Arrestato per corruzione il deputato siciliano Mancuso (FI)
Lo scorso 18 febbraio è stato arrestato a Palermo, e si trova attualmente agli arresti domiciliari, il deputato regionale siciliano Michele Mancuso di Forza Italia nell'ambito dell'indagine della Procura di Caltanissetta che riguarda gravi irregolarità nell'assegnazione di fondi pubblici destinati a spettacoli in quella provincia.
Insieme a Mancuso è stato arrestato, ed è finito ai domiciliari, anche il suo braccio destro, il dottore commercialista Lorenzo Tricoli, mentre è stata disposta la misura interdittiva del divieto di esercitare attività d'impresa nel settore dell'intrattenimento e dell'organizzazione di feste e cerimonie, nonché di ricoprire incarichi direttivi, nei confronti di coloro che – di diritto e di fatto - l'associazione per l'organizzazione di spettacoli Gente Emergente, ovvero Ernesto Trapanese, Manuela Trapanese e Carlo Rizioli. Ernesto Trapanese era presidente di diritto dell'associazione mentre sua sorella Manuela e il marito di lei, Carlo Rizzoli, di fatto la gestivano insieme al rappresentante legale.
Per tutti l'accusa è di corruzione, e per i tre che gestivano l'associazione viene contestata anche la truffa aggravata per rendicontazioni di costi fittizi per 49 mila euro a danno della Regione siciliana.
Secondo i magistrati inquirenti Mancuso ha ricevuto 12 mila euro in tre tranche, fino al 5 maggio 2025, per favorire l'associazione nell'ottenimento di fondi pubblici pari a 98 mila euro, stanziati con una legge regionale del 12 agosto 2024 per la realizzazione di spettacoli nel Nisseno. In particolare, la Procura ritiene che l'associazione avrebbe impiegato di tale importo solo 20 mila euro, mentre il resto sarebbe stato diviso tra gli indagati, compreso Mancuso.
L’appoggio del deputato regionale viene ritenuto decisivo dalla Procura al fine di consentire all'associazione di ottenere i finanziamenti pubblici, che comunque non erano a fondo perduto e l'associazione aveva l'onere di dimostrare alla Regione siciliana di averli spesi. Ecco il motivo per cui la stessa associazione, secondo l’accusa, ha emesso fatture per operazioni inesistenti e ha notevolmente gonfiato i costi.
Prima della decisione sulle misure cautelari, il giudice aveva interrogato gli indagati il 22 gennaio scorso, ma le loro dichiarazioni non sono state ritenute idonee a superare i gravi indizi emersi nel corso delle indagini.
25 febbraio 2026