Un poliziotto uccide un migrante che gli agita una pistola giocattolo

Un agente di polizia nel pomeriggio di lunedì 26 gennaio, in via Impastato a Milano, ha ucciso Abderrahim Mansouri, nato nel 1997, passaporto marocchino, permesso di soggiorno valido rilasciato in Spagna con precedenti per spaccio, resistenza e rapina, appartenente al clan marocchino della famiglia Mansouri. L'agente di polizia, 40 anni, indagato per omicidio volontario ma non sospeso dal servizio, lavora come assistente capo al commissariato Mecenate, in via Quintiliano, e viene descritto come un uomo "di grande esperienza", encomiato per le sue operazioni nel mondo dello spaccio di Milano.
Secondo le sue dichiarazioni era andato al boschetto di Via Impastato, nel quartiere milanese di Rogoredo (dove si trova una delle più grandi piazze di spaccio d'Europa) mentre era in corso un operazione di polizia quando in penombra, tra le sterpaglie, ha visto muoversi almeno due figure: una fugge via, l’altra prima scappa e poi riappare all’improvviso.
"Quando siamo arrivati a circa venti metri – ha fatto mettere a verbale l’agente – la persona si è fermata. Ci siamo qualificati dicendo 'fermo polizia!' e lui ha tirato fuori dalla tasca un’arma puntandomela contro. Io che nel frattempo avevo aperto il giubbotto e fatto un passo per iniziare a rincorrerlo, ho estratto la pistola dalla fascia addominale e ho esploso un colpo nella direzione del soggetto".
Dopo il colpo, l’indagato si è avvicinato al corpo e ha spostato l’arma, che era "a quindici centimetri dalla mano": una Beretta 92 a salve, riproduzione della semiautomiatica d’ordinanza in uso alla polizia. "Ho sentito l’esigenza di allontanarla - ha detto l’agente al pm - perché la persona rantolava e la pistola era ancora nella sua disponibilità, ma non ricordo con esattezza".
Dieci minuti dopo sono arrivati i soccorsi e le volanti, che hanno perquisito il giubbotto del 28enne, trovandoci dentro modeste quantità di sostanze stupefacenti: eroina, cocaina e hascish.
Per la difesa dell'agente, la morte di Mansouri è un caso di legittima difesa.
Non la pensa così l’avvocata Debora Piazza incaricata dal fratello della vittima, che si è recata in procura per incontrare gli inquirenti. La famiglia di Mansouri vuole che sia "accertata tutta la verità,perché la versione dell’agente non convince affatto".
In difesa dell'agente di polizia si è schierato il vicepremier, il fascioleghista Salvini: "Durante un controllo antidroga nella periferia di Milano un nordafricano, irregolare e con vari precedenti, si avvicina puntando una pistola contro gli agenti (solo dopo si scoprirà che era a salve). Un poliziotto si difende, il balordo muore, l’agente viene indagato per omicidio volontario. Tutto sbagliato!... Nel nuovo pacchetto sicurezza abbiamo previsto una norma che eviti che gli agenti vengano automaticamente indagati dopo essersi difesi. Io sto col poliziotto" e annuncia l’articolo che dovrebbe trovare spazio tra il decreto e il disegno di legge che il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha annunciato al raduno della Lega a Rivisondoli.
Questo terribile omicidio è la dimostrazione da un lato della politica della "giustizia" e della "sicurezza" neofascista concepita dal nero governo Meloni, forte con i deboli e debole con i forti, una giustizia di classe borghese, tanto spietata e punitiva con gli oppositori del regime capitalista neofascista e i meno abbienti, quanto indulgente e protettiva con i membri della classe borghese, i ricchi, i “colletti bianchi” e i politicanti borghesi corrotti.
Politica che sarà rafforzata nel caso di una sciagurata vittoria del Sì al referendum del 22 e 23 marzo sulla controriforma piduista e fascista della giustizia,con l'assoggettamento definitivo del potere giudiziario a quello esecutivo.
Dall'altra è la dimostrazione del fallimento totale delle politiche neofasciste della proibizione sulle droghe, la cui produzione e distribuzione ingrassano i profitti dei vari clan e quindi delle mafie, che altro non sono che borghesia criminale, reclutando come manovalanza un esercito di disperati,sottoproletari e migranti (i cui diritti sono sempre più negati) che non possono essere messi in quanto piccoli spacciatori e corrieri sullo stesso piano dei responsabili del narcotraffico e dei vertici delle organizzazioni criminali.
Bisogna respingere con fermezza le nuove norme sulla sicurezza da puro fascismo mussoliniano del governo i cui cardini principali sono quattro, e riguardano punizioni più severe per i minori che compiono reati violenti, pugno duro sul dissenso, un nuovo e più stretto giro di vite su migranti e sulle ong, e tutele e agevolazioni per gli agenti per concretizzare una loro sostanziale e definitiva impunità.
Occorre lottare contro il proibizionismo: Istituire una politica di "riduzione del danno" per i consumatori di droghe "pesanti" attraverso la somministrazione controllata di eroina e metadone da parte di strutture pubbliche adeguate e nel rispetto della riservatezza del tossicodipendente, legalizzare la produzione, la distribuzione e il consumo dei derivati di canapa indiana (droghe "leggere"), anche per contrastare il monopolio delle organizzazioni criminali che lo utilizzano per indurre il consumatore a passare alle droghe "pesanti".
Istituire nelle scuole un'efficace informazione scientifica sull'uso delle droghe e i loro effetti, chiarendo bene le differenze tra quelle "pesanti" e quelle "leggere". Costruire presso ogni Asl attrezzati centri di assistenza e riabilitazione dei tossicodipendenti, con adeguati finanziamenti e personale specializzato e provvisti di pronto soccorso per i casi di overdose.
Depenalizzare il reato di consumo e di piccola detenzione di droghe come eroina, cocaina, ecc. Scarcerare tutti i tossicodipendenti che non debbano scontare altre pene per reati non collegati al consumo di droghe. Favorire il loro recupero in strutture sanitarie pubbliche.
Occorre fare fuoco e fiamme per la lotta per il lavoro stabile, a tempo pieno, a salario intero e sindacalmente tutelato per tutti i disoccupati e i migranti anche per impedire che vadano a ingrossare le file delle organizzazioni criminali, le quali comunque potranno essere distrutte definitivamente solo con il socialismo.
Anche questo triste caso dimostra che urge un largo fronte unito di lotta che abbia come obiettivo la cacciata del governo Meloni da sinistra e dalla piazza. Tutto il resto, incluse le diverse visioni di modello sociale sono al momento contraddizioni secondarie e vanno accantonate per dare forza a questa principale battaglia.
Poi, una volta cacciato l'esecutivo neofascista di Mussolini in gonnella, ognuno andrà per la sua strada; noi proseguiremo in quella verso il socialismo e il potere politico del proletariato.

4 febbraio 2026