10 mila alla manifestazione organizzata dalla Cgil a Massa
In piazza a Massa contro la repressione del governo neofascista Meloni
Sostegno ai 37 indagati per lo sciopero generale e le proteste del 3 ottobre scorso. Diffuse ininterrottamente l'Internazionale, Bandiera rossa e Fischia il vento. Apprezzati la partecipazione e i volantini diffusi dal PMLI, “Buttiamo giù il governo Meloni, Mussolini in gonnella”.
Importante denuncia del Segretario generale Cgil Toscana Rossi: quello Meloni è un governo fascista che sta realizzando il piano della P2.
Dal corrispondente del PMLI per la Toscana
“La protesta non è reato” era scritto sullo striscione di apertura del corteo della manifestazione regionale organizzata dalla Cgil, che sabato 24 gennaio ha attraversato la città di Massa a sostegno di chi è stato denunciato in relazione allo sciopero generale del 3 ottobre scorso contro il genocidio dei palestinesi e a sostegno della Flotilla attaccata dai sionisti.
Il 10 gennaio la procura della Repubblica del tribunale di Massa ha notificato gli avvisi di conclusione delle indagini con l'accusa di invasione di binari, interruzione di pubblico servizio e manifestazione non autorizzata a 37 manifestanti. Negli stessi giorni la Polizia ferroviaria (Polfer) ha notificato ad alcuni degli indagati delle multe da 300 euro per occupazione dei binari. Accuse pretestuose e infondate, anche perché la circolazione ferroviaria era interrotta da ore per l'alta adesione dei lavoratori delle ferrovie allo sciopero generale.
Quel giorno, al culmine di una mobilitazione che durava già da settimane, le affollatissime manifestazioni organizzate in tutta Italia da Cgil e sindacati di base, culminarono spesso in blocchi ferroviari, stradali e portuali al grido di “blocchiamo tutto”. Il governo neofascista Meloni fin da subito aveva promesso misure e sanzioni contro sindacati e manifestanti per “sciopero illegittimo” e per aver utilizzato forme di lotta “che arrecavano danno alla collettività”; sopratutto non erano gradite e tollerate dal governo. E la repressione giudiziaria alla fine è puntualmente scattata.
L'iniziativa della procura di Massa non è un fatto isolato, ma rientra nella più generale campagna di criminalizzazione del dissenso e nell'offensiva mirata a restringere le libertà e i diritti democratico borghesi, imbastita dal governo guidato da Mussolini in gonnella Meloni. A suon di manganellate, arresti, imputazioni, multe, perquisizioni domiciliari e sgomberi si vuol mettere a tacere chiunque osa contestare la politica economica, repressiva e guerrafondaia del suo governo e l'infame complicità con i criminali di guerra Trump e Netanyahu.
Un’offensiva rivolta contro i lavoratori e le loro libertà nei luoghi di lavoro, tra cui quella del diritto di sciopero, contro chi solidarizza con i popoli oppressi e con la resistenza palestinese, contro gli studenti, i docenti e le scuole dove si denuncia il genocidio sionista e si dibattono temi di attualità non graditi al governo, contro centri sociali e culturali antagonisti, contro la stampa non allineata, contro chi vive i margini della società, contro chi occupa le case per mancanza di alloggi a buon mercato, contro i magistrati, ma solo quelli che non fanno sconto ai politici borghesi (bollati come “toghe rosse”), mentre nel caso di Massa diventano uno strumento per colpire il dissenso.
Per rispondere colpo su colpo al governo e per sostenere i 37 denunciati sono scesi in piazza più di 10mila manifestanti. Un lungo corteo ha invaso la città apuana, partendo proprio dalla stazione ferroviaria, per concludersi nella centrale Piazza degli Aranci. Il grosso dei manifestanti era organizzato dietro gli striscioni provinciali dalla Cgil e in particolare, oltre a quello di Massa Carrara, i più numerosi erano quelli di Pisa, Lucca e Livorno. In coda erano posizionati il sindacato Usb e Potere al Popolo.
