Mossa del governatore piddino
De Pascale spinge il governo ad aprire un CPR in Emilia-Romagna
Il ministro di polizia Piantedosi risponde positivamente, contrario il sindaco di Bologna in vista delle amministrative

Dal corrispondente del PMLI per l'Emilia-Romagna
“Apriremo un CPR a Bologna”, così il ministro dell’Interno del governo neofascista Meloni, Matteo Piantedosi, ha risposto al presidente PD dell’Emilia-Romagna Michele De Pascale, che il 10 febbraio aveva riferito di aver inviato tre settimane prima una missiva indirizzata proprio a Piantedosi e a Mussolini in gonnella Meloni “per proporre un patto istituzionale, non mi hanno risposto. Noi e altre Regioni, anche di centrodestra, siamo pronti. Sulla sicurezza serve una svolta anche nel centrosinistra”.
Il “centro-sinistra” borghese rincorre quindi nuovamente la destra neofascista al governo, ma anche quella apertamente fascista che ha lanciato la proposta delle deportazioni di massa con la campagna razzista “remigrazione”, rinfacciandole di non fare abbastanza sul tema della sicurezza: “Un tema - afferma De Pascale - su cui questo governo ha fondato il suo successo elettorale. Ma è anche l’unico tema su cui la presidente del Consiglio, a tre anni dal suo insediamento, ha ammesso pubblicamente che il suo governo dovrebbe fare di più. Un fatto incredibile, la prima autocritica fatta da questo esecutivo. Sul piano istituzionale noi vogliamo fare di più. Lo ribadisco alla presidente Meloni e al ministro Piantedosi, che sono sicuro legga i giornali dell’Emilia-Romagna: come Regione, insieme alle altre Regioni, c’è volontà e disponibilità a lavorare insieme”.
La risposta di Piantedosi arriva dopo quella del sottosegretario Prisco che aveva proposto di partire dalla realizzazione di un CPR nel capoluogo regionale, dopo che il sindaco PD di Bologna Matteo Lepore aveva chiesto al governo neofascista “Un patto con le città su sicurezza e immigrazione” con un’ulteriore militarizzazione delle città “Per questo faccio ancora appello al governo per una maggiore dotazione di risorse e agenti”, non dicendosi contrario ai CPR, ma solo a nuovi CPR, in quanto vorrebbe che funzionassero meglio quelli esistenti, che si trovano altrove : “Le procedure sull’immigrazione oggi non stanno funzionando, abbiamo 10 CPR e metà sono vuoti. Io sono favorevole all’espulsione dei migranti che vengono giudicati colpevoli di reati. Il problema non è fare più CPR, ma organizzare meglio quelli che ci sono e migliorare la gestione della giustizia”.
Fa uno “scatto in avanti”, o per meglio dire verso destra, De Pascale che invece non dice no ad un nuovo CPR: “Certo, non vedo perché la Regione non dovrebbe sedersi a discuterne. Io lo farei. Tra l’altro non si capisce perché a Brindisi va bene e qui no. I CPR però devono essere strumenti esclusivi per l’espulsione di persone pericolose socialmente. Oggi è così nei fatti per l’intelligenza dei questori, non perché la norma sia stringente. Se lo Stato chiedesse all’Emilia-Romagna una mano per migliorare la capacità di espellere soggetti socialmente pericolosi la mia risposta è ‘sono qui, lavoriamo insieme’, criticando solo che la proposta sia su Bologna “Dire ‘a Bologna’ dà un po’ il senso di volerla mettere in un dibattito da campagna elettorale, altrimenti uno direbbe ‘in Emilia-Romagna’”, in riferimento alle elezioni amministrative che si svolgeranno proprio il prossimo anno. E rilancia tentando di scavalcare a destra la Meloni “La sfida per il centrosinistra è capire, se di fronte a un elettorato che ha votato Meloni per avere più sicurezza e oggi è insoddisfatto, gli lasciamo solo Vannacci come possibilità, o se invece su questo tema il campo del centrosinistra vuole segnare un punto di svolta”, riconoscendo che “il governo ha incrementato il numero di espulsioni di qualche migliaio di unità. Ma Salvini parlava di 60mila espulsioni all’anno”, e per far capire chiaramente che le politiche razziste e repressive fanno ormai parte anche del Dna del “centro-sinistra” borghese afferma “candidamente”: “Una frase che va cancellata dal nostro lessico è 'non si può avere un approccio securitario ai temi della sicurezza'”. Un po’ come dire “non si può avere un approccio sanitario ai temi della sanità”, e tornando a chiedere anche “Più poliziotti e più carabinieri. In Emilia-Romagna solo 235 agenti ogni 100mila abitanti, siamo tra i più penalizzati”.
E dall’aperta disponibilità di De Pascale arriva appunto la risposta di Piantedosi “Apriremo un CPR a Bologna” che non si è certo lasciato sfuggire l’occasione per “stanare” il “centro-sinistra” borghese su questo tema, alimentando le divisioni al suo interno su questo tema “I competenti uffici stanno riservando una doverosa attenzione all’Emilia-Romagna e a breve le comunicherò la collocazione individuata per una più rapida realizzazione di un centro nel capoluogo bolognese, che verrebbe destinato prioritariamente proprio alle esigenze di sicurezza locali”, approfittando per rilanciare la campagna razzista del governo secondo cui “occorre contrastare con il massimo impegno le forme di illegalità più diffuse nelle nostre città, sovente alimentate da cittadini stranieri irregolari dediti a comportamenti pericolosi”.
