di Gelli e Berlusconi militarizzando e assoggettando l'Università e i centri di ricerca al controllo diretto del potere esecutivo.
I pilastri su cui si fonda la controriforma universitaria capitalista, neofascista e guerrafondaia Meloni/Bernini sono tre e prevedono la riforma del governo degli Atenei; la riforma dell’Agenzia Nazionale di Valutazione dell’Università e della Ricerca (ANVUR) e la riforma del reclutamento, già approvata dal Senato.
L'obbiettivo, come ha svelato senza mezzi termini il ministro della Difesa Crosetto in occasione del summit “Defence Summit 2025 – Un’Italia più sicura e difesa” di Roma il 4 dicembre 2025 è costruire un “ecosistema integrato in cui industria, università, centri di ricerca e difesa lavorino in sinergia” che ricalca il modello già adottato nell’Ungheria di Orbán e negli Stati Uniti di Trump e Vance.
L'iter legislativo per l'approvazione in tempi strettissimi è stato già blindato dal governo con un disegno di legge votato all'unanimità dal Consiglio dei ministri il 4 giugno scorso con cui si delega al governo e non al parlamento il riordino totale dell'assetto governativo, giuridico, economico e istituzionale dell’università a cominciare dalla governance interna, lo stato giuridico ed economico del personale, sistema di reclutamento e autonomia didattica e di ricerca.
Le nuove norme sono state incardinate come collegato alla legge di stabilità 2026 e rischiano di essere approvate entro l’anno senza essere nemmeno discusse in parlamento.
Come è avvenuto per le Nuove Indicazioni Curricolari Nazionali già imposte a partire dall'anno scolastico 2026/2027 con decreto attuativo del 10 dicembre 2025 dal ministro fascioleghista Valditara per la Scuola dell’infanzia e Scuole del Primo ciclo di istruzione, anche per la controriforma universitaria la ministra berlusconiana dell'Università e Ricerca Anna Maria Bernini si è ispirata al fascistissimo pensiero del sessantottino pentito, liberale e anticomunista, Ernesto Galli della Loggia che in un intervento dal titolo “I poteri delle nostre università” pubblicato sul Corriere della Sera del 10 aprile 2024 ha anticipato i capisaldi della controriforma invocando fra l'altro la fine dell'autonomia universitaria e dei centri di ricerca e auspicando il ritorno in grande stile a un sistema centralizzato come quello introdotto dalla fascistissima riforma del 1923 di Giovanni Gentile.
Governo degli Atenei
Per quanto riguarda il governo degli Atenei, già riformato dalla legge Berlusconi/Gelmini del 2010 in favore dei rettori e delle baronie universitarie, la controriforma Meloni/Bernini accentra ancora di più il potere nelle mani del ministro, dei rettori e dei baroni universitari. Il mandato dei rettori sarà raddoppiato, allungandolo fino a 8 anni attraverso l'introduzione di una sorta di plebiscito di conferma dopo 4 anni. La composizione dei consigli di amministrazione viene modificata introducendo un membro di nomina governativa ed eliminando la rappresentanza del personale tecnico-amministrativo in modo da garantire al rettore la maggioranza del consiglio.
ANVUR
L'Agenzia Nazionale di Valutazione dell’Università e della Ricerca, istituita nel 2006 e diventata operativa nel 2011 con l’insediamento del Consiglio direttivo, spacciata come il vaccino che avrebbe tenuto il mondo accademico al riparo dalle ingerenze del governo favorendo al contempo il miglioramento della qualità della ricerca e della didattica, viene di fatto trasformata in un organo di controllo diretto dell'esecutivo su tutto il sistema universitario e di ricerca attraverso la nomina di rappresentanti del governo all’interno dei consigli di amministrazione di tutti gli Atenei. Attraverso il controllo dell’ANVUR, già irregimentato col nuovo regolamento diffuso il 6 ottobre scorso che fra l'altro ne amplia i poteri, il governo avrà mano libera nel premiare gli Atenei “allineati” e “meritevoli” con maggiori fondi e risorse e, dall'alto lato, invece potrà penalizzare e colpire duramente chi invece si oppone e osa esprime dissenso e spirito critico nei confronti dell'esecutivo a tutto vantaggio delle Fondazioni e delle università private e telematiche; esattamente come fece Mussolini durante il fascismo, come ha già fatto Orban in Ungheria a partire dal 2020 e come sta provando a fare Trump negli Stati Uniti che ha già tagliato i fondi alle università a lui ostili inserendole insieme ai movimenti femministi, ambientalisti e omosessuali, nella lista nera degli infedeli che si oppongono alla crociata culturale scatenata dalla destra.
