Storica sentenza del Tribunale di Bari
Condannati esponenti di Casapound per “ricostituzione del partito fascista”
La sinistra parlamentare cosa aspetta a mobilitarsi con forza per costringere il governo Meloni a sciogliere immediatamente Casapound e tutti gli altri gruppi fascisti e nazisti?
Il 12 febbraio il Tribunale di Bari ha condannato 12 imputati, militanti di CasaPound, per le aggressioni compiute il 21 settembre 2018 nel quartiere Libertà del capoluogo pugliese. Quel giorno, al termine di un corteo antifascista organizzato in occasione della visita dell’allora ministro dell’Interno Matteo Salvini, gli squadristi di CPI (Casapound Italia) si scagliarono con spranghe, mazze, manganelli, manubri da palestra, cinture chiodate e pistole a salve contro un piccolo gruppo di manifestanti.
Per comprendere ancora meglio la vigliaccheria che da sempre accompagna la canaglia fascista, gli indagati della squadraccia di picchiatori inizialmente erano 28 dei quali solo 17 poi rinviati a giudizio, e non hanno esitato a scagliarsi contro uno sparuto gruppo di persone pacifiche e disarmate.
Applicata la legge Scelba
Nel decreto che dispone il giudizio, il GIP Francesco Mattiace sottolinea che quella dei militanti di CPI fu indiscutibilmente un’azione pianificata in precedenza a tavolino, attraverso “raccolta di armi”, e compiuta “da più persone riunite”; sulla base di ciò la prima sezione penale del tribunale del capoluogo pugliese, ben otto anni dopo, ha stabilito una pena di un anno e mezzo per cinque camerati accusati di “ricostituzione del disciolto partito fascista” ai sensi della legge Scelba, e di due anni e mezzo per gli altri sette rei anche di lesioni. Tutti sono stati privati dei diritti politici per cinque anni e condannati a risarcire diverse migliaia di euro alle vittime dell'aggressione - Claudio Riccio di Sinistra italiana, l’ex europarlamentare del PRC Eleonora Forenza e il suo assistente Giacomo Petrelli -, ed alle parti civili costituite Anpi, comune di Bari e regione Puglia.
Finalmente la legge Scelba viene applicata anche agli esponenti di Casapound. Questa è la terza volta che tale legge viene attuata nella storia dell'Italia repubblicana: i precedenti furono nel 1973 per “Ordine Nuovo” e nel 1976 per “Avanguardia Nazionale”. Fra l'altro, in entrambi i casi a seguito della sentenza di primo grado come oggi, il ministero dell’Interno sciolse immediatamente le organizzazioni coinvolte.
Tre casi dunque, incluso quest'ultimo, che rappresentano per certi versi un paradosso. Basti pensare infatti che fin dall'immediato dopoguerra la scena politica e sociale del nostro Paese è sempre stata contraddistinta da una destra neofascista rappresentata prima dal Movimento Sociale Italiano, poi via via da un sempre maggior numero di partiti, movimenti ed associazioni, anche studenteschi, che hanno teso ad ampliare il tessuto nero orbace nelle istituzioni così come nei centri del potere borghese a suon di spedizioni punitive ed esecuzioni stragiste.
Il tutto con il beneplacito degli organismi di controllo e delle forze antifasciste istituzionali che sostanzialmente, se hanno qualche volta abbaiato, non hanno mai morso, facendo proprio quel percorso di “pacificazione nazionale” che a lungo andare ha screditato la Resistenza e portato i neofascisti al potere ottant'anni dopo attraverso la marcia su Roma elettorale di Meloni.
Dopo il clamore mediatico che la sentenza ha provocato, i legali dei neofascisti hanno annunciato di ricorrere in appello poiché la condanna non è motivata dal “delitto di ricostituzione del partito fascista”, che rappresenta l'elemento centrale della vicenda. Ma poco conta l'arrampicata sugli specchi della difesa di CPI in quanto la condanna pronunciata dal collegio presieduto dal giudice Ambrogio Marrone si riferisce anche al primo comma della legge Scelba, e cioè “aver partecipato a pubbliche riunioni, compiendo manifestazioni usuali del disciolto partito fascista ed in particolare per aver attuato il metodo squadrista come strumento di partecipazione politica”. Stavolta il tribunale non ha parlato di “rito”, artificio dialettico che ha vergognosamente sdoganato le celebrazioni a braccia tese di Acca Larentia, ma di una vera e propria aggressione di stampo fascista che non può essere negata poiché ripresa dalle telecamere di videosorveglianza.
