Al referendum del 22-23 marzo 2026
VOTA NO PER AFFOSSARE LA CONTRORIFORMA PIDUISTA E FASCISTA DELLA GIUSTIZIA

Il 22 e 23 marzo 2026 si svolgerà il referendum sulla controriforma costituzionale della giustizia che porta il marchio di Giorgia Meloni, Mussolini in gonnella, e del suo fedele mastino anti-magistrati, Carlo Nordio. Un appuntamento che richiede la massima partecipazione attiva di tutti gli antifascisti, i progressisti e i sinceri democratici, affinché essa venga affossata con un NO tondo. Occorre tagliare le gambe al tentativo della destra neofascista compatta, sostenuto anche da diversi parlamentari, politici e intellettuali della “sinistra” liberale e riformista, di sottomettere i magistrati al potere esecutivo, come durante la dittatura mussoliniana e come preconizzato dal “Piano di rinascita democratica” della P2 di Gelli e Berlusconi.
Non a caso la figlia di Berlusconi, Marina, il più potente sponsor privato dei comitati per il Sì con le sue tre principali televisioni e i suoi fondi illimitati, aveva salutato l'approvazione della controriforma in parlamento sentenziando: “Ci sono vittorie che arrivano forse troppo tardi, ma restano grandi. Questa è la vittoria di mio padre”. Mentre in contemporanea, sul Tg1 Rai, la premier neofascista le faceva eco esultando per il raggiunto “traguardo storico”.
La separazione delle carriere tra pubblici ministeri e giudici ricalca infatti quasi alla lettera il piano di Gelli, che stabiliva di “separare le carriere requirente e giudicante” . Auspicava inoltre la “responsabilità del Guardasigilli verso il parlamento sull'operato del pm (modifica costituzionale)” . Obiettivo da realizzare anche attraverso la “riforma del Consiglio Superiore della Magistratura che deve essere responsabile verso il Parlamento (modifica costituzionale)”. È esattamente quel che prevede questa controriforma con lo sdoppiamento del Consiglio superiore della magistratura (CSM) - l'organo di autogoverno dei magistrati che sovrintende alle loro nomine e incarichi e decide le misure disciplinari – allo scopo di indebolirlo e minare la sua indipendenza.
È questo il vero obiettivo della controriforma piduista e fascista del governo Meloni: abolire di fatto e una volta per tutte la divisione dei poteri sottomettendo il potere giudiziario; e questo dopo aver già abolito di fatto quello legislativo, col parlamento ridotto ormai a ratificare senza discussione e a colpi di fiducia i decreti legge e gli altri provvedimenti del governo. Anche quelli palesemente incostituzionali e fascisti, come i decreti “sicurezza” da dittatura fascista; e perfino quelli che stravolgono pesantemente a destra la stessa Carta costituzionale, come questa controriforma della giustizia, passata attraverso quattro votazioni senza che il parlamento abbia cambiato nemmeno una virgola al testo firmato da Nordio e Meloni.
La separazione delle carriere ha infatti il fine di creare un corpo separato dei pubblici ministeri (pm) che risponda solo al ministro della Giustizia; il quale, quando sarà abolita l'obbligatorietà dell'azione penale (un provvedimento già pronto che il governo tiene coperto per non allarmare le elettrici e gli elettori), deciderà insindacabilmente quali inchieste perseguire e quali seppellire in qualche cassetto. Uno strumento del governo per applicare una giustizia di classe borghese, tanto spietata e punitiva con gli oppositori del regime capitalista neofascista e i meno abbienti, quanto indulgente e protettiva con i membri della classe borghese, i ricchi, i “colletti bianchi” e i politicanti borghesi corrotti.
Come hanno scritto i “Magistrati europei per la democrazia e la libertà” dell'associazione Medel, in un documento dello scorso novembre, la modifica costituzionale del governo italiano “elimina il principio della ‘unità’ della magistratura attraverso il quale la Costituzione ha posto il pubblico ministero al riparo della sfera di controllo dell’esecutivo, aprendo così la porta al controllo dall’esterno dell’ufficio di Procura e alla perdita della sua indipendenza” .
