Pur decapitato di Khamenei l'Iran resiste all'aggressione Usa-Israele e contrattacca
Il PMLI condanna l'aggressione congiunta dei criminali di guerra Trump e Netanyahu
L'aggressione militare congiunta da parte dei criminali di guerra Trump e Netanyhau all'Iran scattata con i pesanti bombardamenti la mattina del 28 febbraio è assolutamente ingiustificata e illegittima; è una aggressione imperialista lungamente preparata e mascherata dietro fumose se non pretestuose e ridicole motivazioni, a partire dalle rinnovate accuse sul legittimo nucleare di Teheran che Trump aveva definito già azzerato dopo l'aggressione dello scorso giugno, e ritirato in ballo in un negoziato farsa per coprire i preparativi di guerra messo in piedi dagli Usa che assieme al partner sionista vogliono ridefinire nuovi equilibri nella regione a loro vantaggio. Una operazione che la si chiami “Furia epica”, per gli Usa, o “Ruggito del leone”, per i sionisti, che comunque incendia tutto il Medioriente e sfiora Cipro e mette a rischio la pace mondiale. Nel tempestivo e fulminante Comunicato dell'Ufficio stampa dal titolo, “Il PMLI condanna l'aggressione Usa-Israele all'Iran” si legge: “Il PMLI la condanna con fermezza e chiede al governo di Meloni, Mussolini in gonnella, di prenderne le distanze e di far pressione sugli aggressori perché cessino subito la guerra all'Iran. L'Iran ha il diritto di avere l'arma atomica, come l'hanno gli USA e Israele, questi ultimi non hanno alcun diritto di impedirglielo, né possono prendere a pretesto la lotta del popolo iraniano contro il regime per attaccare militarmente l'Iran e imporgli un governo fantoccio.”
Già nel primo giorno di guerra i raid aerei e missilistici sionisti e americani hanno assassinato il leader Ali Khamenei e altri alti esponenti del governo e militari iraniani, tra cui il ministro della difesa e il capo dei Guardiani della Rivoluzione, sono stati uccisi. Abbiamo eliminato “48 leader” sosteneva Trump che annunciava quali bersagli delle nuove ondate di bombardieri le infrastrutture militari e istituzionali iraniane. Compresa la scuola femminile “Shajarah Tayybeh” di Minab, nell'Iran meridionale, con un bilancio di 148 morti e 95 feriti, e l’ospedale Gandhi a Teheran secondo le procedure criminali già usate dai sionisti a Gaza. L'aggressione continuava con una serie di raid sull'Iran mentre gli aerei sionisti colpivano Beirut e il Libano meridionale in rappresaglia al lancio di razzi da parte di Hezbollah sulle basi militari di Meron, Nafah e Ramat David. Hezbollah chiariva che i suoi attacchi erano diretti esclusivamente contro obiettivi militari, in contrapposizione agli attacchi israeliani contro aree civili.
La risposta armata dell'Iran aggredito, doverosa e legittima, necessaria per difendere la propria libertà, indipendenza e sovranità era affidata a ondate di missili e droni armati anzitutto contro le basi americane nei paesi arabi del Golfo, la Giordania, a Erbil, nel Kurdistan iracheno, e contro l'entità sionista. Almeno 1.400 missili e droni iraniani sarebbero quelli intercettati dalle difese degli aggressori, compresi quelli lanciati contro la portaerei americana Abramo Lincoln, altri sono arrivati a bersaglio. Il contrattacco iraniano è guidato dal consiglio composto dal presidente Pezeshkian, dal capo della magistratura Golam Hossein Mohseni Ejei e dall’ayatollah Alireza Arafi, nominato Guida suprema ad interim.
