Lettere

F edeli alla lezione di Mao le analisi de “Il Bolscevico” sull'attualità
Studiando l'Editoriale de “Il Bolscevico” n. 6 che analizza la “Sicurezza fascistissima” voluta dal governo Meloni, ne ho afferrato il battito: quello della massa. Non è certo un errore di tono: risulta semmai una scelta strategica. La parola “massa/e” ricorre come un martello: masse proletarie, masse popolari, masse fautrici del socialismo. È lì, al centro, la cifra zedonghiana: la centralità delle grandi folle come soggetto rivoluzionario, la fiducia che il terreno urbano e la piazza possano essere fucina di potenza politica.
Poi la grammatica dell’azione. Non si invocano solo proteste civili: si chiama ripetutamente alla “lotta di massa”, alla mobilitazione permanente, alla costruzione di organismi di base. Questo è marxismo-leninismo in salsa contemporanea: non mera elocuzione teorica, bensì addestramento al conflitto di massa, creazione di comitati, assemblee di quartiere e nuclei di lotta che intendono sostituire, o forzare, la politica istituzionale. È la pratica della “guerra popolare” spogliata delle sue mitologie rurali e riplasmata per la città.
Il testo avanza una diagnosi radicale della sovranità: lo Stato è colluso, il presidente appare un “nonno buono” che affina il dispositivo repressivo. Questa demonizzazione delle istituzioni è un tratto classico: individuare il nemico nella sovrastruttura borghese e chiamare il popolo a non accettarne più i riti. È lettura politica degna di Mao: il partito e la massa in rotta di collisione con l’apparato.
Si leggono altresì richiami che suonano come ordini alla disciplina rivoluzionaria: “buttiamo giù il governo”, “scendere in piazza”. Non sono metafore o meri slogan. È linguaggio di guerra civile comunicativa, vocazione al rovesciamento e all’insurrezione delle coscienze. E qui emerge una tensione interna: il marxismo-leninismo organizza dialetticamente la massa attorno a un centro dirigente, senza negare l’autonomia sistemica dei comitati, dando al contempo rilevanza al piano strategico.
Che altro dire, allora? È un testo che vanta fedeltà alla lezione del Gran Timoniere, alla luce del suo più leale discepolo, lo stimato compagno Scuderi, e ne traduce i principi nel terreno urbano odierno: massa al centro, organizzazione di base, rottura con le istituzioni. È audace. È provocatorio. È un urlo. Chi ascolta deve giudicare se quel grido è chiamata alla liberazione o invito alla catastrofe. Io, intanto, lo ascolto e lo intendo come documento politico pieno di fede militante e impregnato di socialismo scientifico.
Solo accompagnati dalla mano dei cinque Maestri del proletariato internazionale vinceremo!
Cartesio - Napoli

Le folli contraddizioni di Salvini sul caso del poliziotto Cinturrino
Sono un vostro giovane lettore e compagno, sull'ultimo Il Bolscevico non ho potuto ignorare l'articolo sul poliziotto Cinturrino, una delle tante mele marce degli oltre 90.000 agenti in Italia.
Aggiungo dei dettagli che potrebbero esservi utili per futuri articoli: come da prassi, dopo che i media sono venuti a sapere dell'episodio, la destra subito ha preso posizione (e che posizione) difendendo Cinturrino da ogni sua legittima colpa e crimine. Il sindacato di polizia SAP ha addirittura iniziato una raccolta fondi, con circa mille partecipanti, per risarcire i soldi al criminale in uniforme. Il capo della polizia Vittori Pisani, indagato ogni dettaglio, ha affermato nelle sue tante interviste di destituire Cinturrino e di trasferire gli altri colleghi i quali, conoscendo i metodi estremi dello "sbirro", hanno preferito tacere omertosamente.
La vera contraddizione che voglio presentarvi è come Salvini ha reagito alle interviste di Pisani: se prima sosteneva Cinturrino ed era contro ogni tipo di punizione, ora sta dalla parte del comandante aggiungendo "Se sbaglia, paga il doppio" andando contro ogni principio giuridico dello stato di diritto (sentire dal vicepresidente che una persona debba pagare il doppio è folle).
Paolo - Roma

I media nostrani osceni sull'aggressione all'Iran
D'accordo con il comunicato del PMLI sull'Iran.
Mi sembra il minimo sindacale. Osceni i media nostrani.
Nicola Spinosi - Firenze

4 marzo 2026