L'altro strumento con cui il governo si assicura il controllo sul potere giudiziario è la creazione di due CSM, uno per i pm e un altro per i giudici, entrambi più deboli e manovrabili dell'unico organismo attuale. Non solo a causa della divisione dei magistrati, attualmente facenti parte un unico ordine e distinti solo per funzioni, ma anche grazie all'elezione a sorteggio secco delle rispettive componenti togate, mentre i consiglieri “laici” sono estratti anch'essi a sorte, ma da due liste preconfezionate dal parlamento, cioè scelti soprattutto dalla maggioranza politica che sostiene il governo.
Inoltre, in aggiunta alla cancellazione del diritto di eleggere i loro rappresentanti, ai magistrati viene sottratta anche la giurisdizione disciplinare, devoluta ad un'Alta corte disciplinare eletta con lo stesso meccanismo punitivo del sorteggio “secco” a sfavore della componente togata. Non a caso, come ha ricordato il magistrato Nello Rossi in un'intervista a “Il Dubbio” del 27 dicembre dell'anno scorso, Almirante (allora segretario nazionale del Movimento sociale italiano) “fu il primo a presentare, nel 1971, una proposta di legge diretta a introdurre il sorteggio per la componente togata del Csm ed a spogliare il Consiglio superiore della giustizia disciplinare” .
È evidente da tutto ciò, e dalla “riforma” che ha ridotto fortemente i poteri della Corte dei conti, che l'obiettivo è anche quello di svincolare il governo Meloni, e più in generale il potere politico e tutte le articolazioni del regime capitalista neofascista, da ogni controllo di legalità da parte degli istituti costituzionalmente preposti. Gli è scappato detto anche a Nordio, che, rivolgendosi ai partiti dell'opposizione parlamentare, ha dichiarato che dopotutto “questa riforma gioverebbe anche a loro quando andassero al governo” .
Occorre pertanto andare a votare, e votare NO al referendum del 22 e 23 marzo, per sventare il disegno piduista e fascista di cancellare l'indipendenza della magistratura e sottomettere il potere giudiziario a quello esecutivo. E anche perché, se prevalessero i Sì Mussolini in gonnella trasformerebbe il risultato in un plebiscito a suo favore, per spianarsi la strada non solo verso la sua riconferma a Palazzo Chigi, magari con la legge elettorale fascista super maggioritaria che sta preparando, ma anche per completare il “Piano di rinascita democratica” con il premierato di stampo mussoliniano.
Rivolgiamo in particolare un appello alle astensioniste e agli astensionisti di sinistra ad andare ai seggi e votare NO, perché, data l'assenza del quorum prevista per i referendum costituzionali, darebbero altrimenti un involontario quanto immeritato vantaggio al fronte del Sì. Basta un solo voto in più per far vincere il Sì. Se astenersi alle elezioni parlamentari e locali è giusto, per delegittimare i partiti della destra e della “sinistra” borghesi e le marce istituzioni del regime capitalista neofascista, è altrettanto giusto partecipare invece ai referendum abrogativi e costituzionali, perché si tratta di decidere sì o no a specifiche questioni che riguardano la vita delle masse. E a maggior ragione quando la posta politica in gioco è così alta.
Invitiamo altresì le astensioniste/i di sinistra, le antifasciste/i e le anticapitaliste/i più coscienti ed avanzate/i, a prendere parte attiva alla campagna referendaria, unendosi al PMLI, per creare delle squadre di propaganda per il NO. Facciamo fronte unito con i Comitati per il NO che sono sorti in molte parti d'Italia per iniziativa di vari gruppi politici e associazioni, anche se non si condividono tutte le loro posizioni e parole d'ordine, come quella della “difesa” della Costituzione borghese del 1948, ormai diventata carta straccia e già controriformata a destra più volte, nel corso dei decenni, da tutti i governi di “centro-destra” e di “centro-sinistra”. Quello che conta adesso è essere tutte/i uniti per battere il governo Meloni, Mussolini in gonnella, e vincere la battaglia referendaria per affossare la controriforma piduista e fascista della giustizia.
 
Il Comitato centrale del PMLI
Firenze, 21 Gennaio 2026