Presenti alcuni sindaci della provincia, tra cui quello di Carrara, l'Anpi, l'Arci e delegazioni di lavoratori portuali di Genova e di Ravenna, nutrita la partecipazione degli studenti. Alla manifestazione hanno aderito attraverso un comunicato stampa il PMLI.Toscana e il Comitato provinciale di Firenze del PMLI e tra i partiti l'adesione è stata vasta, dal PD ad AVS, fino a Rifondazione, PCI, Sinistra anticapitalista, Carc. Un corteo colorato, tinto di rosso e con una moltitudine di bandiere palestinesi, con musica e slogan, dove si marciava mischiandosi gli uni con gli altri. Da un impianto sonoro venivano diffusi ininterrottamente l'Internazionale, Bandiera rossa e Fischia il vento.
Vi hanno partecipato alcuni compagni della provincia di Firenze che hanno tenute alte le bandiere del Partito. Al concentramento hanno diffuso il suddetto comunicato sotto forma di volantino, ben accettato da tutti, alcuni ce lo venivano a richiedere spontaneamente. I marxisti-leninisti sono stati ben accolti e hanno potuto scambiare diverse opinioni, sia con elementi nuovi che con vecchie conoscenze.
Diffusi anche i volantini del PMLI “Buttiamo giù il governo Meloni, Mussolini in gonnella”, che ritraggono il capo del governo con il manganello in mano e il fez in testa, inseriti pure nei “corpetti”. Quest'ultimi hanno attirato l'attenzione di molti partecipanti, che li hanno fotografati ripetutamente. “Bellissima e azzeccata grafica” ci ha detto un manifestante di Ravenna che poi si è rivelato far parte dei portuali di quella città, che hanno bloccato più volte carichi di armi destinati a Israele. Ci siamo lasciati invitandolo a scrivere a Il
Bolscevico
, che si mette a disposizione per dare notizia delle loro lotte.
Al comizio conclusivo il segretario provinciale Cgil di Massa Carrara si è lamentato dell'assenza del sindaco di Massa Francesco Persiani. Ma cosa c'era da aspettarsi da un leghista a capo di una giunta di destra? Anzi, costui, come ha denunciato lo stesso sindacalista, ha fomentato la paura, invitando i commercianti a tenere giù le saracinesche per “evitare danni” e bloccando la circolazione anche dove non necessario. Le decine di poliziotti e carabinieri erano comunque quasi tutti schierati a salvaguardia della sede di Fratelli d'Italia, che per tutta la settimana aveva lanciato attacchi e provocazioni contro la manifestazione.
Dal palco ha preso la parola una rappresentante della Global Sumud Flotilla, accusando il governo di essere fascista e di aver deriso i volontari anziché difenderli dai sionisti. Infine ha promesso che una nuova Flotilla sarà presto organizzata. Oltre ai sindacalisti della Cgil è intervenuto il responsabile provinciale dell'Usb Elia Buffa, uno dei 37 indagati della procura di Massa, che ha invitato a intensificare la lotta per buttare giù il governo Meloni. Interessanti e coraggiosi gli interventi di alcune studentesse che erano in piazza anche il 3 ottobre, che hanno denunciato le intimidazioni nei loro confronti da parte di alcuni dirigenti scolastici e delle istituzioni borghesi cittadine. Clima che ha favorito le minacce di alcuni gruppi fascisti che hanno imbrattato i muri degli istituti più combattivi.
Ha chiuso gli interventi il segretario generale Cgil Toscana, Rossano Rossi, che ha definito quello della Meloni un governo fascista, che sta realizzando il piano della P2. Registriamo con favore che abbia usato parole forti e chiare. Ricordiamo però come il “piano di rinascita democratica” di Licio Gelli è stato varato più di 40 anni fa, come denunciò a suo tempo, praticamente da solo, il PMLI. E in questi decenni è stato realizzato un pezzetto alla volta, senza interruzione di continuità, nemmeno con i governi di “centro-sinistra”. Certamente con Meloni è in atto l'accelerata finale. Rossi ha concluso ribadendo che se i procedimenti andranno avanti, la Cgil proclamerà lo sciopero generale per sostenere gli indagati e il diritto alla protesta e al dissenso.
28 gennaio 2026