Due denunce dei relatori Onu
Le pratiche israeliane contro i palestinesi equivalgono a genocidio
L'occupazione sta usando l'acqua come arma di guerra a Gaza
Dal 28 febbraio, dal momento in cui è partita l'aggressione di Usa e Israele all'Iran il governo dei criminali sionisti ha di nuovo bloccato l'ingresso degli aiuti umanitari nella Striscia per colpire la popolazione palestinese e aumentato i controlli, posti di blocco e le chiusure dei passaggi in tutta la Cisgiordania attorno a villaggi e città palestinesi; gli unici liberi di muoversi sono stati i coloni che con la consueta protezione dei soldati hanno continuato nelle aggressioni e nelle scorrerie contro villaggi e campagne palestinesi. La repressione e il genocidio sionisti sui palestinesi sarà sparito sui media imperialisti dalla cronaca del Medioriente ma ressta nella pratica come conferma l'ennesima denuncia di Francesca Albanese.
Il Relatore Speciale sulla situazione dei diritti umani nei territori palestinesi occupati dal 1967 ai primi di marzo ha presentato un rapporto alla sessantunesima sessione del Consiglio per i Diritti Umani, concludendo che le pratiche sioniste contro i palestinesi dal 7 ottobre 2023 costituiscono genocidio ai sensi della Convenzione per la prevenzione e la repressione del crimine di genocidio.
Il rapporto, intitolato "Tortura e genocidio", affronta l'uso sistematico della tortura, inserendo queste pratiche in una politica più ampia che include omicidi di massa, sfollamenti forzati, distruzione dei mezzi di sussistenza e privazione dei bisogni primari, causando danni fisici e psicologici a lungo termine. Afferma che il sistema di detenzione israeliano è degenerato in un sistema basato sull'umiliazione, la coercizione e il terrorismo sistematico, volto a privare i palestinesi della loro libertà, dignità e identità. Sottolinea che queste pratiche non sono episodi isolati di abuso, ma piuttosto comportamenti istituzionali con copertura politica.
Denuncia che la distruzione deliberata di condizioni di vita essenziali, inclusi gli attacchi contro abitazioni e infrastrutture, nonché la privazione dei residenti di cure mediche e cibo, costituisce un grave danno fisico e mentale che rientra nell'articolo 2 della Convenzione sul Genocidio e invitava il governo israeliano a cessare immediatamente tutti gli atti di tortura e maltrattamenti, sia all'interno che all'esterno dei centri di detenzione, e chiedeva lo smantellamento del sistema di apartheid e la fine della presenza illegale nei territori occupati, nonché garanzie di responsabilità, risarcimento e non recidiva.
Raccomandava di concedere l'accesso ai luoghi di detenzione al Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR), alle commissioni d'inchiesta delle Nazioni Unite e agli esperti indipendenti per indagare sulle violazioni, invitando gli Stati membri a impegnarsi a non essere complici dei presunti crimini, ad adoperarsi per la loro prevenzione e a garantire che i responsabili ne rispondano.
Invitava infine l'ufficio del procuratore della Corte penale internazionale a indagare sui crimini di genocidio, tortura e maltrattamenti e ha sollecitato la valutazione dell'emissione di nuovi mandati di arresto per funzionari israeliani, tra cui Itamar Ben-Gvir e Bezalel Smotrich, nonché per funzionari militari e di sicurezza.
La denuncia dell'Albanese era confermata da quella successiva del Relatore Speciale delle Nazioni Unite sul diritto all'acqua potabile, Pedro Aroujo Agudo, che in un'intervista ad Al Jazeera ha avvertito che la Striscia di Gaza sta affrontando una catastrofe umanitaria senza precedenti anche a causa della massiccia distruzione delle sue infrastrutture idriche da parte degli occupanti, circa il 90% degli impianti di desalinizzazione e trattamento delle acque, e che la crisi va oltre la semplice mancanza d'acqua e arriva al completo esaurimento delle risorse idriche potabili. Ha denunciato che l'esercito occupante sta usando l'acqua come arma di guerra contro la popolazione palestinese in flagrante violazione del diritto internazionale umanitario, così come risulta tra l'altro anche dai rapporti delle ONG per i diritti umani, tra cui Human Rights Watch e Oxfam.
Ha sottolineato che qualsiasi processo di ricostruzione deve rispettare il diritto internazionale e umanitario, e non la logica dell'investimento o dello sfruttamento commerciale e ha chiesto l'immediata riapertura dei valichi di frontiera, in particolare Rafah, da parte degli occupanti e il completo ripristino degli impianti di desalinizzazione e di trattamento.
11 marzo 2026