Il discorso del Segretario di Stato Usa alla conferenza di Monaco sulla sicurezza che ha visto lo scontro tra l’imperialismo americano e quello europeo
Rubio all'Ue: Uniamoci sulla linea di Trump
Meloni, Mussolini in gonnella, da Addis Abeba difende Trump e l'ideologia Maga
Gli europei hanno "tirato un sospiro di sollievo" di fronte al discorso alla 62° Conferenza sulla Sicurezza di Monaco di Baviera, a cui hanno partecipato cinquanta tra capi di Stato, premier e ministri, del 14 febbraio del segretario di Stato USA, Marco Rubio, "perché ha detto che l'Europa è importante, che l'Europa e l'America sono molto legate e buone alleate, e lo sono da molto tempo e lo saranno anche in futuro". Lo ha dichiarato alla tv tedesca l'Alta rappresentante UE per la politica estera e la sicurezza, Kaja Kallas. In effetti nel suo discorso nel secondo giorno della Conferenza di Monaco il segretario di Stato americano ha dichiarato: “Vogliamo un’Europa forte, i nostri equilibri sono collegati”, ma anche che l’unione ci deve essere sulla linea dettata dal dittatore fascioimperialista Trump. Lo scontro tra imperialismo americano e quello europeo è in pratica solo rimandato.
Il giorno prima il cancelliere tedesco Merz c’era andato giù pesante, criticando la politica estera degli USA sotto Trump, affermando che gli Stati Uniti non sono più abbastanza potenti per agire da soli e che la leadership americana è stata "sfidata e forse dissipata". Merz ha sostenuto che il vecchio ordine è finito e che in questa nuova era di superpotenze anche gli Stati Uniti stanno raggiungendo i limiti dell’azione individuale. “Temo che dobbiamo essere ancora più schietti. Questo ordine, per quanto imperfetto fosse anche nella sua forma migliore, non esiste più in quella forma”. “La guerra culturale del movimento Maga – ha aggiunto il cancelliere tedesco - non è nostra. La libertà di parola finisce qui per noi quando quel discorso è diretto contro la dignità umana e la legge fondamentale. Non crediamo nei dazi e nel protezionismo, ma nel libero scambio. Sosteniamo gli accordi sul clima e l’Organizzazione Mondiale della Sanità… Le autocrazie possono avere seguaci, le democrazie hanno partner e alleati”.
Anche il ministro degli Esteri tedesco, Johann Wadephul, ha definito il discorso del suo omologo statunitense Marco Rubio un "buon inizio" ma ha avvertito che l'Europa "non ha bisogno di lezioni". "L'Europa ha deciso di sua spontanea volontà di diventare più competitiva e più forte. Non abbiamo bisogno di ulteriori suggerimenti dall'esterno", ha affermato Wadephul a margine dei lavori della Conferenza, riferendosi in particolare alla questione migratoria. "Se questo spirito di cooperazione prevarrà in futuro, sono molto fiducioso che torneremo alla nostra precedente unità", ha detto ancora Wadephul, sottolineando le "molte sfide comuni" su temi quali "le materie prime, gli attacchi informatici, la minaccia russa e i rapporti con la Cina".
