Il PMLI.Piemonte partecipa attivamente al corteo e, insieme a 200 realtà politiche, aderisce alla piattaforma di Askatasuna
Dal corrispondente del PMLI per il Piemonte
Sessantantamila manifestanti hanno risposto alla chiamata del CSOA Askatasuna di Torino, dando vita a una grande manifestazione nazionale contro il governo Meloni, la guerra imperialista e l’attacco repressivo agli spazi sociali e alle forme di organizzazione popolare. Una partecipazione ampia, combattiva e consapevole che ha confermato come a Torino esista un tessuto sociale e politico vivo, capace di reagire collettivamente all’offensiva neofascista in atto. Torino è davvero una città partigiana.
Alla piattaforma di Askatasuna hanno aderito oltre 200 realtà politiche, sindacali e sociali, tra cui il PMLI.Piemonte, presente alla manifestazione con una partecipazione visibile e organizzata, coerente con la linea di opposizione di classe al governo neofascista Meloni e alle sue politiche guerrafondaie e repressive. I manifestanti hanno apprezzato il Manifesto del PMLI contro Mussolini in gonnella. La mobilitazione, che ha visto manifestanti da tutta Italia e anche dall’estero, è stata talmente imponente da articolarsi in tre concentramenti tematici. A Porta Susa si è formato lo spezzone “Contro il governo della guerra, per casa, scuola e reddito”, che ha raccolto organizzazioni politiche e sindacali come il Partito della Rifondazione Comunista, Potere al Popolo, Cobas Scuola, Si Cobas, la Confederazione Unitaria di Base e il PMLI.Piemonte. Quest’ultimo ha scelto consapevolmente di collocarsi in prima linea, immediatamente dietro lo striscione di apertura, esponendo il cartello di solidarietà ad Askatasuna e contro il governo neofascista Meloni insieme alla rossa bandiera del PMLI, suscitando attenzione e consenso tra i manifestanti. A Porta Nuova si sono concentrati il Movimento No TAV, lo spezzone di solidarietà con il popolo palestinese in lotta contro l’occupazione sionista e le compagne e i compagni impegnati nella resistenza in Rojava, mentre un nutrito e combattivo spezzone del Movimento Transfemminista ha attraversato la città rivendicando diritti e autodeterminazione contro patriarcato e repressione. Il concentramento delle studentesse e degli studenti era invece a Palazzo Nuovo, sede storica delle facoltà umanistiche dell’Università di Torino, punto di riferimento anche per il comitato cittadino di Vanchiglia, il quartiere che ospita la sede del CSOA Askatasuna, vilmente sgomberato dal governo Meloni il 18 dicembre 2025.
Slogan, cori e bandiere di tutti i tipi hanno animato una manifestazione imponente, tra le più partecipate viste a Torino negli ultimi anni, segno evidente che l’opposizione sociale alle politiche del governo non è né marginale né isolata. Il significato politico della giornata è stato chiaro fin da subito. Esiste un’Italia che rifiuta l’assetto di guerra con cui il governo Meloni intende imporre lo stato delle cose. Un’Italia che difende gli spazi di aggregazione e organizzazione popolare, che respinge razzismo, discriminazioni e politiche securitarie, che si schiera dalla parte delle masse popolari che resistono all’imperialismo e che si oppone alla devastazione dei territori e alla militarizzazione della società. Quando vengono chiuse scuole dell’obbligo, quando interi quartieri vengono militarizzati, quando il dissenso viene sistematicamente represso e criminalizzato, quando decine di manifestanti vengono feriti, non siamo di fronte a eccezioni ma a un modello politico preciso. È l’orizzonte verso cui il governo e lo Stato borghese vorrebbero spingere l’intero Paese ossia controllo sociale, repressione del conflitto, riduzione degli spazi di agibilità politica per le masse popolari. Al termine del grande corteo di Torino sono state ascoltate le condivisibili parole della storica leader di Askatasuna, Dana Lauriola, che in corso Parco Regio ha sottolineato come la manifestazione abbia dimostrato la volontà concreta di gettare le basi per un movimento unitario di lotta. Un movimento capace di unire tutte e tutti coloro che sono disposti a opporsi al governo Meloni, alle sue politiche di riarmo, alla repressione degli spazi sociali e alla sistematica demolizione di ciò che resta dello “Stato sociale”. Da questa piazza emerge con chiarezza l’esigenza di un percorso di riorganizzazione sociale e politica dal basso, fondato sul conflitto e sulla partecipazione attiva delle masse popolari, contro la guerra, l’imperialismo e l’autoritarismo crescente dello Stato borghese. In questo quadro il PMLI dichiara fin da subito la propria disponibilità a partecipare a questo lavoro unitario di lotta, portando il proprio contributo politico e organizzativo nella prospettiva di un reale cambiamento della società. Per i marxisti-leninisti questo cambiamento ha un nome preciso e non equivoco: socialismo.
4 febbraio 2026