Contributi
Le falsificazioni della propaganda della neofascista Meloni sulle foibe
di Francesco Mandarano, antifascista militante
In una Italia che non ha mai fatto i conti con il proprio passato fascista e colonialista, né sul piano storico-culturale, né su quello politico, è invalsa l’abitudine scorretta di parlare di un singolo episodio della nostra storia, senza minimamente inquadrarlo nel periodo storico in cui tale evento si è verificato. Sarebbe come se alla mostra del Cinema di Venezia venissero proiettate soltanto le ultime scene di un film, senza alcun riferimento alle scene precedenti.
Questa è una concezione culturale errata e serve a manipolare la storia; in tale concezione si inserisce la “giornata del ricordo”, che verrà celebrata il 10 febbraio 2026. In tale giorno, ci saranno una serie di iniziative dove si parlerà delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata. Nessuno penserà di parlare della prima e della II guerra mondiale, nonché del fascismo e del nazifascismo. Singolare è, poi, il fatto che l’Italia ricordi un episodio finale del II conflitto mondiale, ma che nessuno pensi ad istituire il “giorno della vergogna”, che dovrebbe essere fissato per il 10 giugno di ogni anno.
In tal modo gli italiani potrebbero finalmente riflettere in assemblee e convegni sulla inutilità e sui danni che una guerra produce, tanto più quando essa è condotta contro potenze storicamente alleate, come la Gran Bretagna, o addirittura culturalmente molto vicine come la Francia.
Premesso quanto precede, abbiamo l'obbligo culturale e morale di esprimere un giudizio equilibrato sulla vicenda delle foibe, prima che la propaganda neofascista della Meloni e dei suoi sodali ci inondi di dati completamente errati e di psedo- riflessioni volutamente sbagliate. Purtroppo, queste pseudo-considerazioni trovano credito su alcune tv e su alcuni giornali, dove si parla di “italiani infoibati” senza, però, ricordare che quegli italiani durante il ventennio erano stati mandati da altre regioni nell'Istria e nella Dalmazia, proprio per italianizzarla e sottomettere i popoli di lingua slava. Come se questo non bastasse, dopo l’8 settembre 1943, questi italiani erano stati “ceduti” da Mussolini ad Hitler. Infatti, l’ex “duce”, Mussolini, oltre ad asservire dopo l'armistizio dell’8 settembre 1943, l’Italia del centro-nord ad Hitler con la creazione della repubblica fantoccio di Salò, ha ceduto letteralmente al terzo reich molte regioni italiane, quali il Friuli-Venezia Giulia, il Trentino-Alto Adige e la provincia di Belluno.
L’insieme di queste regioni costituivano la “zona di operazione” ed erano parte integrante della Germania nazista. Questa vicenda dimenticata è molto triste e dimostra che l’istrione Mussolini, che per ben venti anni aveva parlato di “patria”, di “Italia” e di “italiani” al momento opportuno dimenticava questi concetti e regalava la sua patria ed il suo popolo a Hitler, facendo così perdere a quelle popolazioni persino la loro identità di italiani.
La rabbia è tanta quando si pensa che dopo oltre 20 anni di retorica patriottarda si constata che tra i territori della repubblichina di Salò e le zone di “occupazione” c’era persino una frontiera, a riprova che le zone del confine orientale non facevano più parte né del regno d’Italia, né della repubblica fantoccio di Salò.
Possiamo affermare che per oltre venti anni il fascismo ha condotto sul confine orientale, cioè in Istria, Croazia e Dalmazia, una sistematica politica di pulizia etnica, abolendo le lingue slave e deportando molti abitanti di quelle zone in varie regioni d’Italia, dalla Puglia alla Sardegna. Inoltre, il fascismo ha italianizzato tutti i cognomi di origine slava delle persone abitanti in Italia.
Per quanto riguarda le province orientali dell’Italia di allora in tutte le scuole di ogni ordine e grado era obbligatoria la lingua italiana, senza alcun riguardo per le popolazioni di lingua croata o slovena che avrebbero voluto mantenere le loro tradizioni e la loro identità.
Per di più, il 10 giugno 1940 Mussolini entrava in guerra accanto alla Germania nazista nella impreparazione bellica più assoluta, tanto che il nostro esercito non solo non ha vinto la II guerra mondiale, ma non è stato neanche in grado di vincere una battaglia. Mussolini avrebbe fatto bene ad assecondare il desiderio di pace degli italiani, anziché mandarli in guerra allo sbaraglio.
Per quanto riguarda le foibe, c’è da dire che per venti anni in quelle cavità carsiche erano finiti gli antifascisti, sia italiani che sloveni o croati. Quando, poi, le sorti della guerra sono cambiate i partigiani di Tito hanno spinto nelle foibe non gli italiani, in quanto tali, bensì i fascisti, che li avevano oppressi e perseguitati.