All’apertura di De Pascale non si accoda il sindaco Lepore, il quale vorrebbe però che funzionassero i 10 già esistenti sul territorio nazionale “Ci sono 1.238 posti e vengono in questo momento trattenute 546 persone. Stiamo parlando dello 0,2% delle persone straniere presenti regolarmente nella nostra città… nel 2025 sono state espulse dall'Italia cinquemila persone, solo il 10% sono passate dai CPR”. Continua a dire (Piantedosi) che i CPR servono per le persone pericolose, ma in realtà nei CPR la stragrande maggioranza delle persone trattenute si trova lì solo per motivi di permessi di soggiorno o di protezione internazionale. Se ci sono persone che vanno arrestate devono essere arrestate”.
Contrari anche pezzi della maggioranza in Consiglio comunale, Alleanza Verdi Sinistra Emilia-Romagna “non condivide l’eventualità accennata dal presidente De Pascale di una possibile apertura di un CPR nella nostra regione. Riteniamo sia un errore ogni forma di legittimazione a strutture che negano i diritti fondamentali e confinano persone in centri di detenzione amministrativa in condizioni inumane e degradanti”, il capogruppo del M5S “Non condivido l’apertura del presidente de Pascale a discutere di nuovi CPR, anche solo accettare questo terreno di confronto significa assumere come scontata l’equazione, sbagliata e pericolosa, tra sicurezza e presenza di stranieri irregolari”, Coalizione Civica ha chiesto un’apposita commissione consiliare. Alla realizzazione di un nuovi CPR è contraria anche la Cgil “e tantomeno ritiene che rappresentino la risposta alla questione sicurezza”, sottolineando come i dati riportati nel monitoraggio del Tavolo asilo e immigrazione sui centri di rimpatrio nelle strutture visitate (Bari, Brindisi, Caltanissetta, Milano, Roma e Torino) “erano presenti 546 trattenuti, meno dello 0,2% delle persone in posizione di irregolari… l’incidenza dei rimpatri effettuati da un centro sul totale dei provvedimenti di allontanamento si è attestata, per il periodo 2011-2024, su una media del 9,9%” denunciando inoltre il “degrado sociale dilagante e disumano” all’interno dei centri.
L’Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione, che aderisce alla “Rete No CPR, no ai grandi centri in Emilia-Romagna” ha dichiarato che “Negli ultimi anni abbiamo costantemente respinto al mittente l’idea di aprire un CPR sul nostro territorio. Già nel 2023, in seguito alle dichiarazioni pubbliche di un parlamentare della maggioranza e del Questore che prospettavano l’apertura di un CPR a Bologna, abbiamo preso parola e organizzato una manifestazione cittadina. Persone con un percorso di migrazione, decine e decine di associazioni, avvocati, realtà del sociale e del terzo settore, hanno deciso di dare alla mobilitazione una valenza regionale: mai più un CPR in Emilia-Romagna… Troviamo inverosimile che, questa volta, una proposta simile arrivi da chi è chiamato a rappresentare la nostra comunità regionale, in particolare dal Presidente della Regione, che nel proprio programma elettorale aveva scritto testualmente: ‘Affronteremo l’accoglienza con umanità e organizzazione. Questo significa anche che l’Emilia-Romagna rigetta i CPR’. È una formulazione inequivocabile. Era questa la fiducia riposta da molte realtà sociali, da tante persone che ogni giorno operano nell’accoglienza e nella tutela dei diritti umani. Purtroppo, però, questa ambiguità non ci sorprende del tutto. Conosciamo le difficoltà di una parte politica ancora incapace di non inseguire la destra su temi che riguardano la sicurezza, relazionandola alla necessità dell’apertura di quelli che in molti definiscono i ‘lager del nostro tempo’ e nel contempo dimenticando che alla base di tutte queste insane proposte c’è la mancata previsione, e non da oggi, di regolari canali di accesso in Italia... Il rifiuto dei CPR non è mera ideologia, si tratta di dati di realtà. Numerosi rapporti autorevoli evidenziano come i CPR registrino tassi di conflittualità interna e di disagio psicologico molto più alti rispetto a centri di accoglienza sociale e come siano associati a un numero altissimo di suicidi e tentati suicidi, confermato da indagini della magistratura e da monitoraggi indipendenti. In regione, a Bologna, un CPR - allora CIE/Cpt - fu fatto chiudere. La città si ribellò, con modalità diverse e pluralità di pratiche, fino ad arrivare a smontare letteralmente quella struttura. È un pezzo di storia collettiva che parla di dignità, solidarietà e democrazia e sulla quale non si può tornare indietro. Lo diciamo con chiarezza: in Emilia-Romagna non verrà mai più riaperto un CPR. Le città sono pronte a impedire che nella regione venga aperto un Centro di detenzione illegale per migranti. Non è questione di ideologia: è questione di priorità, di umanità, di rispetto delle persone - tutte. I lager non possono esistere in Emilia-Romagna e nemmeno altrove. Non più”.
