Col nuovo documento strategico del governo neofascista
L'Italia imperialista di Meloni rivendica il suo spazio in Artico
Vantando il suo rapporto storico e la presenza di imprese italiane anche militari in quella Regione
Sulla scia delle ambizioni fascioimperialiste di Trump che vorrebbe strappare il controllo della Regione a Russia e Cina, il 16 gennaio il governo neofascista Meloni ha presentato un nuovo documento strategico col quale l’imperialismo italiano rivendica il suo spazio nell’Artico.
Titolato “L’Italia e l’Artico: i valori della cooperazione in una regione in rapida trasformazione”, il testo illustrato a Villa Madama a Roma dai ministri degli Esteri, Antonio Tajani, quello della Difesa Guido Crosetto e la ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini, oltre a diversi graduati delle forze armate in alta uniforme e altri ufficiali in veste civile, parte dall’analisi dell’”andamento più conflittuale delle relazioni internazionali, che ha trasformato l’Artico in un luogo di crescente competizione. La crisi del Consiglio Artico – vi si legge ancora - dopo l’invasione russa dell’Ucraina, la militarizzazione della regione, il rapporto di più stretto partenariato tra la Federazione Russa e la Cina anche nel quadro artico, la fine della neutralità di Svezia e Finlandia a seguito del loro ingresso nella NATO e la posizione americana sulla Groenlandia sono alcuni tra i maggiori fattori di cambiamento, che richiedono anche all’Italia una più profilata attenzione rispetto alla dimensione securitaria dell’Artico”.
Vantando il suo rapporto storico con le ripetute spedizioni partite dall’Italia addirittura dal Quattrocento fino ai giorni nostri e la presenza attuale di imprese nostrane, anche e soprattutto militari, in quella Regione, l’imperialismo italiano si sente insignito del diritto di far sentire la sua voce, tanto che “Lo sviluppo delle rotte artiche sta disegnando interconnessioni nuove che potrebbero rivoluzionare il commercio marittimo mondiale”. Dunque dalla futura Rotta marittima settentrionale, che potrebbe attirare il 40-50% del naviglio commerciale oggi in transito per Suez, gli idrocarburi – “secondo le stime più accreditate la regione possiede circa il 30% delle riserve mondiali di gas e circa il 13% di quelle di petrolio non ancora scoperte” – e i data centre, che potrebbero sfruttare il raffreddamento naturale dell’area, risultava chiaro fin dal principio che il punto della giornata non era il clima, non i problemi legati allo scioglimento dei ghiacciai e all’innalzamento degli oceani o all’inquinamento. Il messaggio è stato chiaro: l’Italia c’è e se c’è da spartirsi risorse è pronta.
Accanto alla ricerca, cavallo di Troia utilizzato da sempre dall’Italia per aver voce nella Regione, il documento riconosce che l’Artico non è più soltanto un laboratorio scientifico. La strategia dedica infatti molto spazio alla dimensione militare tanto che a tal fine, lo Stato Maggiore della Difesa ha istituito un Comitato di indirizzo interforze sull’Artico, Sub-Artico e Antartide, operante su base inter-agenzia e incaricato di assicurare il coordinamento strategico delle iniziative nei diversi domini, sotto la responsabilità del Sottosegretario di Stato alla Difesa delegato con il compito di attuare gli indirizzi del Ministro della Difesa. L’Esercito italiano contribuisce attraverso la partecipazione ad attività addestrative ed esercitazioni NATO oltre il 70° parallelo e lo sviluppo di dottrina, con procedure e capacità di combattimento in climi rigidi. L’Aeronautica Militare svolge invece attività addestrative in Norvegia per acquisire e consolidare le capacità di operare in condizioni climatiche e ambientali estreme, per assicurare la logistica di proiezione in missioni nazionali e internazionali nella regione artica. La Marina Militare svolge un ruolo centrale nella dimensione marittima e scientifica polare, attraverso il Programma pluriennale di ricerca in Artico “High North”, avviato nel 2017, con campagne annuali condotte in collaborazione con la comunità scientifica nazionale e internazionale, le attività dell’Istituto Idrografico della Marina, impegnato nella mappatura dei fondali artici e nella produzione di dati idrografici a supporto della sicurezza della navigazione, la cooperazione addestrativa con Marine alleate e partner per l’incremento delle capacità di navigazione in acque polari. Infine l’Aeronautica Militare che contribuisce alle attività polari attraverso il supporto logistico e operativo con velivoli C-130 per il trasporto di personale e materiali e la partecipazione alle missioni di Air Policing nell’ambito del sistema NATO di difesa aerea e missilistica integrata (NATINAMDS), anche in regioni sub-artiche.
