Sabato 28 febbraio, in alcune città e piazze italiane
Manifestazioni e iniziative di solidarietà con Gaza e gli attivisti palestinesi incarcerati in Italia
Condannata anche l'aggressione Usa-Israele all'Iran

Come quasi tutti i sabati, durante gli oltre due anni di guerra di sterminio a Gaza e nella Cisgiordania occupata, e nonostante il clima intimidatorio e repressivo intensificato dal governo neofascista di Mussolini in gonnella contro chi protesta, il movimento di lotta e di solidarietà col popolo palestinese e la sua eroica resistenza contro l'entità nazisionista genocida non ha mancato di far sentire la sua indomita voce, con manifestazioni, cortei, flash mob e iniziative pubbliche in alcune piazze e città d'Italia.
In particolare questa giornata di lotta era stata dedicata alla solidarietà con gli antisionisti colpiti dall'ondata di retate poliziesche e denunce della magistratura, anche in base agli ultimi decreti “sicurezza” fascistissimi di Meloni, Nordio e Piantedosi, a cominciare dagli ormai tanti attivisti palestinesi in Italia denunciati e arrestati in base ad accuse prefabbricate come quella di complicità con i “terroristi” di Hamas.
Nelle manifestazioni non sono mancate anche le denunce contro l'appena scatenata e criminale aggressione imperialista congiunta Usa-Israele all'Iran, così come della precedente aggressione al Venezuela e del blocco militare per strangolare Cuba decretati dal fascio-imperialista Trump.
Ecco un parziale resoconto degli avvenimenti della giornata, secondo le poche notizie raccolte quasi unicamente in rete, data la solita cortina di omertà e silenzio sull'argomento osservata dalla stampa borghese.
Novara
Nel pomeriggio di sabato 28 febbraio si è svolto a Novara un Convegno-Assemblea antimilitarista dal titolo “Mappare, denunciare e organizzare la resistenza alle fabbriche di guerra” organizzato dalla Rete Antimilitarista piemontese e dai comitati locali. Lo scopo era quello di tenere accesi i riflettori su due “fronti cruciali, quali la filiera delle armi nel Nord Italia e il greenwashing della guerra a partire dalle inchieste che le esperienze che si organizzano dal basso sui territori hanno svolto per individuare le infrastrutture belliche, i flussi e la logistica, oltre agli investimenti che provengono da aziende israeliane”.
Si sono succeduti interventi della Rete Antimilitarista, dell'Assemblea Stop Riarmo, del progetto piemontese di difesa dell'ambiente “Confluenza”, di Abbasso la Guerra ODV e Weapon Watchm, dell'Assemblea Permanente Contro le Guerre, e di rappresentanti dei comitati NO-F35 Trapani, NO-F35 Novara e di altri attivisti provenienti da Liguria, Piemonte e Lombardia.
Milano
Dopo l’intensa giornata di solidarietà militante di sabato 21 nella quale si erano svolte iniziative davanti alle carceri di Ferrara, Rossano, Melfi e Pescara, è stata organizzata una due giorni di lotta e di solidarietà con i prigionieri politici palestinesi in Italia organizzata dall’ Associazione Palestinesi in Italia (API) e dall’Associazione delle Donne Palestinesi, con un corteo a Milano il pomeriggio del 28 febbraio e un presidio di protesta nel pomeriggio del 1° marzo davanti al carcere di Terni, dove è rinchiuso Mohammad Hannoun, l'architetto italo-egiziano, presidente dell'API, accusato dalla procura di Genova di finanziare Hamas.
Le due giornate di mobilitazione sono state indette contro l'imperialismo, il sionismo, la guerra e il governo Meloni alleato e complice nel genocidio palestinese, e in “Solidarietà ai prigionieri politici palestinesi in Italia e nelle carceri sioniste”, sulla base della parola d'ordine “La solidarietà non è reato, la resistenza non è terrorismo, liberi tutti subito!”.