Nel contrattacco abbiamo preso di mira le basi Usa, non i paesi della regione, affermava il segretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale, Ali Larijani: "Gli stati confinanti e regionali sono consapevoli che l'Iran non ha alcuna intenzione di aggredire i loro paesi, ma se gli Stati Uniti utilizzano le loro basi militari in questi paesi contro l'Iran, daremo una risposta proporzionata. Non cerchiamo la guerra, ma se una guerra viene imposta, la affronteremo e non permetteremo nemmeno ai nemici di fuggire. L'Iran non ha avviato alcun attacco, ma difenderà la sua sicurezza e i suoi diritti". "Sappiamo che i Paesi del Golfo sono arrabbiati per i nostri attacchi ma devono sapere che questa è una guerra che ci è stata imposta e non c'è nessun limite nè restrizione alla nostra difesa", aggiungeva il ministro degli Esteri, Abbas Araghchi.
Secondo la Mezzaluna rossa, al 2 marzo i morti iraniani sono 555 e oltre un migliaio i feriti. Un portavoce militare iraniano affermava che “il bilancio di tutti gli attacchi è di 560 soldati statunitensi colpiti tra morti e feriti finora”, molti di più dei tre marines morti in una base del Kuwait come sosteneva Trump. Proprio i cieli del Kuwait erano teatro il 2 marzo dell'abbattimento di tre caccia F15 americani colpiti per errore dalle difese aeree. Secondo l'esperto militare de La Repubblica
sono le perdite più gravi mai subite dall’aviazione di Washington e non è escluso che siano state provocate dalle batterie italiane Aspide-Skyguard acquistate dall’emirato.
“Poco fa abbiamo iniziato una grande operazione in Iran. L’obiettivo è difendere gli americani eliminando le minacce del regime”, annunciava il criminale Trump la mattina del 28 febbraio, “l’esercito degli Stati Uniti ha intrapreso una massiccia operazione per impedire alla malvagia e radicale dittatura iraniana di minacciare l'America e i nostri interessi fondamentali per la sicurezza nazionale”, affermava nel primo di tanti messaggi promettendo di eliminare tutti i missili e le industrie belliche iraniane. “Fratelli e sorelle, cittadini di Israele, poco più di un'ora fa Israele e gli Stati Uniti hanno avviato un'operazione per rimuovere la minaccia esistenziale rappresentata dal regime del terrore in Iran", rincalzava il criminale Netanyahu che non dimenticava di ringraziare “il nostro grande amico, il presidente Donald Trump, per la sua leadership storica”. Entrambi invitavano la popolazione iraniana a ribellarsi al governo, paladini di una libertà che negano in casa propria con una feroce repressione, vedi Trump e i suoi pretoriani dell'Ice e il criminale genocida del popolo palestinese Netanyahu; erano però stati battuti sul tempo dal comunicato del ministro della Difesa sionista Israel Katz, non appena le agenzie avevano diffuso la notizia di colonne di fumo nero che si erano levate sui cieli di Teheran: "Israele ha lanciato un attacco preventivo contro l'Iran per rimuovere le minacce allo Stato”. Non si tratterebbe quindi di una guerra di aggressione ma una azione difensiva, “preventiva” che in mancanza di prove come nel caso dell'Iran vorrebbe giustificare un atto imperialista e bellicista a tutto tondo.
