Ricorrendo alla Costituzione
La Corte suprema degli Usa boccia i dazi di Trump
Il dittatore fascista americano va avanti lo stesso. L'Ue non rompe, Meloni spinge alla trattativa

Il 20 febbraio la Corte Suprema degli Stati Uniti ha dichiarato illegittimi i dazi doganali universali imposti dalla Casa Bianca. Con una maggioranza di 6 voti contro 3, i giudici hanno stabilito che il Presidente non può utilizzare la legge sui poteri di emergenza per imporre tasse sulle importazioni senza il consenso del Congresso. Il giudice capo John Roberts è stato categorico: la Costituzione assegna il potere fiscale esclusivamente al potere legislativo, non all'esecutivo. La sentenza ha rappresentato un duro colpo per i voleri economici del dittatore fascista di Washington, che vedeva nelle barriere doganali lo strumento principale per finanziare lo Stato e proteggere l'industria nazionale.
Si prevedeva che i dazi di Trump avrebbero generato nei prossimi dieci anni trilioni di dollari di entrate per gli Stati Uniti, che possiedono la più grande economia del mondo. L'amministrazione Trump non ha fornito dati sulla riscossione dei dazi dal 14 dicembre. Ma gli economisti del Penn-Wharton Budget Model hanno stimato che l'importo riscosso dai dazi di Trump ammontava a oltre 175 miliardi di dollari. E tale importo rischia di dover ora essere rimborsato.
Trump ha appreso la notizia durante un incontro con i governatori, definendo la decisione "una vergogna". In una raffica di messaggi pubblicati sul suo canale social, il presidente ha definito la sentenza “ridicola”, “stupida” e “anti-americana”, arrivando a sostenere che la Corte Suprema gli avrebbe “accidentalmente dato più poteri”. Nella successiva conferenza stampa del 24 febbraio il dittatore fascista americano non arretrava di un passo; anzi, rilanciava, attaccando i giudici, minacciando gli alleati e firmando nuovi provvedimenti. Per ricreare le tariffe doganali che la Corte suprema “ribelle” ha dichiarato illegali, la sua amministrazione ha iniziato a utilizzare un mosaico di leggi commerciali. Questo, però, richiede una serie di dazi ancora più complessa, che Trump non sarà in grado di emanare rapidamente o a suo piacimento. Le tariffe potrebbero essere imposte per paese, per questioni commerciali o in base ai prodotti, e probabilmente ci vorranno mesi per farle entrare in vigore. L’introduzione di una nuova tariffa globale del 15% su tutte le importazioni, giustificata con basi legali alternative e presentata come una “correzione tecnica”, è in realtà un aggiramento frontale del verdetto della Corte suprema. Dazi ancora più alti contro i Paesi che “fanno giochetti” con la giustizia americana o “approfittano” delle decisioni dei tribunali per ottenere vantaggi commerciali. In un post scritto con toni particolarmente rabbiosi, Trump ha affermato di avere il potere di utilizzare i dazi “per fare cose assolutamente ‘terribili’ ai Paesi stranieri” e che il Congresso gli ha già concesso il potere di utilizzare altri tipi di leggi tariffarie “in modo molto più potente e odioso, con certezza giuridica”. Insomma Trump ha affermato che la sentenza non cambia la politica commerciale degli Usa, e che lui non ha bisogno del Congresso né dei giudici per “difendere l’America”.
Intanto l’Unione europea direttamente interessata non rompe con gli USA. "Prendiamo atto della decisione e la stiamo analizzando con attenzione", ha dichiarato Olof Gill, portavoce della Commissione UE, aggiungendo di attendere "chiarimenti" dall'amministrazione americana "sulle misure che intende adottare in risposta a questa decisione". "Le imprese di entrambe le sponde dell'Atlantico dipendono dalla stabilità e dalla prevedibilità delle relazioni commerciali. Per questo continuiamo a sostenere la necessità di dazi doganali bassi e a lavorare per la loro riduzione", ha spiegato. Anche Meloni, Mussolini in gonnella, spinge per la trattativa col suo amicone. In un’intervista pubblicata sul sito web di “Bloomberg” il 27 febbraio ha affermato di ritenere che la disputa commerciale transatlantica vada superata “in una direzione diametralmente opposta”, promuovendo un’area di libero scambio tra UE e Stati Uniti. La presidente del Consiglio ha inoltre auspicato l’attuazione dell’accordo commerciale raggiunto la scorsa estate tra Bruxelles e Washington, messo in discussione dopo che la Corte suprema degli Stati Uniti ha annullato parte dell’autorità del presidente degli Stati Uniti di imporre dazi. “Abbiamo cercato di allentare la situazione il più possibile, cercando un accordo sostenibile e ragionevole”, ha dichiarato Meloni, aggiungendo di aver espresso personalmente a Trump le proprie preoccupazioni e di ritenere che la disputa commerciale non sia “una decisione funzionale”.

4 marzo 2026