Dal carcere ternano, Hannoun ha inviato a tutte le “carissime e carissimi, fratelli e sorelle, compagne e compagni” che solidarizzano con gli arrestati ingiustamente, una commossa e militante lettera in cui riafferma risolutamente: “Sosteniamo la legittima Resistenza del Popolo Palestinese sino alla fine del colonialismo nazi-sionista. Chiediamo un cessate il fuoco vero e non quello menzognero dichiarato dai corrotti venduti a Sharm El Sheikh. Sosteniamo attraverso la raccolta di fondi pubblici e volontari progetti umanitari chiari e trasparenti, non come quei complici e guerrafondai dei vari governi, compreso quello Meloni, che da oltre due anni in maniera svergognata continuano il supporto economico e militare attraverso vari accordi con l’entità sionista criminale, ben sapendo che quegli armamenti sarebbero stati usati per massacrare il popolo palestinese”.
Invitando poi “tutte e tutti a continuare le mobilitazioni in tutti i modi possibili” e inviando i suoi “saluti rivoluzionari”, Hannoun, così conclude: “Siamo forti, coraggiosi, e combattenti. Siamo fieri di voi. A presto sempre per una Palestina Libera dal fiume fino al mare”.
Il corteo di Milano è partito alle ore 15 da piazza Duca D’Aosta, davanti alla stazione Centrale, per terminare in via Venini, davanti alla sede dell’Associazione benefica di solidarietà del popolo palestinese (ABSPP), chiusa dalla magistratura dopo la criminale montatura giudiziaria, basata sulla falsa documentazione fornita dai servizi segreti di Israele, che ha portato agli arresti del 27 dicembre di Mohammad Hannoun, Raed Dawoud, Yaser Elasaly e Riyad Albustanji. Insieme a loro sono ingiustamente detenuti nelle carceri italiane, dopo vergognosi processi farsa, anche Anan Yaeesh, Ahmad Salem e Tarek Dridi.
La Milano antifascista e solidale con la resistenza palestinese è scesa in piazza per chiedere la loro liberazione, con la parola d'ordine “Fermiamo il genocidio in Palestina. La solidarietà non si arresta. Libertà per i prigionieri politici palestinesi in Italia. No al Board di occupazione di Trump per Gaza!”.
Il corteo partito dalla stazione, pieno di bandiere della Palestina e preceduto da un camion che diffondeva canzoni di lotta del popolo palestinese, era aperto dallo striscione di testa recante la scritta “Fermiamo il genocidio. La solidarietà non si arresta. Liberi tutti”, con sullo sfondo le foto di Hannoun e degli altri incarcerati. Dietro a questo un altro striscione, con i colori della bandiera palestinese e la parola d'ordine “Contro l'imperialismo. Con la Resistenza Palestinese. A fianco dei popoli che lottano”. Molti sono stati anche gli slogan di condanna dell’aggressione militare di USA e Israele all’Iran.
Feltre (Belluno)
“Per non dimenticare un solo nome”: nel pomeriggio di sabato 28 febbraio Feltre, la cittadina veneta alle pendici delle Dolomiti, è stata attraversata da un lento e silenzioso corteo, promosso dal Comitato Palestina-Feltre, recante un grandissimo sudario, realizzato dal gruppo friulano “Carnia per la pace”, trasportato da circa 70 persone, con sopra scritti i nomi di 18.457 bambini uccisi a Gaza nel genocidio attuato dai nazisionisti israeliani. Il sudario era preceduto dalla “bandiera palestinese più grande della storia”, realizzata a uncinetto dalle donne del Nuovo Centro Tesino di Cultura, portata da altri 30 manifestanti. La manifestazione si è conclusa con la deposizione del sudario e della bandiera sul sagrato del Duomo di Feltre.
La manifestazione segue quella simile svoltasi a Firenze domenica 15 febbraio, con centinaia di persone che si erano ritrovate in un flash mob in piazza del Carmine, sul sagrato dell'omonima chiesa, intorno allo stesso sudario realizzato da “Carnia per la pace”. Il titolo dell'iniziativa, “Per non dimenticare un solo nome”, è ispirato ad un famoso libro di Paola Caridi dedicato ai bambini sterminati a Gaza.
Brescia
Alle ore 18,30 di Sabato 28 febbraio presso il Centro sociale “Magazzino 47”, con la collaborazione di Radio Onda d'Urto e la partecipazione del gruppo musicale “Assalti frontali”, che ha completato la serata dopo la cena collettiva, si è tenuta un'iniziativa pubblica (la seconda dopo quella di sabato 21, entrambe molto partecipate), a sostegno della raccolta fondi per la campagna S.O.S. Gaza promossa da Gaza Freestyle, che ha illustrato la situazione nella Striscia e i progetti di solidarietà attivi. La campagna ha raccolto 2.600 euro in tutto per aiutare la popolazione palestinese stremata.