La pensano allo stesso modo Germania, Francia e Regno Unito, il cosiddetto gruppo E3 autorganizzato che pure si premurava la mattina del 28 febbraio di far sapere che “non abbiamo partecipato a raid” sull'Iran. Neanche 24 ore dopo era schierato in prima linea e pronto ad "azioni difensive proporzionate" per "distruggere alla fonte la capacità dell'Iran di lanciare missili e droni", dopo il drone lanciato probabilmente da Hezbollah e abbattuto sui cieli della base inglese di Akrotiri a Cipro. Per conto della Ue registriamo le prime dichiarazioni della von del Layen e della responsabile esteri Kallas allineate cogli aggressori e contente perché “ora si apre una strada verso un Iran diverso, un Iran che il suo popolo potrebbe plasmare con maggiore libertà"; impegnate solo a “individuare misure concrete per la de-escalation". Stesso pensiero espresso dal ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani preoccupato anzitutto per la sicurezza dei connazionali presenti nella regione, militari compresi, mentre la neofascista Meloni taceva e, come dice il proverbio, acconsentiva. Una tattica opportunistica a sostegno delle ambizioni dell'imperialismo italiano spesso usata dalla Mussolini in gonnella non tanto perché prima di parlare aspetti una telefonata da Washington, che nel caso sembra non ci sia proprio stata tanto che il ministro della Difesa Crosetto è stato “sorpreso” dall'attacco mentre era a Dubai in una vicenda dai toni farseschi ma ancora tutta da chiarire, ma più semplicemente perché è in stretta sorellanza con Trump dopo aver studiato alla stessa scuola con maestri che vanno da Bannon ai Maga, come ci ha ricordato nella recente polemica col cancelliere tedesco Merz. E poi quali sarebbero state le conseguenze di una palese dichiarazione a favore di Trump accanto alla notizia che la guerra da lui scatenata fa schizzare alle stelle i prezzi di gas e petrolio e quindi le bollette pagate dalle masse popolari invitate a votare in favore della proposta governativa a tre settimane dal referendum? Meglio approvare ma tacere. E quando per la prima volta il 2 marzo parlava in una intervista al compiacente Tg5 diceva che “non possiamo permetterci che l’attuale regime iraniano abbia missili a lungo raggio” e che “l'Iran si fermi”. Intanto i soldati sionisti entravano in altre zone del sud del Libano, due minuti dopo che i loro comandanti avevano dichiarato che “non era una opzione imminente”, e Trump paventava il possibile impiego di truppe di terra e non si preoccupava certo se il prezzo del petrolio schizza in alto, meglio ancora così incassa più dollari vendendo il suo agli alleati europei.
“Gli attacchi dell’Iran e la violazione della sovranità di diversi Paesi della regione sono ingiustificabili” (non la violazione di quella dell'Iran, ndr) ripetevano a scanso di equivoci i ministri degli Esteri dell’Unione europea nel Consiglio Affari Esteri straordinario della Ue convocato il 2 marzo dall’Alto Rappresentante Kaja Kallas per discutere della crisi in Iran e della situazione nella regione. Solo il primo ministro spagnolo Pedro Sanchez ha condannato l’attacco a Teheran: “Respingiamo l’azione militare unilaterale degli Stati Uniti e di Israele, che rappresenta un’escalation e contribuisce a un ordine internazionale più incerto e ostile”. “È importante ricordare che si può essere contrari a un regime odioso, come la società spagnola è contraria al regime iraniano, e allo stesso tempo essere contrari a un intervento militare ingiustificabile, pericoloso e al di fuori del diritto internazionale”, affermava Sanchez che avvertiva come "il ricorso sistematico all'uso della forza", a Gaza come in Cisgiordania, come nello stesso Venezuela, viola il diritto internazionale e “sta causando centinaia di vittime innocenti" e può portare a disastri molto più gravi.
In un messaggio di condoglianze al presidente iraniano Massud Pezeshkian, il criminale Vladimir Putin condannava "l'assassinio" della Guida Ali Khamenei, "commesso in cinica violazione di tutte le norme della moralità umana e del diritto internazionale". Il ministro degli Esteri cinese Wang Yi durante una conversazione con il suo omologo russo Sergei Lavrov dichiarava, secondo quanto riportato dalla Xinhua, che “è inaccettabile che gli Stati Uniti e Israele lancino attacchi contro l'Iran durante i negoziati tra Iran e Stati Uniti", è inaccettabile uccidere apertamente il leader di uno Stato sovrano e incoraggiare il cambio di governo, sono azioni che violano il diritto internazionale e le relazioni internazionali di base. Russia e Cina si limitano ancora alle proteste formali in difesa di un paese alleato aggredito dal rivale imperialismo americano ma non sarà così per sempre; intanto Putin viene ricambiato da Trump che difende le sue pretese e abbandona la difesa dell'Ucraina. Xi Jinping dopo il colloquio telefonico del 4 febbraio con Trump e l'annuncio del loro incontro nel prossimo mese di aprile sostenne, dal resoconto del network statale Cctv, "facciamo del 2026 un anno in cui Cina e Stati Uniti, come due grandi Paesi, possano muoversi verso il rispetto reciproco, la coesistenza pacifica e una cooperazione vantaggiosa per entrambi". Chissà se ripeterà le stesse frasi nell'incontro previsto ad aprile, ammesso che venga confermato.