Già la pubblicazione del Rapporto sulla Conferenza di Monaco 2026 presieduta dal tedesco Wolfgang Ischinger aveva acceso la miccia: “Qualunque sia la valutazione che si voglia dare alla politica estera dell'attuale amministrazione statunitense, una cosa è chiara: sta già cambiando il mondo e ha innescato dinamiche le cui piene conseguenze stanno solo iniziando a emergere”, vi si leggeva. “Una distruzione radicale, piuttosto che riforme attente e correzioni politiche, è all'ordine del giorno. Il più importante tra coloro che promettono di liberare il proprio Paese dai vincoli dell'ordine esistente e di ricostruirlo come una nazione più forte e prospera è l'attuale amministrazione statunitense… Il mondo è entrato in un periodo di politica distruttiva” e “l'ordine internazionale è ormai in rovina… Il più potente tra coloro che hanno demolito le regole e le istituzioni esistenti è il presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Per i suoi sostenitori, - continua il Rapporto - la politica da bulldozer di Washington promette di spezzare l'inerzia istituzionale e di costringere alla risoluzione dei problemi su sfide caratterizzate da stallo… In un momento in cui la Russia sembra riprendere l'iniziativa tattica lungo alcune parti del fronte con l'Ucraina e sta intensificando la sua campagna di guerra ibrida in tutta Europa, il graduale ritiro di Washington, il vacillante sostegno all'Ucraina e la retorica minacciosa sulla Groenlandia stanno acuendo il senso di insicurezza dell'Europa… Nell'Indo-Pacifico i partner statunitensi si trovano ad affrontare una situazione simile, ma dispongono di minori meccanismi di difesa. Una Cina sempre più potente sta tentando con forza di ottenere il predominio regionale, con provocazioni e coercizioni che minacciano la stabilità regionale. Molti attori regionali hanno risposto intensificando i propri sforzi di difesa. Nel frattempo, sono cresciuti i dubbi sulle garanzie di sicurezza e sugli interessi strategici degli Stati Uniti nella regione”.
Rubio nel suo intervento ha ribadito che la “vittoria sul comunismo” non è stata portata a fondo, e rivolgendosi agli europei, sono stati commessi molti errori nelle politiche sociali, climatiche, dell’immigrazione e militari. Ma ora “Sotto il presidente Trump, gli Stati Uniti d’America assumeranno ancora una volta il compito di rinnovamento e restauro, guidati da una visione di un futuro orgoglioso, sovrano e vitale come il passato della nostra civiltà. E mentre siamo pronti, se necessario, a fare questo da soli, la nostra preferenza e la nostra speranza è di fare questo insieme a voi, i nostri amici qui in Europa”. Perché “Siamo parte di una civiltà: la civiltà occidentale. Siamo legati l’uno all’altro dai legami più profondi che le nazioni potevano condividere, forgiati da secoli di storia condivisa, fede cristiana, cultura, patrimonio, lingua, ascendenza, e dai sacrifici che i nostri antenati hanno fatto insieme per la civiltà comune”. E se a volte “non siamo d’accordo, i nostri disaccordi derivano dal nostro profondo senso di preoccupazione per un’Europa con cui siamo connessi – non solo economicamente, non solo militarmente. Siamo connessi spiritualmente e siamo connessi culturalmente. Vogliamo che l’Europa sia forte. Crediamo che l’Europa debba sopravvivere, perché le due grandi guerre del secolo scorso servono per noi come costante ricordo della storia che, in definitiva, il nostro destino è e sarà sempre intrecciato con il vostro”. Oggi, ha proseguito il Segretario di Stato USA, rivendicando il ruolo fondamentale di primo piano dell’imperialismo americano nel mondo sotto la direzione del dittatore fascioimperialista Trump “non possiamo più porre il cosiddetto ordine globale al di sopra degli interessi vitali del nostro popolo e delle nostre nazioni. Non abbiamo bisogno di abbandonare il sistema di cooperazione internazionale che abbiamo scritto, e non abbiamo bisogno di smantellare le istituzioni globali del vecchio ordine che insieme abbiamo costruito. Ma questi devono essere riformati. Questi devono essere ricostruiti. Ad esempio, le Nazioni Unite hanno ancora un enorme potenziale per essere uno strumento per il bene nel mondo. Ma non possiamo ignorarlo oggi, sulle questioni più pressanti davanti a noi, non ha risposte e non ha avuto praticamente alcun ruolo. Non ha potuto risolvere la guerra a Gaza. Invece, è stata la leadership americana a liberare i prigionieri dai barbari e ha portato a una fragile tregua. Non aveva risolto la guerra in Ucraina. Ci è voluta la leadership e la partnership americana con molti dei paesi qui oggi solo per portare le due parti al tavolo in cerca di una pace ancora sfuggente. Non era in grado di vincolare il programma nucleare dei religiosi sciiti radicali a Teheran. Ciò ha richiesto 14 bombe sganciate con precisione da bombardieri americani B-2. E non è stato in grado di affrontare la minaccia alla nostra sicurezza da parte di un dittatore narcoterroristico in Venezuela. Invece, ci sono volute forze speciali americane per assicurare questo fuggitivo alla giustizia”. Insomma per Rubio “Questa è la strada che il presidente Trump e gli Stati Uniti hanno intrapreso. È il percorso che vi chiediamo qui in Europa per unirsi a noi. È un percorso che abbiamo percorso insieme prima e speriamo di camminare di nuovo insieme”. In poche parole Rubio ha ribadito che l'Europa deve allinearsi in tutto con la politica di Trump, politica militare e politica economica e soprattutto con la famigerata ideologia Maga suprematista, razzista e fascioimperialista.