Napoli
Anche a Napoli sabato 28 febbraio si è svolta una manifestazione di alcune centinaia di persone in solidarietà al popolo palestinese. Il corteo, partito da Piazza Garibaldi, ha attraversato il centro città fino a Piazza Municipio, di fronte a Palazzo San Giacomo, sede del Comune di Napoli.
Il corteo, con molte bandiere palestinesi ed anche alcune bandiere di Cuba e del Venezuela, era aperto da un grande striscione con i colori della Palestina, e con la scritta, in italiano e in arabo, “Orgogliose/i di essere colpevoli di Palestina. Contro ogni repressione, a fianco della Resistenza palestinese”. Diversi manifestanti reggevano cartelli con le foto di Hannoun e degli altri prigionieri politici palestinesi detenuti ingiustamente nelle carceri italiane. Durante il corteo sono stati tenuti diversi comizi volanti per denunciare il genocidio del popolo palestinese e la repressione poliziesca e giudiziaria del movimento di solidarietà.
Durante il percorso è stato inscenato un flash mob davanti alla sede di MSC Crociere, per denunciare il ruolo della compagnia nei finanziamenti e nel sostegno a Israele. Sul monumento al centro della piazza e davanti al portone d'ingresso, è stato esposto uno striscione, con la scritta “MSC main sponsor 38 America's cup, Supporta lo Stato terrorista di Israele. Boicottare-disinvestire-sanzionare”. Un altro recava la scritta “Da Napoli alla Palestina, MSC devasta e inquina. E mentre un comizio volante denunciava gli intrecci di interessi e le responsabilità della compagnia con lo Stato sionista, in terra veniva dipinta a grandi caratteri la scritta “Morte, sfruttamento, colonialismo”.
Catania
Nel pomeriggio di venerdì 27 febbraio, Catania ha espresso ancora una volta la sua solidarietà militante al popolo palestinese e alla sua coraggiosa resistenza contro l'entità nazisionista genocida, con un'assemblea pubblica promossa dal “Comitato catanesi solidali con il popolo palestinese” alla quale hanno preso parte diverse centinaia di persone. Il PMLI ha partecipato alla manifestazione con la cellula Stalin della provincia di Catania, diffondendo due volantini e intervenendo con un applaudito discorso del suo segretario, compagno Sesto Schembri. Per una cronaca dettagliata vedere l'articolo pubblicato a parte.
Cagliari
A Cagliari il 28 febbraio si è svolto l’incontro pubblico “Palestina. Il racconto della verità”: testimonianze dirette dalla Global Sumud Flotilla, la spedizione salpata lo scorso 30 agosto con l’obiettivo di tentare di rompere l’isolamento delle coste palestinesi. Tra gli ospiti un cronista de “Il Fatto” e un soccorritore professionale, che hanno raccontato la loro partecipazione alla missione. Oltre alle testimonianze dei partecipanti alla Flotilla, sono intervenuti anche il dottor Fawzi Ismail, presidente dell’Associazione Amicizia Sardegna-Palestina, e Mariella Setzu, dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università.
Fra l'altro anche nel capoluogo sardo si è abbattuta la furia della macchina punitiva, messa in moto in tutta Italia di concerto tra il governo neofascista e la magistratura reazionaria, contro il movimento di protesta sceso in campo in contro il genocidio a Gaza e nei territori occupati. Imbeccata da un’indagine dalla Digos, la procura di Cagliari ha iscritto sul registro degli indagati ben 72 persone tra le migliaia che avevano partecipato ai cortei per la Palestina del 22 settembre e del 3 e 4 ottobre scorsi in appoggio alla missione umanitaria della Global Sumud Flotilla verso Gaza.
In questa odiosa campagna punitiva nell'isola vanno compresi anche gli altri 19 indagati per aver partecipato ad una manifestazione di protesta, lo scorso primo novembre a Cagliari, contro il raduno nazionale per la “remigrazione” organizzato dal gruppo nefascista Blocco studentesco. In entrambe le inchieste le pesanti accuse vanno dalla resistenza aggravata al blocco stradale, all’interruzione di pubblico servizio e al mancato preavviso alla questura.

4 marzo 2026