Dopo aver mobilitato la magistratura per reprimere il dissenso
Valditara scheda gli studenti palestinesi
I balilla di Mussolini in gonnella Meloni invitano a denunciare gli insegnanti di sinistra

Dopo aver mobilitato la magistratura che nelle settimane scorse ha notificato una raffica di avvisi di garanzia, denunce, multe e mandati di perquisizione domiciliare a carico di centinaia di manifestanti, sindacalisti e studenti medi e universitari che nei mesi scorsi hanno denunciato nelle piazze di tutta Italia con scioperi, manifestazioni, presidi e blocchi stradali e ferroviari il genocidio del popolo palestinese e le complicità del capitalismo e del governo italiano, Mussolini in gonnella Meloni impone un altro giro di vite e intensifica la repressione del dissenso mobilitando anche i vertici delle istituzioni scolastiche e i balilla di “Azione Studentesca” per colpire gli studenti palestinesi residenti in Italia e gli “insegnanti di sinistra nemici della Patria”.
L'8 gennaio il ministro fascioleghista dell’Istruzione e del “Merito” Giuseppe Valditara ha diramato una doppia circolare indirizzata a tutti gli Uffici scolastici regionali e ai dirigenti scolastici intimandoli di segnalare in modo perentorio “entro e non oltre il 14 gennaio 2026 la presenza di alunni/studenti palestinesi” nelle scuole pubbliche italiane di ogni ordine e grado.
Si tratta di una vera e propria schedatura di massa su base etnica che richiama alla memoria le leggi razziali del 1938 contro gli ebrei.
Di fronte all'indignazione manifestata dalla stragrande maggioranza degli studenti, insegnanti e genitori, Valditara ha cercato di giustificare il gravissimo proclama neofascista precisando che si tratta di un semplice “censimento per favorire l’integrazione come avvenne con gli studenti ucraini”.
Una equiparazione che è smentita dai fatti dal momento che per accogliere gli studenti ucraini fu predisposto un piano nazionale straordinario di integrazione che coinvolgeva non solo le scuole ma anche le famiglie, mentre per schedare gli studenti palestinesi Valditara non adduce alcuna motivazione: nessun piano educativo, nessun progetto di integrazione, nessun sistema di accoglienza, nessun contatto con le famiglie; ma solo l'intenzione di intimidire, reprimere e ghettizzare migliaia di studenti e le loro famiglie su base razziale da parte di un governo neofascista e complice di genocidio.
Per l’Usb “è gravissimo che il ministero utilizzi le scuole come strumento di controllo e classificazione, ancora una volta assistiamo a una scuola piegata a logiche securitarie e politiche, lontane anni luce dalla tutela dei diritti dell’infanzia e dall’interesse educativo”. Mentre la Flc-Cgil ritiene “inaccettabile” che non ci sia “nessuna motivazione alla base della richiesta di dati che peraltro dovrebbero essere in possesso del Mim e quand’anche lo scopo fosse il monitoraggio delle azioni di inserimento, non può essere questa la modalità che assume caratteri evidentemente discriminatori... Il ministero non può chiedere alle scuole azioni selettive in nessun caso e men che mai su base etnica poiché non corrispondenti alle finalità costituzionali delle comunità educanti”.
Nel mirino di Mussolini in gonnella Meloni non ci sono solo gli studenti ma anche gli “insegnanti di sinistra nemici della Patria” contro cui nei giorni scorsi ha mobilitato i balilla di “Azione Studentesca”, il movimento legato a Gioventù Nazionale, l'organizzazione giovanile di Fratelli d’Italia.
A partire da dicembre scorso, i nuovi balilla hanno infatti lanciato a livello nazionale la campagna “Segnala i professori di sinistra nella tua scuola” con l'obbiettivo dichiarato di comporre delle vere e proprie liste di proscrizione con i nomi degli insegnanti da bandire e mettere all'indice perché osano contrastare l'ideologia, la cultura e il patriottismo neofascisti che il governo vuole imporre nelle scuole e nelle università di tutta Italia.
Per questo, dalla Sicilia al Friuli Venezia Giulia, i muri di diversi istituti sono tappezzati con cartelli, striscioni e manifesti che invitano gli studenti a denunciare “i professori che fanno propaganda” con l’obiettivo di redigere un “report nazionale”. Mentre sui volantini diffusi davanti alle scuole è riprodotto un Qr-code da scansionare per rispondere a un questionario con domande tipo: “Hai uno o più professori di sinistra che fanno propaganda durante le lezioni?” corroborata dall'invito: “Descrivi uno dei casi più eclatanti”.
In molte città, da Palermo a Cuneo, da Alba a Pordenone, studenti, insegnanti, genitori e diversi dirigenti scolastici hanno bollato l'iniziativa come “un fatto orribile, terrificante, che ci riporta indietro di un secolo, durante una delle pagine più buie del nostro Paese”.
A Prato addirittura “Azione Studentesca” ha imbastito sui social una vera e propria campagna di denigrazione contro gli studenti e i professori di sinistra del Liceo Carlo Livi che coraggiosamente si sono mobilitati e hanno rimosso uno striscione con l'invito a “segnalare i professori” accusandoli fra l'altro di aver organizzato lezioni di educazione civica sull’antifascismo “Invece di insegnare la voglia di libertà e di impegno per la Nazione”.Purtroppo c'è da dire che a Prato, come nel resto d'Italia, i neofascisti godono del sostegno non solo del governo ma anche della sottovalutazione della loro pericolosità da parte della cosiddetta “sinistra” che invece di mobilitare le masse per buttare giù dalla piazza la Mussolini in gonnella Meloni prima che sia troppo tardi, si limitano a rivendicare l'applicazione delle leggi e della Costituzione esattamente come fecero i riformisti negli venti che di fatto finirono poi per lasciare campo libero a Mussolini. Infatti al Liceo Livi di Prato, città medaglia d'argento per la Resistenza, la preside piddina non solo non si schiera a difesa dell'antifascismo ma addirittura tollera un insegnante di storia che si è dichiarato apertamente fascista, gira con vistosi tatuaggi nazisti, ostenta il saluto romano e porta i propri alunni, durante le gite scolastiche in Spagna, ad omaggiare i mausolei franchisti. L'umico provvedimento a suo carico assunto dalla dirigente scolastica è il divieto di insegnare storia alle classi quinte.
Debole anche la voce della Rete degli Studenti che definisce “vile e vergognosa la campagna di 'Azione Studentesca'” ma invoca il rispetto della “democrazia e la tutela del pluralismo” per respingere la “pratiche di delazione e intimidazione incompatibili con la scuola democratica”.
Allo stesso modo la Flc Cgil Friuli Venezia Giulia sottolinea come “l’iniziativa dei giovani di destra si ponga in modo strumentale al servizio dei partiti della maggioranza di governo impegnati in un attacco sistematico all’autonomia delle istituzioni scolastiche e degli organi collegiali”, condanna l’invito alla delazione e si limita a proporre la sostituzione dei metal detector imposti da Valditara con “una barriera invalicabile di 'fascism-detector'” invece di chiamare in piazza studenti e insegnati.

28 gennaio 2026