Su decisione del governo del criminale Netanyahu
I sionisti si prendono la gestione diretta di tutta la Cisgiordania
Proteste nel mondo e scioperi nei porti del Mediterraneo a favore della Palestina

La mattina del 10 febbraio le informazioni delle agenzie sulla Palestina riportano di almeno quattro palestinesi uccisi in un attacco aereo sionista su una casa nella parte occidentale della città di Gaza e di incursioni, arresti di palestinesi e attacchi dei soldati e dei coloni sionisti in tutta la Cisgiordania occupata. Una cronaca del quotidiano genocidio palestinese dei nazisionisti completata questa volta dalla nuova dichiarazione dell'imperialista Trump contro l'annessione della Cisgiordania costruita pezzo per pezzo dal suo alleato, il criminale Netanyahu che il giorno successivo sarà alla Casa Bianca in visita ufficiale. A dire il vero già nello scorso ottobre, dopo il voto della Knesset a favore dell’estensione della sovranità dell'entità sionista “a tutte le aree dell’insediamento in Giudea e Samaria (la Cisgiordania, ndr)” proprio mentre i suoi inviati, il vice JD Vance e il segretario di Stato Marco Rubio erano in visita a Tel Aviv, aveva dichiarato che “ho dato la mia parola ai Paesi arabi, l’annessione non accadrà. E se accadesse, Israele perderebbe tutto il nostro sostegno”.
Parole al vento, come quelle attuali. Una “Cisgiordania stabile mantiene Israele sicura e si trova in linea con l'obiettivo dell'amministrazione di raggiungere la pace nella regione”, dichiaravano fonti della Casa Bianca all'agenzia Axios. Nulla di nuovo, la solita dichiarazione che copre l'annessione sionista dei territori occupati appena ribadita dalla riunione del gabinetto per la sicurezza del governo dei criminali sionisti dell'8 febbraio che ha deciso di estendere le regole del controllo sul 60% della Cisgiordania, assegnategli dagli accordi bidone di Oslo, alla restante parte sotto il controllo fittizio dell’Autorità palestinese o a gestione condivisa. Un meccanismo che renderà “legale” quello che esercito e coloni sionisti già stanno attuando in Cisgiordania.
Secondo le nuove regole saranno i sionisti tra le altre a gestire permessi di costruzione e demolizioni mentre viene agevolata la vendita di terre palestinesi ai coloni annullando una legge giordana che ne vietava il trasferimento a persone non palestinesi. La metà della città di Hebron, governata dall'Anp, ora di fatto passa sotto amministrazione degli occupanti, così come altri luoghi religiosi come Tomba dei Patriarchi e la Tomba di Rachele nella città palestinese di Betlemme.
Intanto il giorno seguente, il 9 febbraio, i soldati sionisti chiudevano Shuhada Street nella Città Vecchia di Hebron, bloccandone l'accesso ai residenti e impedendo loro di attraversarla e tornare a casa, denunciava l'agenzia palestinese Wafa.
Se non fosse chiaro il senso della decisione del governo sionista ci ha pensato il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich a ribadire un concetto più volte espresso dal criminale Nrtanyahu dichiarando che l’iniziativa mira a “rafforzare le nostre radici in tutte le regioni della Terra di Israele e a seppellire l’idea di uno Stato palestinese”.
Il ministero degli Esteri dell'Anp ricordava timidamente in un comunicato che “Israele non ha sovranità su nessuna delle città o dei territori dello Stato di Palestina e non ha il diritto di annullare o modificare le leggi” e il collaborazionista presidente Abu Mazen esortava Trump e l'Onu a intervenire su un provvedimento che rende palese come l'autorità palestinese sia ridotta a un ufficio in Ramallah che mette i timbri sulle decisioni prese dagli occupanti. Come conferma la notizia dell'agenzia Wafa sempre del 9 febbraio su un gruppo di coloni che bloccava il veicolo che trasportava il governatore di Salfit e il rappresentante russo presso l'Anp i visita nella zona. I coloni hanno bloccato l'auto, hanno lanciato minacce verbali e hanno impedito di proseguire la visita sul posto alla delegazione che in silenzio è tornata indietro. Un episodio simile a quello del 25 gennaio quando due carabinieri italiani in servizio al Consolato generale di Gerusalemme erano stati bloccati, "fatti inginocchiare sotto il tiro di un fucile mitragliatore e interrogati" da un colono o forse un soldato poco cambia mentre svolgevano un sopralluogo vicino a Ramallah. Seguiva una “durissima” nota di protesta del governo della neofascista Meloni con effetti a noi sconosciuti.
Stessa fine farà la condanna da parte di Arabia Saudita, Giordania, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Indonesia, Pakistan, Egitto e Turchia, il pacchetto messo insieme da Trump per gestire la seconda fase del suo piano di pace a Gaza, e altri paesi imperialisti contrari a qualsiasi “tentativo unilaterale di modificare la geografia o la demografia della Palestina” come dichiarava l'inglese Starmer.
Intanto il bilancio del genocidio palestinese continua a crescere e il 9 febbraio è arrivato a 72.032 morti e 171.661 feriti.

Sciopero dei portuali nel Mediterraneo a sostegno della Palestina
Il 7 febbraio si sono svolte manifestazioni a sostegno della Palestina in molte città da Ankara a Parigi, Stocolma, Tunisi (si legga l'articolo a parte) che hanno dato seguito a una mobilitazione arrivata fino al primo significativo sciopero internazionale dei lavoratori portuali svolto il 6 febbraio nei principali porti del Mediterraneo e del Mare del Nord, con adesioni anche in Sudamerica e Stati Uniti col blocco per 24 ore delle operazioni di carico e scarico. L'importante mobilitazione organizzata dal sindacato greco Enedep, basco Lab, turco Liman-Is, marocchino Odt (Marocco) e dall'itliana Usb ha rappresentato un momento di mobilitazione unitaria, dopo i numerosi blocchi di protesta nei rispettivi paesi, sotto lo slogan “I portuali non lavorano per la guerra”. Tra le richieste “l’immediata fine del genocidio dei palestinesi, compiuto da Israele col supporto degli alleati Usa, Ue e Nato”.

La Global Sumud Flotilla annuncia la più grande mobilitazione umanitaria per rompere l’assedio di Gaza a marzo
La Global Sumud Flotilla ha annunciato quella che ha definito “la più grande mobilitazione umanitaria della storia”, volta a rompere il blocco israeliano su Gaza, via terra e via mare, a marzo con la partecipazione di migliaia di attivisti provenienti da oltre 100 paesi, riportava una dichiarazione postata su X dall'organizzazione e rilanciata dal sito Infopal il 7 febbraio. L’operazione comprenderà una flotta marittima e un convoglio terrestre sincronizzato, la cui partenza è prevista per il 29 marzo 2026, con l’obiettivo di rompere l’assedio di Gaza con il coinvolgimento di migliaia di volontari provenienti da oltre 100 paesi in una risposta pacifica e coordinata ai crimini di genocidio, assedio, carestia e distruzione di vite civili a Gaza.
La flottiglia ha sottolineato che questo sforzo va oltre le missioni precedenti. Rappresenta una rivolta globale per porre fine al blocco e alleviare la crisi umanitaria a Gaza. La campagna coinvolgerà oltre 1.000 medici, infermieri e operatori sanitari, insieme a insegnanti, ingegneri, squadre di ricostruzione, investigatori di crimini di guerra e distruzione ambientale, dando vita a un’iniziativa internazionale globale a sostegno del popolo palestinese.

11 febbraio 2026