Sei medici infettivologi indagati a Ravenna per aver “ostacolato” la deportazione di migranti
Il fascio leghista Salvini a testa bassa: “sono da licenziamento, da radiazione e da arresto”

Dal corrispondente del PMLI per l'Emilia-Romagna
“Innocenti fino a prova contraria. Solidarietà ai colleghi delle malattie infettive”, “Siamo sanitari non gangster”, “La deontologia non è un crimine”, “Cpr=Lager”. Questi alcuni dei cartelli sostenuti dai 300 manifestanti che lunedì 16 febbraio si sono ritrovati davanti all’ospedale di Ravenna per un flash mob in solidarietà ai 6 medici del reparto di Malattie infettive indagati per falso ideologico continuato in concorso nell’inchiesta sulla presunta irregolarità nel rilascio di certificati medici che hanno attestato la non idoneità sanitaria per alcuni immigrati “illegali” al volo per il rimpatrio e ad essere deportati nei Centri di permanenza per il rimpatrio (Cpr) per motivi legati a patologie infettive o psichiatriche nel periodo compreso tra maggio 2024 e gennaio 2026 portando alla perquisizione di case, auto, pc e smartphone dei medici, e anche all’interno del reparto ospedaliero.
Una vera “caccia alle streghe”, una grave intimidazione, su chiaro mandato politico governativo, per chi svolge correttamente il proprio lavoro e di fatto si oppone in un modo o nell’altro alla politica ferocemente razzista, persecutoria e antimigranti del governo neofascista Meloni. Così il vicepresidente del Consiglio, il fascioleghista Matteo Salvini, ha scritto su X che i sei medici sarebbero “da licenziamento, da radiazione e da arresto”, mentre per il ministro di polizia Piantedosi “Non è poi vero che nei Cpr ci vanno le badanti, è vero che ci vanno personaggi pericolosi”, quindi per lui tali sarebbero persone ivi trattenute per motivi di permessi di soggiorno o di protezione internazionale, che ne rappresentano la maggioranza.
In solidarietà con i medici di Ravenna vi è stata una mobilitazione di fronte all’ospedale Bufalini di Cesena, presente anche la Cgil che ha affermato: “Destano forte preoccupazione le modalità con cui sono stati condotti gli accertamenti, avvenuti in un luogo di cura e assistenza con un intervento all’alba in un reparto di degenza: un contesto delicato, in cui operatrici e operatori lavorano esclusivamente per la salute delle persone assistite. Modalità che, pur nel rispetto delle prerogative investigative, avrebbero potuto essere differenti e meno impattanti”.
“Riteniamo inoltre gravi e inopportune le dichiarazioni pubbliche rilasciate dal ministro Matteo Salvini, che, a indagine appena avviata, ha tratto conclusioni e invocato provvedimenti pesantissimi nei confronti dei professionisti coinvolti”, che hanno affermato come “le modalità di accertamento, degne di reati violenti e contro la persona, sono risultate estremamente impattanti sull’unità operativa e sui sanitari coinvolti. Nel pieno rispetto dell’autonomia e del lavoro della magistratura, sanitari, studenti delle professioni sanitarie e cittadini intendono esprimere vicinanza e sostegno a chi ogni giorno opera nel Servizio sanitario pubblico con competenza, responsabilità e rispetto del codice deontologico”.
A sostegno dei medici indagati e a difesa dell’autonomia medica e del diritto universale alla salute è stata lanciata una petizione sostenuta anche dalla Società Italiana di Medicina delle Migrazioni (Simm) che denuncia: “L’episodio non è solo giudiziario, ma mette in discussione autonomia e deontologia medica, poiché una valutazione clinica prevista dalla legge viene trattata come atto di polizia. Il Codice di Deontologia Medica impone al medico di agire in scienza e coscienza per tutelare la salute, soprattutto dei soggetti vulnerabili; subordinare questo giudizio a esigenze di ordine pubblico mina un pilastro del sistema sanitario… Gravi anche le modalità dell’intervento: un massiccio dispiegamento di forze in un reparto operativo ha umiliato il personale, interrotto un servizio pubblico e creato un clima intimidatorio incompatibile con la cura. È in gioco l’Articolo 32 della Costituzione, che tutela la salute come diritto universale, indipendente dallo status giuridico, garantibile solo preservando l’indipendenza del giudizio medico”.
 

4 marzo 2026