Iniziative in tutta l'Emilia-Romagna contro il Ddl Bongiorno
“Senza consenso è stupro”

Dal corrispondente del PMLI per l'Emilia-Romagna
Sabato 28 febbraio si è svolto a Cesena il presidio “Senza consenso è stupro”, in concomitanza con la manifestazione nazionale a Roma contro il Ddl Bongiorno, promosso dal Forum sui generis e da numerose associazioni territoriali, secondo le quali “Se eliminiamo il concetto di consenso diventa ancora più difficile far emergere e contrastare la violenza”, “La violenza sessuale è un fenomeno strutturale, radicato nei rapporti di potere e nella cultura patriarcale, e non può essere reinterpretata. Ridurre la legge a un concetto debole di 'volontà contraria' significa rendere più difficile raccontare la violenza, ostacolare l’accesso alla giustizia e aumentare la vittimizzazione secondaria”.
Questa iniziativa fa seguito alla mobilitazione del 15 febbraio che ha visto presidi in tutta la regione: Piacenza, Parma, Reggio Emilia, Modena, Bologna, Imola, Ravenna, Faenza, Forlì e Rimini.
Il Ddl Bongiorno sostituisce nella definizione di stupro l’espressione “assenza di consenso libero e attuale” contenuta nell’emendamento all’articolo 609 bis, con il riferimento alla “volontà contraria”, una modifica che rispecchia in pieno una concezione antifemminile, oscurantista e patriarcale del governo di Mussolini in gonnella Meloni questa volta in materia di violenza sessuale dove alla donna oltre a pesare l'umiliazione fisica e psicologica dello stupro in sé viene dato l'obbligo e l'onere di dimostrare in tribunale di essere stata stuprata.
Alessandra Bagnara, presidente di Linea Rosa-Centro Antiviolenza Ravenna, Cervia e Russi, denuncia come “in molti casi il dissenso esplicito non è concretamente esprimibile: accade quando una persona resta paralizzata dalla paura (la cosiddetta condizione di freezing), in presenza di disabilità, in condizioni di dipendenza economica o abitativa, sotto effetto di alcol o sostanze, o dentro relazioni segnate da forti squilibri di potere. La violenza non sempre permette di dire ‘no’ ad alta voce. Per questo ribadiamo che il silenzio non è consenso”.
Il Ddl Bongiorno va affossato con la lotta di piazza, una lotta imprescindibile e parte integrante della lotta contro il governo guidato da Giorgia Meloni, Mussolini in gonnella, che del Ddl ne è l'ispiratore e sostenitore.

11 marzo 2026