I balilla della Meloni invitano a schedare e denunciare i professori antifascisti
Il ministro Valditara (Lega) e la sottosegretaria Frassinetti (FdI) giustificano le liste di proscrizione

Stavolta il partito della Meloni ha sguinzagliato i suoi giovani balilla. Stiamo parlando della gravissima iniziativa di Azione Studentesca (AS), che rappresenta appunto il ramo studentesco di Azione Giovani, costola giovanile di Fratelli d'Italia. Una organizzazione che dietro la facciata “democratica”, al pari dei Fratelli d'Italia maggiori, dimostra di essere formata da nipotini di Mussolini che ripropongono l'ideologia, la cultura, i metodi squadristici, seppur adattati al XXI secolo, del ventennio fascista. Tanto per capirci quelli di AS sono gli stessi che nel febbraio 2023, picchiarono alcuni studenti del Liceo fiorentino Michelangelo.
Questi nuovi balilla hanno distribuito un questionario tra gli studenti degli istituti superiori dal titolo “La scuola è nostra” (dei fascisti?) composto da sei domande, quasi tutte piuttosto generiche tranne una: “Hai uno o più professori di sinistra che fanno propaganda durante le lezioni?”. Domanda anonima alla quale segue una precisazione: “Descrivi uno dei casi più eclatanti”. Una schedatura in piena regola, un invito a segnalare i professori antifascisti, un invito alla delazione.
Una minaccia rivolta a chiunque cerchi di instaurare con gli studenti un dibattito aperto, a tutti gli insegnanti che stimolano i giovani a sviluppare il loro senso critico e la loro autonomia di pensiero, o che semplicemente tengano a sottolineare che la nostra, almeno a parole, è una Costituzione antifascista, ed ha queste caratteristiche proprio perché è nata dalle ceneri del fascismo e dalla lotta partigiana. Non a caso l'Istituto Carlo Livi di Prato è stato inserito da AS in questa lista di proscrizione perché, nel quadro delle lezioni di educazione civica, una giornata sarebbe stata dedicata all'antifascismo.
Il “questionario”' di AS richiama inevitabilmente il ventennio mussoliniano, dove i professori universitari dovevano giurare fedeltà al fascismo pena la perdita della cattedra; giuramento successivamente reso obbligatorio per tutti i funzionari pubblici. Un'iniziativa molto grave che ha visto la reazione di docenti e sindacati, mentre invece da parte del governo e del ministro dell'Istruzione, così solerti a indagare sulle iniziative pro-Pal organizzate dagli studenti per “verificare se vi siano incitamenti all'antisemitismo”, si è tentato di lasciar sedimentare la questione, minimizzando o negandone la gravità.
Ma i docenti non sono stati zitti. Il primo a denunciare è stato il professore di Pordenone, Paolo Venti, che ha affermato :“Non sono iscritto a nessun partito però credo nella necessità di una distribuzione più equa delle ricchezze, nella tutela delle classi più deboli,... sono indignato per il genocidio in Palestina, sono a sostegno delle proteste in Iran ma sono fermamente contrario all'intervento degli Stati Uniti lì e in altri paesi del mondo, come nel caso di Venezuela e Groenlandia, che giudico violazioni di ogni diritto internazionale, attuate in una logica predatoria”. Non ha risparmiato nemmeno il sindaco della sua città, che da fedele meloniano ha difeso i suoi balilla. Anche da Prato 120 docenti del liceo “Livi” si sono fatti sentire con una lettera aperta a Valditara: “Nel mondo alla rovescia capita che ci si debba difendere dall’accusa infamante di antifascismo”.
Tutti i sindacati hanno alzato la voce, da quelli di base fino alla Cisl. Per Gianna Fracassi, di FLC-CGIL “l’iniziativa di Azione studentesca configura una forma di schedatura o stesura di una lista di proscrizione basata su presunte o reali opinioni politiche e rappresenta una grave violazione dei principi democratici che fondano il sistema educativo pubblico, oltre a costituire un attacco all’autonomia e alla libertà della comunità educante”. A tale proposito richiede al ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara “una chiara e pubblica presa di posizione”. Anche l'Anpi con il suo presidente, Gianfranco Pagliarulo, chiama in causa Valditara: “Mi colpisce il silenzio del ministro dell'Istruzione, che ha la responsabilità di proteggere l'autonomia della scuola e di garantire che nessun docente venga messo sotto pressione”.