Ovviamente la pensano diversamente le forze che sostengono il governo neofascista Meloni, da Forza Italia a Fratelli d’Italia con il capogruppo alla Camera Galeazzo Bignami (quello che si fece fotografare in divisa nazista, camicia nera e fascia delle SS, al suo addio al celibato, e che girava nel quartiere Bolognina riprendendo nomi e cognomi degli stranieri nei campanelli delle case popolari) che prende la palla al balzo “La scelta spetta al ministero dell’Interno, ma quella sul CPR in Emilia-Romagna è una discussione che si può fare” perché il “comune capoluogo, che ha già delle strutture idonee ed è baricentrico rispetto al resto del territorio”, punto sul quale sono invece d’accordo, in senso contrario, De Pascale e Lepore, spostando l’eventuale ubicazione altrove, si parla di Rimini amministrata anch’essa dal “centro-sinistra”, o Forlì alla quale però forse non si vorranno creare problemi essendo amministrata dalla destra.
Sta di fatto che il governo neofascista Meloni e il presidente dell’Emilia-Romagna concordano sulla necessità di costruire nuovi CPR, anche in Regione, punto sul quale non è contrario a priori nemmeno il sindaco di Bologna Lepore, a patto che non venga costruito proprio nella sua città. In tutto questo nessuno che abbia anche solo accennato a risolvere i problemi sociali e alla mancanza di diritti, per italiani e stranieri, come punto di partenza per risolvere quelli della “sicurezza” che non ne sono altro che una conseguenza, e che non possono certo trovare risposte nei CPR che vanno chiusi in quanto veri e propri lager per immigrati in attesa di espulsione.
In una recente assemblea nazionale di realtà territoriali che si battono contro i CPR è riportato: “Abbiamo individuato nei CPR e nella detenzione amministrativa il punto finale di politiche migratorie volte alla repressione, criminalizzazione e marginalizzazione delle persone migranti. Politiche migratorie promosse, dal 1998 ad oggi, da tutti i governi del nostro Paese e che portano con sé una inaccettabile forma di razzismo istituzionale dentro una cornice storica contemporanea, quella del regime globale di guerra, che alimenta pericolosamente forme radicali di sovranismo e populismo e mette in scena nuovi processi di sradicamento e fuga di massa. Una governance dei movimenti migratori che vede nelle recenti politiche italiane (Legge 50) e nell’ultimo Patto europeo su asilo e migrazioni una violenta stretta securitaria e autoritaria. Questi luoghi, istituiti per assolvere all’immaginario della Fortezza Europa, che sui movimenti migratori ha individuato un facile terreno di speculazione politica, si sono da subito rivelati prigioni per violazioni meramente amministrative. Luoghi peggiori degli stessi istituti penitenziari, dove sono calpestati i diritti e la dignità umana e attraverso i quali si esercitano forme di controllo sociale, repressione e tortura. Luoghi affidati alla gestione da parte di privati, consentendo a cooperative e multinazionali di fare profitto sulla privazione della libertà personale di migliaia di uomini e donne. Proprio lə detenutə sono coloro che, quotidianamente, mettono in campo pratiche di resistenza contro una detenzione che, ad oggi, può arrivare fino a 18 mesi. Grazie alle loro proteste si è riusciti a chiudere il CPR di Torino (marzo 2023) e quello di Trapani (gennaio 2024). Proteste che, oggi, potranno essere duramente criminalizzate: il disegno di legge 1660, l’ennesimo 'decreto sicurezza', arriva a prevedere fino a 6 anni di reclusione per chi realizza, nei CPR, anche meri atti di 'resistenza passiva'. Una disposizione criminogena finalizzata a silenziare la voce delle persone detenute nei Centri, che finiranno direttamente in carcere se solo proveranno a denunciare le condizioni inumane di detenzione in cui sono costrette. Infatti, solo tramite le testimonianze e le proteste delle persone trattenute nei CPR sappiamo cosa sono questi luoghi di detenzione: in celle di 20 mq possono essere detenute fino a 8 persone, costrette a dormire per terra su materassi usurati; senza adeguati servizi igienici, in condizioni totalmente inumane e degradanti. Il diritto alla salute è sistematicamente violato, con veri e propri abusi nella somministrazione di psicofarmaci, utilizzati per finalità di disciplinamento dei detenuti. Tentativi di suicidi e atti di autolesionismo sono all’ordine del giorno. Non a caso, la permanenza nei CPR lascia, nel fisico e nella mente delle persone rinchiuse, indelebili danni: chi anche vi entra sanə, spesso ne esce ammalatə. Non c’è una forma migliore e più umana di gestire queste strutture, non c’è un modo giusto di fare una cosa ingiusta. La nostra lotta è quindi finalizzata alla chiusura dei CPR, rifiutando qualsiasi forma di collaborazione al loro funzionamento”.

18 febbraio 2026