Anche il segretario generale dell'Onu, Antonio Guterres, condannava l'escalation in Medio Oriente e chiedeva una "cessazione immediata delle ostilità” con un appello nel pomeriggio del 28 febbraio dove si affermava che “tutti gli Stati membri devono rispettare i propri obblighi ai sensi del diritto internazionale, inclusa la Carta delle Nazioni Unite. La Carta proibisce chiaramente 'la minaccia o l'uso della forza contro l'integrità territoriale o l'indipendenza politica di qualsiasi Stato, o in qualsiasi altro modo incompatibile con i fini delle Nazioni Unite'", e "si rischia un conflitto regionale più ampio, con gravi conseguenze per i civili e per la stabilità della regione”. “Non esiste alcuna alternativa praticabile alla soluzione pacifica delle controversie internazionali, in piena conformità con il diritto internazionale, inclusa la Carta delle Nazioni Unite", ribadiva Guterres ma intanto il Consiglio di sicurezza convocato d'urgenza si chiudeva con un nulla di fatto. Mostrando un inutile Onu di recente ferito dall'aggressore dell'Ucraina Putin, ucciso dal criminale Netanyahu col genocidio palestinese a Gaza e seppellito di fatto da Trump in Venezuela e Iran, i primi paesi di una lista che vede adesso al primo posto Cuba, oggetto di una prossima “acquisizione amichevole” secondo il criminale alla Casa Bianca. Sulla foto della tomba dell'Onu costruita da Trump ci sarà la foto della moglie Melania che il 2 marzo presiedeva la riunione del Consiglio di sicurezza del 2 marzo, la prima affidata a una parente dei rappresentanti ufficali dei paesi che detengono la presidenza di turno, e dedicata al tema “Bambini, tecnologia e istruzione nei conflitti”, non sappiamo se hanno parlato della scuola femminile di Minab.
In una delle numerose dichiarazioni che riempiono i notiziari dei paesi imperialisti alleati il criminale Trump sosteneva che aveva in mente tre persone che potrebbero guidare l'Iran dopo la morte di Alì Khamenei, “tre ottime scelte, ma ancora è presto per rivelarle", ricordando che “quello che abbiamo fatto in Venezuela, credo, è lo scenario perfetto" da replicare in ogni parte del mondo. Il dittatore fascioimperialsta non è il padrone del mondo e non può imporre la sua legge ovunque. Al criminale Netanyahu interessa anzitutto togliere di mezzo dalla guerra per l'egemonia locale un avversario come l'Iran, se con il Mossad di nuovo padrone a Teheran come con la dittatura dello scià abbattuta nel 1979 e rimpianta anche da Trump meglio ancora, e lavora comunque per realizzare il sogno biblico e neocolonialista della Grande Israele. Che può servire anche al criminale Trump come un gendarme a guardia della realizzazione del progetto di IMEC, il Corridoio Economico India-Medio Oriente-Europa, che parte dal subcontinente indiano e ha il suo sbocco nel Mediterraneo nel porto sionista di Haifa, già oggi controllato dal gruppo indiano Adani e oggetto tra gli altri degli accordi compresi nel partenariato strategico firmato nella visita del 25 febbraio del premier indiano Narendra Modi a Tel Aviv. Questo partenariato si affianca al recente accordo di libero scambio fra India e Unione Europea e rafforza e rilancia il progetto di IMEC, un'alternativa alla Via della Seta del socialimperialismo cinese, già messa in crisi nella regione dalla guerra tra due paesi con cui ha stretto consistenti legami come Pakistan e Afghanistan, ancora in pieno svolgimento dopo gli scontri a fuoco nella notte del 26 febbraio in alcune aree di confine che l'hanno accesa.
La resa dei conti di Trump con l'Iran risponde sostanzialmente alla volontà del dittatore fascioimperialsta di garantirsi il controllo totale del Medioeriente per creare le migliori condizioni per l'imperialismo americano per affrontare con successo lo scontro finale col socialismperialismo cinese per il dominio del globo.
4 marzo 2026