Dal momento che i numeri hanno un loro significato e che oggi circolano cifre assolutamente esagerate, c’è da affermare che in totale il numero degli infoibati non supera i 700, prendendo in considerazione i due periodi cruciali quello dell'armistizio dell’8 settembre 1943 e quello di fine guerra di aprile-maggio 1945; tenuto conto dei cadaveri identificati e delle persone scomparse. È bene sottolineare ancora una volta che gli italiani finiti nelle foibe erano dei fascisti di provata fede che, spinti dalla propaganda di Mussolini, volevano colonizzare quelle terre e schiavizzare la popolazione.
Questo fenomeno delle foibe, che oggi viene ingigantito ad opera della destra politica e culturale italiana, nell’immediato dopo guerra non è stato trascurato né dagli inglesi né dagli americani, che hanno condotto delle inchieste che, però, hanno portato alla conclusione che il fenomeno dell’infoibamento c’era stato, ma era di portata irrilevante, tenuto anche conto dello sconvolgimento che la guerra aveva portato in parecchi Stati d’Europa.
In ogni caso, è da sottolineare che i partigiani italiani sono fuori da questa storia. In tutta la guerra di Liberazione c’è stato un solo scontro tra i partigiani bianchi e rossi, a Porzùs. In quella circostanza c’era tra i partigiani bianchi una donna, Elide Turchetti, indicata precedentemente da Radio Londra come spia dei nazisti. Pertanto, anche quell’episodio, più volte strumentalizzato, merita di essere inquadrato non come una lotta tra rossi e bianchi, bensì semplicemente come un tentativo dei partigiani rossi di difendersi dalle spie e dai traditori, che in quel periodo abbondavano.
A ben guardare, quelli che oggi parlano delle foibe dell’Italia e degli italiani, commettono volutamente un grave errore storico, in quanto dal '43 al '45 quelle zone non erano “Italia” bensì Germania nazista. Addirittura, c’è da ricordare e sottolineare che durante la repubblichina di Salò Mussolini ha iniziato questa polemica a favore degli “infoibati italiani”, dimenticando che per il suo spirito servile quelle persone non erano più italiani ma sudditi del terzo reich.
Parimenti, sia Mussolini che la Meloni dimenticano volutamente tutte le stragi naziste operate nel centro-nord d’Italia tra il 1943 ed il 1945 dai nazisti, che apparentemente si presentavano come “alleati”. Del resto, tutti coloro che piangono lacrime di coccodrillo sui 700 morti delle foibe non dicono una parola sui milioni e milioni di morti causati dalla II guerra mondiale, voluta da Hitler e da Mussolini.
Per di più bisogna sottolineare che l’esodo giuliano-dalmata è stata una libera scelta delle singole persone italiane, non certo un’imposizione delle autorità jugoslave del tempo. Addirittura, in molte zone alle autorità jugoslave avrebbe fatto comodo la permanenza di persone di lingua italiana, che erano inserite nella società ed il cui allontanamento ha creato un vuoto nella struttura amministrativa di quelle regioni.
Purtroppo, dobbiamo sottolineare che l’Italia è un Paese senza memoria e, dopo aver da tempo sdoganato il fascismo di Mussolini, quello al quale la borghesia ha aperto le porte il 28 ottobre 1922, cerca ora anche di sdoganare la repubblica fantoccio di Salò. La giustificazione di questa riabilitazione del fascismo e del nazifascismo viene rinvenuta nella circostanza che il popolo italiano, nel 1922, era stanco degli scioperi dei “rossi”.
La verità storica è ben diversa: la borghesia e gli agrari hanno armato le squadracce fasciste in funzione antioperaia e antibracciantile.
Come se questo non bastasse, oggi storici o presunti tali, nonché fascisti di tutte le risme, riabilitano persino il nazifascismo, cioè Mussolini, Graziani e Giovanni Gentile, con le motivazioni che questi personaggi avevano costituito la repubblica fantoccio di Salò, per evitare conseguenze peggiori al popolo italiano, facendo da cuscinetto tra i nazisti inviperiti per l’armistizio dell’8 settembre 1943, firmato dall’Italia, e la nostra popolazione.
Questa tesi è da respingere nel modo più assoluto e categorico: l’Italia del centro-nord tra il 1943 ed il 1945 ha subìto stragi inaudite di popolazioni inermi, ragion per cui non c’è stato, né ci poteva essere, alcun cuscinetto tra i nazisti feroci e sanguinari per partito preso e l’inerme popolo italiano.