Importante per l’imperialismo italiano anche la dimensione economica. Infatti la Regione è descritta come un’area in cui possono aprirsi opportunità per le imprese italiane in settori come infrastrutture, energie rinnovabili, industria della difesa, spazio e satelliti, materie prime critiche e terre rare, biotecnologie, cantieristica ed economia del mare. Nel settore energetico, ENI ha maturato una vasta conoscenza di contesti ad alta complessità come quello artico. Nel settore spaziale e dell’osservazione satellitare, estremamente attuale in Artico per le svariate implicazioni di sicurezza, il costante monitoraggio delle attività marittime, la lotta all’inquinamento, il controllo del movimento del ghiaccio marino, le applicazioni metereologiche e le soluzioni di risposta alle emergenze, opera attivamente e-Geos, una joint venture tra l’Agenzia Spaziale Italiana e Telespazio, occupandosi in primo luogo di gestire ed estrarre preziose informazioni dai dati raccolti dal sistema satellitare Cosmo-SkyMed. Lo sviluppo delle rotte marittime artiche, che presentano condizioni peculiari che richiedono regole specifiche per la navigazione e la costruzione di navi con codice polare e rompighiaccio, apre notevoli prospettive nel campo della cantieristica. Questo è particolarmente vero per l’Italia che vanta una lunga tradizione che la rende competitiva, come dimostrato dall’attività di Fincantieri che in Norvegia attraverso la sua controllata Vard, ha raggiunto una leadership mondiale nel progetto e nella costruzione di navi dedicate all’ambiente artico, con applicazioni nelle navi da ricerca, da lavoro e per la sicurezza delle infrastrutture.
Fincantieri ha inoltre investito nel mondo dell’underwater, che nell’oceano artico sta conoscendo un significativo sviluppo ed attira l’interesse di diverse altre imprese italiane, con riguardo in particolare alla subacquea, ai sistemi di immersione ed alla stessa connettività digitale per la produzione di cavi sottomarini ad alta capacità e la realizzazione di infrastrutture resilienti lungo le nuove rotte artiche. Nel settore della difesa Leonardo è coinvolta attivamente nella regione partecipando, dal 2019, al progetto Arctic Security and Emergency Preparedness Network (ARCSAR), iniziativa che riunisce forze di sicurezza, autorità civili, centri di ricerca e attori industriali dei Paesi artici e atlantici con l’obiettivo di fronteggiare emergenze, catastrofi naturali e rischi legati alla crescente attività marittima nell’Artico.
Meloni, Mussolini in gonnella, ha salutato l’evento con una nota speciale: “L’Italia non ha mai considerato l’Artico come un’area remota e senza alcun interesse. Al contrario, noi abbiamo sempre guardato a questo quadrante del mondo per quello che effettivamente è: una regione strategica, dove si intrecciano economia, ambiente, ricerca, energia e – oggi più che mai – sicurezza e difesa… L’Italia è perfettamente consapevole di quanto questa regione del mondo rappresenti un quadrante strategico negli equilibri globali, e intende continuare a fare la propria parte… La nuova Strategia italiana per l’Artico punta a rafforzare il ruolo dell’Italia come partner affidabile, capace di promuovere cooperazione, sostenibilità e innovazione. Perché siamo consapevoli che ciò che accade nel “Grande Nord” non è qualcosa di distante o che rimane confinato in quella regione del mondo, ma riguarda il futuro di tutti noi, il nostro benessere, la nostra prosperità e la nostra sicurezza”. In altre parole: per Mussolini in gonnella il Mare nostrum
non è confinato al solo Mediterraneo ma comprende anche le regioni remote bagnate dall'Artico.
11 febbraio 2026