Mussolini in gonnella ignora la sentenza e le richieste di scioglimento di Casapound
Mentre il governo non perde occasione per vomitare veleno sulle lotte di piazza e sugli scontri che la sua polizia provoca, il silenzio assoluto di Mussolini in gonnella Meloni e dei suoi gerarchi sulla vicenda la dice lunga sulla vicinanza politica e sui rapporti di collaborazione che esistono da sempre tra la destra neofascista ormai istituzionalizzata, e quella che fa il lavoro sporco imperversando nelle città e nelle periferie come vere e proprie squadracce fasciste.
D'altra parte questo atteggiamento non è che l'ennesima conferma di quello che è noto da tempo, come dimostra anche il continuo tergiversare sull'annunciato sgombero dell’immobile occupato da Casapound a Roma. Secondo il Viminale infatti, in quel contesto abitativo abusivo ci sarebbero “dei minorenni”. Come se nelle case occupate dai senzatetto e nelle stanze interne dei centri sociali sgomberati fossero stati sempre tutti maggiorenni. Una ridicola foglia di fico che non copre nulla dell'evidente complicità di governo con i reggenti di Casapound e di gran parte della cosiddetta galassia neofascista.
Nel frattempo anche le opposizioni parlamentari alzano il coro in favore dell’immediato scioglimento di CPI, facendo eco all’Anpi e ad una sinistra extraparlamentare politica e sociale antifascista che lo lancia da sempre. In via ufficiale questa richiesta si limita a richiedere al ministro Matteo Piantedosi di recarsi in parlamento per un’informativa urgente sulla vicenda. La segretaria PD Elly Schlein, avendo compreso l'opportunità in chiave elettorale, ha dichiarato che “Al governo non resta che fare quello che gli chiediamo da tempo: sciogliere Casapound, sciogliere le organizzazioni neofasciste come previsto dalla nostra Costituzione”. Sulla stella linea il leader 5 Stelle Giuseppe Conte e AVS.
“È la prima volta in Italia che un tribunale applica l’articolo 1 a militanti di CasaPound - si legge sull'organo dell'ANPI, Patria Indipendente -. Non è più il gesto a finire sotto accusa. È l’organizzazione. È la struttura. È il tentativo, riconosciuto dai giudici, di ricostituire sotto altra forma quel partito che la Costituzione ha messo fuori legge”. Il vicepresidente nazionale dell'ANPI, avv. Emilio Ricci, ha affermato: “La legge Scelba e la legge Mancino costituiscono presidi fondamentali per impedire la riorganizzazione del disciolto partito fascista sotto qualsiasi forma e per prevenire fenomeni di odio e discriminazione. La costituzione di parte civile conferma l’impegno dell’Associazione nelle aule di giustizia, accanto alle istituzioni democratiche e alla società civile”.
L'inconsistenza dell'antifascismo istituzionale
Pur comprendendo certamente l'importanza di questa sentenza, che è a tutti gli effetti ed oggettivamente storica, crediamo tuttavia che il tema del neofascismo in Italia meriti una riflessione più ampia.
Se fossero state sufficienti le leggi Scelba e Mancino, unitamente alla dodicesima disposizione transitoria della Costituzione borghese del '48, oggi non avremmo i nipoti di Mussolini al potere, né decine di organismi di chiaro orientamento fascista nei vari ordini della società politica, sociale e civile, ed il Movimento Sociale non sarebbe mai nato per mano di un manipolo di reduci della “repubblica di Salò” nel febbraio del 1948, neanche tre anni dopo la Liberazione dell'Italia dal nazifascismo. Sono i fatti che indicano che qualcosa non ha funzionato, ed è chiaro che il problema e la sua soluzione vadano ricercati più a fondo, sia da un punto di vista storico che da un punto di vista prettamente partitico e istituzionale.
