Anche 25 socialisti sono d'accordo
L'europarlamento sposa il modello antimigranti di Mussolini in gonnella
Affondato il diritto di asilo. Via libera alle deportazioni. Allungata la lista dei Paesi cosiddetti sicuri
Connivente silenzio dell'imbelle opposizione su migranti e sicurezza

Il 10 febbraio il parlamento europeo ha approvato in via definitiva l'ultimo tassello della controriforma del diritto di asilo. Si tratta di due importanti integrazioni al “nuovo Patto sulla migrazione e l'asilo” approvato nell'aprile 2024. La prima riguarda l'adozione di nuovi criteri basati sul “principio di territorialità” in base al quale sarà compilata la lista comune dei cosiddetti "Paesi terzi sicuri" (approvata con 408 voti a favore, 184 contrari e 60 astensioni). La seconda stravolge i principi e il regolamento relativi all’applicazione del concetto di paese terzo “sicuro” e introduce procedure accelerate di frontiera per velocizzare e rendere più facili i rimpatri (licenziata con 396 voti a favore, 226 contrari e 30 astensioni).
Due picconate di chiaro stampo neofascista, razzista e xenofobo che ricalcano in pieno il modello antimigranti già imposto in Italia dal governo di Mussolini in gonnella Meloni e che di fatto, grazie alla complice vigliaccheria di Pd, M5S e SI, affossano in via definitiva il diritto d’asilo in tutta l'Unione europea.
A favore del nuovo giro di vite contro i migranti si sono schierati non solo i partiti del “centrodestra” dal Ppe al Gruppo dei Conservatori e Riformisti Europei (ECR) di cui fa parte FdI, ma anche da una parte del gruppo dei (Socialisti & Democratici) con circa 26 socialisti, fra i deputati danesi, svedesi e romeni, che hanno votato a favore.
Le modifiche, che entreranno in vigore da giugno 2026, di fatto riducono il diritto d'asilo a una “procedura” basata su "presunzioni di sicurezza", piuttosto che sulle condizioni oggettive e individuali di pericolo in cui si trova il richiedente, e addirittura annoverano nella lista allungata dei cosiddetti “Paesi sicuri” nazioni come Bangladesh, Egitto, Marocco e Tunisia. Per cui chi proviene da questi paesi ha probabilità minime di ottenere asilo e sarà sottoposto a procedure di rimpatrio rapido.
Finora un richiedente asilo poteva essere “respinto” fuori dall’Europa solo se aveva un legame con lo Stato terzo o se vi era transitato, come accade ad esempio ai migranti che dalla Turchia arrivano in Grecia. Con le nuove norme invece basterà che l’Ue o un Paese membro abbiano un accordo con un partner internazionale che considerano “Paese terzo sicuro”, come appunto il famigerato “Protocollo d'intesa fra Italia e Albania”, per giudicare inammissibili le domande di qualsiasi richiedente asilo e deportarli, come nel caso dell'Italia, nel centro di detenzione costruito appositamente a Tirana per tutto il tempo necessario alla valutazione della sua richiesta di protezione.
Una condizione che fra l'altro rischia di scatenare un vero e proprio mercimonio sulla pelle dei migranti fra i “Paesi terzi sicuri” e i vari governi europei disposti a elargire incentivi economici, supporto politico e aiuti militari, come avviane ormai da anni fra Italia e Libia, pur di sbarazzarsi dei migranti.
Altro che accoglienza e integrazione. Con l'introduzione di queste nuove norme, i migranti che non rientrano nelle quote annuali di fornitura di manodopera a basso costo utile per accrescere i profitti dei padroni e delle multinazionali del sistema capitalista, diventano automaticamente un problema di ordine pubblico; vittime di norme securitarie e razziste; deportati al confino, riconsegnati ai loro aguzzini trafficanti e di fatto condannati a morte; esattamente come avveniva con gli oppositori del regime, gli ebrei e partigiani durante il fascismo.
Si tratta di misure che violano tutte le norme di diritto internazionale, europeo e, nel caso dell'Italia, della stessa Costituzione che all'articolo 10 stabilisce chiaramente che “lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica” e non in campi o centri di detenzione di un “Paese terzo”.
Sul fronte interno il vero obbiettivo del governo neofascista Meloni non è la “sicurezza degli italiani” ma il sovvertimento, attraverso l'approvazione di una norma Ue, di un altro importante principio fondante dell'ordinamento costituzionale e giudiziario italiano che mira a mettere il bavaglio anche ai giudici della Consulta che non potranno più annullare le deportazioni dei migranti in Albania.
A livello europeo invece Mussolini in gonnella Meloni e i suoi euro camerati hanno fatto asse con la Germania di Friedrich Merz per imporre al parlamento europeo l'approvazione a tempo di record della nuova normativa contro i migranti che servirà a regolare i conti anche i giudici della Corte di giustizia Ue, colpevoli di aver impedito fino ad oggi l'applicazione delle cosiddette “procedure accelerate di frontiera”, e a rendere perfettamente “legale” la detenzione in Albania di migliaia di richiedenti asilo che non hanno commesso nessun reato.
Ma ciò che più colpisce è che di fronte a questi viscerali attacchi neofascisti ai residui diritti e libertà costituzionali, l'imbelle opposizione non ha il coraggio di dire nemmeno una parola.
Di fronte ai feroci attacchi del governo contro il diritto a manifestare e i migranti che fra l'altro prevedono il fermo preventivo a totale discrezione delle questure e il blocco navale, Schlein, Conte e Fratoianni invece di mobilitare le piazze per buttare giù il governo Meloni prima che sia troppo tardi, sottovalutano la sua pericolosità e liquidano la sua fascistissima politica sulla sicurezza e contro i migranti come “mera propaganda”; “decreti truffa” che “non funzioneranno perché mancano gli agenti”.
Addirittura il governatore Pd dell'Emilia Romagna, Michele De Pascale, si è detto perfino disponibile alla possibilità di costruire un Cpr in regione: “Pronto a sedermi col governo per discutere... Se lo Stato chiedesse all’Emilia-Romagna una mano per migliorare la capacità di espellere soggetti socialmente pericolosi la mia risposta è 'lavoriamo insieme'” ha dichiarato al Corriere di Bologna.
Del resto cosa ci si poteva aspettare da chi ha inaugurato la stagione dei decreti sicurezza, il primo fu varato dal ministro degli Interni Salvini e Conte a Palazzo Chigi e le prime leggi contro i migranti varate col Pd al governo e firmate da Marco Minniti e da Turco-Napolitano).
Uno scenario nero che potrebbe diventare nerissimo se a tutto ciò dovesse malauguratamente aggiungere l'approvazione referendaria della controriforma piduista e fascista della giustizia che sottomette il potere giudiziario al potere esecutivo; Meloni come Mussolini avrebbe di fatto pieni poteri senza nemmeno bisogno di mettere a tacere l'opposizione, che tanto è già muta.
Per questo al referendum del 22 e 23 marzo occorre andare a votare e votare un NO tondo contro il governo neofascista Meloni.

18 febbraio 2026