La presidente della Commissione UE, Ursula von der Leyen nel suo intervento ha ribadito l’alleanza con gli USA, ma ha sottolineato la necessità di una “indipendenza europea”. Indipendente “in ogni dimensione che incide sulla nostra sicurezza e prosperità. Difesa ed energia. Economia e commercio. Materie prime e tecnologia digitale”. Il premier britannico Keir Starmer ha paragonato l’Europa a “un gigante addormentato” a cui serve “una maggiore autonomia” di difesa, “che non preannunci il ritiro degli Stati Uniti ma risponda alla richiesta di una maggiore condivisione degli oneri e ricrei i legami che ci hanno servito così bene”.
Anche il Segretario generale della NATO Mark Rutte vede una “NATO sempre più a guida europea, e gli europei si fanno davvero avanti per prendersi cura della propria difesa, ma con una forte presenza degli Stati Uniti in futuro, sia nucleare che convenzionale. E abbiamo tutti i piani in atto, come sapete, per assicurarci nei prossimi anni, con gli enormi investimenti in corso… I tedeschi, raddoppiando le loro spese per la difesa, il nuovo governo olandese si impegna a raggiungere il più velocemente possibile il 5%, compresa la spesa per la difesa core del 3,5%, ciò che sta accadendo in Polonia. Potrei menzionare tutti gli alleati. Il Canada torna, facendo davvero un passo avanti. Quindi, nei prossimi anni, otterremo sempre di più. Vedremo sempre più una NATO guidata dall’Europa, ma allo stesso tempo, gli Stati Uniti sono assolutamente ancorati all’organizzazione”.
Il presidente francese Macron ha affermato che i precedenti trattati sul controllo degli armamenti, come il Trattato INF, ormai defunto, erano stati negoziati solo dagli Stati Uniti e che ciò non poteva ripetersi se si voleva prendere sul serio l’Europa come potenza geopolitica.
Chi ha difeso strenuamente Trump e la sua ideologia Maga è stata la Meloni, Mussolini in gonnella, da Addis Abeba in Etiopia dove ha rilanciato le ambizioni dell’imperialismo italiano sul Continente. Intervenendo alle celebrazioni per i 25 anni dell’Unione africana ha rivelato che l’Italia sarà presente come Paese osservatore all’imperialista Board per Gaza alla Casa Bianca. “Diremo sì all’invito di partecipare con questo ruolo”. Mentre sull’affondo del Cancelliere tedesco Merz a Monaco contro gli USA Meloni ha affermato che “Credo che Merz faccia una valutazione corretta quando dice che l’Europa deve occuparsi di sé stessa e che deve fare di più, per esempio sulla sicurezza, a partire dalla colonna europea della Nato. Su questo io sono d’accordo… Come ho detto tante volte a proposito del rapporto con gli Stati Uniti, credo che dobbiamo lavorare a una maggiore integrazione tra Europa e Usa. Lavorare per valorizzare quello che ci unisce piuttosto quello che può dividerci: è molto importante per tutti, particolarmente per i Paesi europei. A partire dall’Italia”. Sulla cultura Maga dell’imperialismo americano invece “non la penso come il cancelliere tedesco. Perché queste sono valutazioni politiche, seppur legittime. Ogni leader le fa come ritiene, ma non è un tema di interesse e di competenza dell’Unione europea, sono valutazioni che spettano ai partiti”.
18 febbraio 2026