In questa ottica di falsificazione della storia, si insiste nella vulgata chiaramente errata di sostenere che i partigiani di Tito hanno condotto una pulizia etnica contro gli italiani, in quanto tali. La verità è ben diversa: le reazioni jugoslave, ci sono state, non però, nei confronti degli italiani come tali, bensì esclusivamente nei confronti degli italiani di provata fede fascista, implicati fino al collo nelle nefandezze fasciste, che per oltre venti anni li avevano perseguitati.
Proseguendo in questa strada di voler a tutti i costi riabilitare il nazifascismo e di gettare discredito sui partigiani jugoslavi, si arriva a sostenere che gli “infoibati” sono stati decine e decine di migliaia, ma non si forniscono assolutamente i nomi e i cognomi. Noi, per amore di verità e per serietà di studiosi, indichiamo le persone infoibate con il loro nome e cognome. Tali affermazioni secondo le quali ci sarebbero migliaia e migliaia di infoibati, sono assolutamente errate e non supportate da alcuna documentazione. Le circostanze fondamentali che vengono taciute sono due: nelle foibe per oltre venti anni sono finiti gli antifascisti, sia italiani che slavi! Dal settembre 1943 al maggio 1945, l'Istria e la Dalmazia non erano “Italia” bensì terzo reich, in quanto province italiane cedute, assieme ad altri, dal servo Mussolini al suo padrone Hitler.
In un Paese come l’Italia, dove la storia si studia poco e male, la neofascista Meloni già l’anno scorso ha tentato l’affondo ed è ragionevole pensare che insisterà sull’argomento anche in questo giorno del ricordo: i milioni e milioni di morti causati dalla II guerra mondiale, scatenata da Hitler e Mussolini, nonché i sei milioni di persone di etnia ebraica, cittadini di Stati dell’est europeo, fucilati o sterminati nelle camere a gas, non hanno nessun peso e nessuna importanza.
Per la Meloni, per La Russa e per Lollobrigida e per i neofascisti di Casa Pound, Casaggi e Forza Nuova, nonché per tutti i neofascisti della galassia nera, solo gli “infoibati” meritano rispetto, gli altri milioni di morti sono “una tragedia” della storia. Noi abbiamo rispetto per tutti i morti ma rileviamo che non tutti i morti da vivi si sono comportati allo stesso modo. La ricostruzione dei neofascisti è di comodo, in quanto lo sterminio nei lager nazisti non è una “tragedia”, come un fulmine che cade dal cielo e che non ha paternità, è la conseguenza di una guerra di rapina, di conquista e di sterminio, voluta dai nazisti tedeschi, dai fascisti italiani e dagli imperialisti giapponesi.
A tal riguardo è bene precisare che le guerre “non scoppiano”, come un tuono improvviso, ma le guerre sono dichiarate e precedentemente preparate da uno Stato ai danni di un altro. Come dovrebbe essere risaputo, i popoli dalle guerre non hanno mai tratto beneficio e dovrebbero fare di tutto per imporre ai loro governanti di non ricorrere mai alla guerra.
Infine è bene precisare che, chi come la neofascista Meloni falsifica la storia parlando ingiustamente di foibe, come stragi organizzate dai comunisti italiani, è la stessa persona che erige sacrari a Rodolfo Graziani, vuole mandare la marina militare contro i naufraghi del Mediterraneo, organizza feste in onore dello squadrista Italo Balbo ed ha fatto intitolare piazze e vie d’Italia ad esponenti del passato regime fascista.
Difatti, sempre per ordine della Meloni, sciamana dell’era moderna, a Grosseto c’è una strada per Giorgio Almirante, mentre ad Omegna (Verbania) è stato deliberato di intitolare una strada o una piazza al generale Armando Diaz, enfaticamente chiamato il duca della Vittoria (Vittorio Veneto 1918, I guerra mondiale), ma che in concreto è stato un generale che ha convinto Vittorio Emanuele III a non firmare nell’ottobre 1922 lo “stato di assedio” ed invece ha fatto chiamare Mussolini al governo. Il futuro duce lo ricompensò facendolo ministro della guerra nel suo primo governo. I due marciarono insieme per alcuni anni e trovarono il modo di dare lo stipendio dello Stato italiano agli squadristi fascisti, costituendo la milizia volontaria per la difesa dello Stato: un esercito privato agli ordini ed al servizio di Mussolini.
Personaggi come Mussolini, Gentile, Graziani e Diaz, capi del regime fascista, dovrebbero essere additati alle future generazioni con l’epiteto a loro più confacente: traditori dell’Italia e della democrazia, guerrafondai e sterminatori dei popoli!
I partigiani e gli antifascisti italiani, oggi come negli anni 1943-1945, hanno ben altra visione del mondo e gridano con forza al mondo intero: Pace tra gli Stati! Democrazia, libertà e benessere per i popoli!
11 febbraio 2026