A noi marxisti-leninisti non meraviglia affatto. E guarda caso la risposta del ministro fascioleghista è stata : “non risulterebbe alcuna forma di raccolta di nominativi del personale scolastico”, assicurando vigilanza ma in sostanza giustificando la schedatura. La sottosegretaria alla pubblica istruzione Frassinetti (di FdI) si è invece arrampicata sugli specchi paragonando la campagna di AS con una dell’Uds di Pordenone contro il razzismo. Per la sottosegretaria quella di AS è “un’iniziativa autonoma promossa da alcuni studenti, che avrebbero effettuato una sorta di sondaggio anonimo”, come altre del passato, “riconducibili a sensibilità e posizioni politiche diverse”.
Ma da questi personaggi non ci si poteva aspettare niente di diverso. Valditara e la sua “riforma” sono uno dei capisaldi di una scuola che fa tabula rasa delle conquiste degli anni '60 e '70, e riporta l'insegnamento al ventennio fascista, per indottrinare le nuove generazioni al nazionalismo, al militarismo, ai “valori occidentali e cristiani”, al rispetto delle gerarchie capitalistiche. Mentre la Frassinetti era addirittura sul palco di Atreju, assieme ai giovani leader di AS a benedire e a presentare la campagna “La scuola è nostra”, che ha al centro il questionario sui professori che “fanno propaganda”, nel corso del dibattito “La scuola del merito: formazione, educazione, rispetto”.
E queste sono state le dichiarazioni di chi ricopre cariche istituzionali. Più espliciti i camerati di partito che hanno rivendicato l'iniziativa, confessando involontariamente che essa è partita dal vertice di FdI. Il responsabile organizzazione del partito, il provocatore Giovanni Donzelli, è intervenuto per difendere AS dall’accusa di voler intimidire i professori. “Se ci sono i professori che sono scorretti e che, invece di insegnare a scuola, sono faziosi, gli studenti hanno diritto di protestare e chiedere che i professori siano corretti. E ha accusato: “sinistra e professori comunisti vogliono tapparci la bocca”. Veramente sarebbe il governo che vuol tappare la bocca a studenti e docenti pro-Pal.
Si vuole realizzare un sistema scolastico con la promozione dei “valori identitari” fascisti, portando i militari nelle aule per arruolare i giovani, valorizzando le presunte radici italiche, greche e romane a discapito delle altre culture considerate inferiori, imponendo una “memoria condivisa”, per chiudere definitivamente con quella pregiudiziale antifascista che ha escluso, anche in ambito culturale, l'Msi e i suoi eredi. Dall'altra parte provvedimenti per limitare e reprimere le occupazioni e le proteste, come abbiamo visto con la mobilitazione studentesca a sostegno della Resistenza palestinese, contro il genocidio sionista e il governo italiano per la sua connivenza con quello criminale di Israele. Manganellate contro i cortei, ispezioni ordinate da Valditara nelle scuole che hanno ospitato la relatrice speciale dell'Onu Francesca Albanese, schedatura (a proposito di liste di proscrizione) degli studenti palestinesi.
Il tentativo di irregimentare la scuola, gli studenti e i docenti, rientra a pieno titolo nell'obiettivo dichiarato del governo neofascista di Mussolini in gonnella Meloni, di sostituire l'egemonia culturale della “sinistra” borghese con quella della destra neofascista. Tanto che i due ministri della cultura, prima Sangiuliano e Giuli dopo, sono stati attivissimi da questo punto di vista, cercando in tutti i modi di esaltare intellettuali e personaggi reazionari e/o legati al fascismo, con mostre su D'Annunzio, Gentile (un altro che se ne intendeva di giuramento di fedeltà al regime), su Marinetti e il Futurismo, su Tolkien, e cercando di appropriarsi di figure che storicamente non le appartengono, come Gramsci o Pasolini.
Non mancano fiction e film tv che ribaltano o rivisitano a proprio uso e consumo le verità storiche, ad esempio sulla questione del confine orientale italiano nel dopoguerra trattata con la retorica anticomunista delle foibe, come il film “La ragazza con la valigia” (del 2025). Oppure con la recentissima serie “Morbo k”, andata in onda il 27 e 28 gennaio, che tratta della persecuzione degli ebrei a Roma, dove si vedono soltanto nazisti e mai i fascisti, come se quest'ultimi non avessero avuto alcuna responsabilità. Insomma, l'obiettivo del governo è ambizioso e pericoloso, deve essere combattuto da tutti gli antifascisti, e anche il mondo della cultura e gli intellettuali devono fare la loro parte.

18 febbraio 2026