Ancora morti, distruzioni e criminali attacchi russi agli impianti energetici in Ucraina
Segna il passo l’avanzata russa, tiene e contrattacca la Resistenza ucraina
Zelensky: “Il mondo non deve chiudere gli occhi davanti agli attacchi russi”
"Solo nella scorsa settimana, la Russia ha lanciato più di duemila droni, 1.200 bombe aeree guidate e 116 missili di vario tipo sulle nostre città e sui nostri villaggi. Quasi ogni giorno colpiscono impianti energetici, infrastrutture logistiche ed edifici residenziali. E questo avviene nonostante siano in corso sforzi diplomatici per la pace. Il mondo non deve chiudere gli occhi davanti agli attacchi russi". A scriverlo, su X, è il 7 febbraio il presidente ucraino Zelensky. "Quando non c'è una risposta globale, gli attacchi diventano più frequenti e sempre più brutali", ha continuato. "Questo può essere fermato attraverso un sostegno concreto all'Ucraina e alla nostra difesa . Abbiamo bisogno di missili per i sistemi di difesa aerea e di armi per i nostri soldati, che ogni giorno respingono questa aggressione. E affinché la diplomazia funzioni, è essenziale esercitare una pressione costante sulla Russia. Il prezzo di questa guerra per loro deve essere così alto da renderla insostenibile per la Federazione Russa. Grazie a tutti coloro che stanno lavorando con noi per proteggere vite umane e avvicinare una pace giusta", ha concluso.
Un’altra settimana di morti e distruzioni in Ucraina con l’apice del 4 febbraio, con la strage al mercato di Druzhkivka, 7 morti e decine di feriti civili con le criminali bombe a grappolo dei nazizaristi russi, ma anche con intere città al ghiaccio senza elettricità e riscaldamento. Tanto che il 9 febbraio dopo gli ultimi attacchi russi in Ucraina, le situazioni più difficili "si registrano ancora nella capitale: più di 1400 edifici residenziali di Kiev sono senza riscaldamento", ha scritto su Telegram il presidente ucraino. Nella regione di Kherson, "6 insediamenti si trovano in condizioni energetiche difficili a causa dei continui attacchi dei droni e, di conseguenza, in circostanze estremamente complesse per la ricostruzione. Le autorità regionali devono garantire un lavoro supplementare in questo senso, sia in termini di protezione che di ricostruzione", ha spiegato Zelensky.
Il 3 febbraio un attacco aereo russo su Kiev ha danneggiato un famoso monumento sovietico che commemora la vittoria sui nazisti. A dichiararlo è stata la ministra della Cultura ucraina, definendo l'attacco - e le sue conseguenze - tanto "simbolico" quanto "cinico". "I russi hanno danneggiato la Hall della Gloria del Museo Nazionale di Storia Ucraina della Seconda Guerra Mondiale, ai piedi del monumento alla 'Madrepatria'", ha annunciato Tetiana Berezhna. "È sia simbolico che cinico: lo stato aggressore colpisce un luogo di memoria della lotta contro l'aggressione nel XX secolo, ripetendo i suoi crimini nel XXI secolo".
Buone notizie giungono dal campo di battaglia. L’avanzata russa segna il passo. Dopo i relativi successi degli invasori nazizaristi degli ultimi mesi del 2025, gli ucraini adesso stanno tenendo bene e in alcuni casi anche contrattaccando. Secondo i dati forniti da Deep State, il sito di analisti militari ucraini che in genere non risparmia nulla ai comandi di Kiev ed è seguito nelle accademie di tutto il mondo, a novembre l’esercito russo aveva occupato 505 chilometri quadrati, a dicembre sono scesi a 445, ma a gennaio si fermano a 245. E la cosa grave per lo stato maggiore di Mosca è che le perdite di uomini e materiali non sono affatto diminuite. Il che significa che nelle ultime settimane i comandi russi hanno utilizzato le stesse risorse di quelle precedenti, ottenendo però il 50 per cento dei risultati. Importanti sviluppi che spiegherebbero tra l’altro le piccole avanzate degli ucraini a Kupiansk e in alcune aree attorno a Pokrovsk, che già a novembre il nuovo zar del Cremlino e criminale di guerra Putin considerava battaglie vinte. Si stima inoltre che Putin non sia in grado di rimpiazzare la perdita di circa 1.000 soldati al giorno degli ultimi tempi. Nota Biletskyi, uno tra i più noti ufficiali del Terzo Corpo d’Armata ucraino: “Non può più sperare di prendere il Donbass nel 2026. Se lo blocchiamo sino a fine primavera, poi dovrà negoziare seriamente”.
Un cessate il fuoco temporaneo o il congelamento del conflitto ucraino sono inaccettabili per Mosca, ha ribadito il 6 febbraio la portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova. "Saranno utilizzati dall'Occidente - l'Occidente collettivo o alcuni dei suoi rappresentanti - per rafforzare il potenziale militare del regime di Kiev e, naturalmente, tentativi di una rivincita militare armata", ha affermato. "C'è bisogno di accordi e meccanismi affidabili e legalmente vincolanti che garantiscano la prevenzione della ripresa della crisi", ha affermato. Tali accordi possono essere basati sugli "accordi raggiunti nella primavera del 2022 durante diversi round di colloqui russo-ucraini in Bielorussia e Turchia", ha affermato Zakharova. "Durante i colloqui del 2022, i membri permanenti del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, così come Germania, Israele, Italia, Canada, Polonia e Turchia avrebbero dovuto diventare garanti dell'accordo", ha affermato. "Questo elenco, tra l'altro, è cambiato costantemente", ha affermato. "Come saranno raggiunti i possibili accordi futuri e chi saranno esattamente i loro garanti sarà mostrato dai risultati dei nuovi colloqui, dal nuovo processo di negoziazione, quando inizieranno, quando si verificheranno", ha affermato Zakharova. Insomma per Mosca spetta a Kiev prendere le "decisioni pertinenti" per favorire un accordo di pace, e finché non lo farà, la Russia continuerà la sua "operazione militare speciale". Lo ha detto il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, citato dall'agenzia Ria Novosti. La posizione della Russia per la risoluzione del conflitto è "estremamente chiara, ben compresa sia dal regime di Kiev che dai negoziatori statunitensi", ha aggiunto Peskov.
11 febbraio 2026