Fin dalla sua istituzione l'ANVUR fu concepita come strumento per gerarchizzare istituzioni e docenti attraverso un sistema di premi e punizioni. In quindici anni ANVUR ha costruito un apparato burocratico che ha messo in competizione fra loro Atenei, dipartimenti e singoli ricercatori per l’accesso alle risorse. Questa competizione, teoricamente fondata sulla “qualità e i risultati della ricerca”, si è di fatto trasformata in un mercimonio di favori e clientele basato sulla raccolta di “punti bibliometrici”: numero di pubblicazioni e numero di citazioni collezionati come le figurine Panini o i punti ai supermercati, che costituiscono gli indicatori quantitativi necessari per determinare le carriere e i finanziamenti istituzionali. Un sistema che, invece di favorire la ricerca, ha spinto professori e ricercatori a massimizzare i punteggi ricorrendo al cosiddetto doping bibliometrico: pratica molto diffusa nelle aule universitarie che permette ad esempio a un ricercatore di aumentare il numero di pubblicazioni chiedendo a un collega di inserirlo tra gli autori di un articolo a cui non ha contribuito; in cambio il ricercatore restituisce il favore menzionando a sua volta il nome del collega su una propria pubblicazione. Esistono addirittura anche le cosiddette paper mills, servizi che, dietro pagamento, aggiungono il nome del ricercatore ad articoli già pronti. Anche le citazioni possono essere manipolate: la pratica più banale è l’autocitazione sistematica; se non basta, si ricorre allo scambio organizzato di citazioni (citation rings) o ad agenzie specializzate che procurano citazioni a pagamento (citation mills).
Insomma, invece di abolire l'ANVUR e porre fine al vergognoso sistema di corruttele che lo circonda, la controriforma Meloni/Bernini invece ne modifica le modalità di nomina del consiglio direttivo, amplia le competenze e affida al governo e al ministro il potere di nominare direttamente anche il presidente e i membri del consiglio e indirizzare le decisioni delle rispettive commissioni: quella per la Valutazione della Qualità della Ricerca (VQR) in base alla quale vengono stanziati i fondi per la ricerca; e quella per l'Abilitazione Scientifica Nazionale (ASN) ossia la procedura ministeriale che abilita l'accesso alle carriere accademiche.
Reclutamento
In base a ciò, oggi, per ottenere la cattedra di professore universitario, sono necessari due passaggi. Il primo è il superamento dell’abilitazione scientifica nazionale (ASN): per poter essere valutati dalla commissione del proprio settore disciplinare, i candidati devono raggiungere le soglie di punti bibliometrici fissate da ANVUR. Solo dopo aver ottenuto l’abilitazione si acquisisce il diritto a partecipare ai concorsi banditi dalle università.
Dunque attraverso le soglie bibliometriche e le commissioni ASN e VQR il governo controlla tutto: i finanziamenti, le carriere e le linee di ricerca di interi settori disciplinari.
La controriforma non tocca minimamente la gestione clientelare, nepotista e localistica dei concorsi, utilizzati sia per il reclutamento sia per i passaggi di cattedra vinti in stragrande maggioranza dai candidati interni, anche perché meno costosi per l’ateneo. Anche se, come pare di capire, verrà abolita l'ASN l’intero processo di reclutamento rimane in mano alle commissioni locali di concorso e soprattutto del governo in quanto per accedere ai concorsi i candidati dovranno comunque superare le nuove soglie di punti bibliometrici che saranno fissate con un successivo decreto del ministro su proposta di ANVUR.
Insomma il governo di Mussolini in gonnella Meloni vuole il controllo totale della scuola, dell'università e delle ricerca pubblica per metterle al servizio del capitalismo e dell'imperialismo; taglia i fondi alle scuola e alle università pubbliche per incentivare le spese militari e il riarmo in nome della difesa degli interessi italiani in tutto il mondo.
Prima che sia troppo tardi, auspichiamo che le studentesse e gli studenti medi e universitari che per primi hanno assaggiato le manganellate e la brutale repressione poliziesca e giudiziaria di questo governo neofascista non si limitino a rivendicare i diritti costituzionali peraltro già ridotti in gran parte a carta straccia ma diano vita insieme ai lavoratori, ai disoccupati, ai pensionati, ai poveri a una grande rivolta di massa per affossare l'assoggettamento e la militarizzazione dell'università e delle ricerca, buttare giù il prima possibile questo nero governo e rivendicare il potere politico del proletariato per cambiare davvero l'Italia.

21 gennaio 2026