Possibile che ci siano voluti decine di ripetuti pestaggi, omicidi (ricordiamo quello di Firenze per mano di Gianluca Casseri, noto militante di Casapound, nel 2011 nel quale persero la vita due giovani senegalesi), un'infinita sequenza di azioni squadriste per lo più razziste e anticomuniste che hanno toccato l'apice con l'assalto alla CGIL di corso Italia nel 2021, ed altre iniziative di chiara apologia al fascismo che hanno infangato i partigiani, la Resistenza e le masse popolari antifasciste, per smuovere la “sinistra” parlamentare al punto da far chiedere all'esecutivo lo scioglimento di Casapound e lo sgombero dell'immobile di via Napoleone III a Roma?
Di fatto i germi di Casapound esistono dal 2003, anno di occupazione all'Esquilino, che finirà per forgiarsi nel 2008 quando venne ufficialmente fondata; eppure nessun partito della “sinistra” parlamentare fino ad oggi aveva pensato di chiederne a gran voce la chiusura delle sedi e la sua liquidazione. Oggi l'hanno fatto, forti di una sentenza seppur in primo grado, eppure questi stessi partiti non hanno mosso un dito in questa direzione quando sono stati al governo. Infatti, anche ai tempi dei governi a trazione PD e 5 Stelle, gli apparati dello Stato borghese hanno dato a Casapound e a tutti gli altri gruppi del novero neofascista e neonazista la stessa protezione di sempre, consentendo loro di partecipare alle consultazioni elettorali, legittimando le loro diffusioni e le loro iniziative, proteggendoli addirittura con innumerevoli cordoni di polizia pagati con fondi pubblici, riparandoli dalle proteste legittime degli antifascisti.
Ed ancora, non hanno mai fatto nulla nemmeno le amministrazioni locali guidate dal “centro-sinistra” nelle città che ospitano le sedi di note organizzazioni neofasciste come Firenze, solo per fare un esempio, città Medaglia d'oro alla Resistenza amministrata da sempre dal filone PCI-PDS-DS-PD, che deve continuare a subire l'onta di vedere Casapound, Casaggì e Azione Studentesca aprire i battenti dei loro covi, fare propaganda politica fascista e coordinare i picchiatori.
Mobilitarsi per far sciogliere tutti i movimenti neofascisti e neonazisti e chiudere i loro covi
Anche noi naturalmente accogliamo con gioia antifascista la storica sentenza, e rilanciamo con forza la richiesta di scioglimento sia di Casapound, sia quello di tutti gruppi e le associazioni neofasciste esistenti. L'ultimo studio dell'ANPI e quelli incrociati degli Osservatori contro le “nuove destre”, ne hanno citate svariate decine oltre ai famigerati Casapound, Casaggì e Forza Nuova, inclusi movimenti ultranazionalisti, centri sociali di destra ed altri gruppi minori, ma tutti attivi nella capillare apologia e riorganizzazione fascista. Il loro pieno e totale scioglimento è necessario anche per interrompere l'ovvio flusso interno da un contenitore all'altro che i fascisti hanno sempre utilizzato per assicurarsi la stessa copertura di sempre “a norma di legge” borghese.
Tutti gli antifascisti sanno che Meloni non procederà mai su questa strada, anche perché, secondo le norme istituzionali del nostro Paese che sono da sempre l'alfa e l'omega della “sinistra” borghese, lo scioglimento può essere disposto dalla Procura della Repubblica o da parte del ministro dell’Interno; ed allora ecco che la mobilitazione generale che veda fianco a fianco le forze più combattive e quelle istituzionali per centrare questo obiettivo rimane l'ultima e più importante carta da giocare.
Inoltre, per una minima e basilare coerenza che rappresenterebbe anche un monito al governo neofascista Meloni, dopo questa sentenza ci aspettiamo quantomeno che le sedi di Casapound nelle città governate dal “centro-sinistra” vengano chiuse e sgomberate senza alcuna esitazione.
25 febbraio 2026