Sardegna
Una ricerca attesta la disastrosa gestione della sanità da parte della giunta Todde di “campo largo” borghese
Dal corrispondente di Sassari de “Il Bolscevico”
Dallo studio di Up Research sull'assistenza sanitaria nel 2025 risulta che quattrocentomila sardi su 1.561.339 abitanti, quasi un quarto, ha rinunciato a curarsi a causa della lunghezza dei tempi di attesa, del blocco delle prenotazioni per saturazione dei reparti sovraccarichi, della mancanza di disponibilità economica per ricorrere alle strutture private.
Almeno una volta il 78% dei pazienti ha fatto ricorso ai servizi della sanità privata, con conseguente aumento dei prezzi delle prestazioni erogate a causa del crescente eccesso di domanda sull'offerta: la combinazione dell'indisponibilità economica dei bilanci familiari e dell'aumento dei prezzi delle prestazioni private, ha causato un maggior ricorso all'indebitamento con le società finanziarie che hanno registrato il +4,3% per motivi di cura sul totale prestiti erogati nell'isola.
In attesa dell'accordo di coalizione per nominare il successore del dimissionario Bartolazzi, la Todde è anche titolare dell'assessorato alla sanità ma è evidente l'impossibilità, da presidente, di dedicare quanto necessario a tale settore di fondamentale rilevanza sociale: del resto la coperta è corta dato che il Consiglio regionale ha approvato una legge finanziaria 2026 poco differente dallo storico gestionale, non disponendo di ulteriori risorse per investimenti rilevanti di parte corrente e capitale e sul quale la sanità grava per un terzo (3,5 miliardi) della spesa.
In questo scenario disastrato e disastroso di accorpamento dei servizi sanitari territoriali e di vacanza delle sedi di medicina di base, cause dell'allontanamento dell'assistenza dai centri minori e dell'intasamento dei presidi nei centri maggiori (vedi anche Il Bolscevico n° 46/2025), i sindacati della Funzione Pubblica CGIL e UIL denunciano la situazione a Sassari durante il partecipato presidio di protesta contro l'inerzia della Regione tenuto davanti all'Ospedale Civile per aver superato "ogni limite di tollerabilità": il pronto soccorso è al punto di implodere con tempi di attesa lunghissimi, addirittura di giorni a seconda del codice più o meno urgente assegnato, in quotidiana emergenza per insufficienza di personale; l'Azienda Ospedaliero Universitaria svolge il ruolo di centro di riferimento per tutto il nord Sardegna, senza adeguato incremento di personale a tutti i livelli e di risorse, specialmente nelle aree di medicina, geriatria, cardiologia, negli ospedali di Alghero e di Ozieri dove il sovraffollamento è strutturale; in radiologia i tecnici radiologi sono al 60% delle necessità compromettendo l'abbattimento delle liste di attesa e il pieno utilizzo dei macchinari.
I sindacati funzione pubblica CGIL e UIL minacciano a parole lo stato di agitazione e lo sciopero ma hanno pronto un piano di concertazione (cocciutamente incuranti di averne firmato uno ad agosto 2025 per abbattere le liste d'attesa rimasto lettera morta) per un tavolo preliminare con Regione, Università, Azienda Ospedaliero Universitaria per mettere una pezza al sistema sanitario, con una copertura finanziaria da definire e reperire e chissà se, come e quando sopravviverà ai numerosi e tortuosi passaggi dell'organizzazione politico-normativa-istituzionale borghese nei vari, molteplici e ramificati livelli di competenza: ancora una volta vitali esigenze delle masse popolari invece di trovare soddisfazione attraverso la mobilitazione diffusa per scaturire nello sciopero generale regionale contro le responsabilità nel disastro sanitario della Regione del “campo largo”, vengono reindirizzate agli ovattati e improduttivi ambiti istituzionali.

11 febbraio 2026