Soffiano sempre più forti i venti di guerra mondiale imperialista
L'Italia non deve partecipare alla guerra imperialista all'Iran. Altrimenti dobbiamo insorgere per buttare giù il governo di Mussolini in gonnella
Le basi Usa in Italia non devono essere utilizzate in alcun modo dal criminale di guerra Trump per colpire l'Iran. Per le opposizioni parlamentari, che non dicono nulla nel caso l'Italia entrasse in guerra e sul tentativo dell'imperialismo americano di conquistare il controllo totale del Medioriente, il problema principale è l'assenza di Meloni in parlamento

Il 5 marzo il parlamento ha approvato la risoluzione della maggioranza del governo di Mussolini in gonnella sulla crisi in Medio Oriente scoppiata dopo la criminale aggressione imperialista congiunta di Stati Uniti e Israele contro l’Iran. 179 sì, 100 no e 14 astenuti alla Camera, 94 favorevoli, 39 contrari e 8 astenuti al Senato. Le risoluzioni parlamentari non sono formalmente vincolanti, ma indicano la linea politica che il governo è chiamato a seguire. Il documento definisce tre punti inequivocabili: il rafforzamento della presenza militare nell’area del Golfo, il sostegno alla difesa europea da eventuali attacchi iraniani e la conferma dell’utilizzo delle basi statunitensi presenti in Italia. In un momento delicatissimo, dove soffiano sempre più forti i venti di guerra mondiale imperialista, l’Italia neofascista si schiera con la guerra d’aggressione e non con la pace e le trattative, calpesta il simulacro della Costituzione e quello che rimane del diritto internazionale. E addirittura fa la voce grossa contro l’aggredito, l’Iran, che non dovrebbe rispondere di fronte alla morte e distruzione portata dal duo fascio-nazi-imperialista dei criminali di guerra Trump e Netanyahu. “Nelle ultime ore, purtroppo, la situazione ha fatto registrare un'ulteriore evoluzione non positiva – ha dichiarato a proposito il ministro degli Esteri Tajani in aula -. L'Iran continua a sferrare attacchi indiscriminati con missili e droni contro infrastrutture strategiche, siti militari ma anche aeroporti, alberghi, centri residenziali, missioni diplomatiche in tutti i Paesi del Golfo e stamane anche contro l'Azerbaijan. Le difese aeree di Arabia Saudita, Kuwait, Qatar, Oman, Emirati Arabi e Bahrein sono impegnate incessantemente nell'intercettare vettori lanciati dalla Repubblica Islamica. In questo quadro in costante evoluzione è concreto il rischio di un allargamento del conflitto” ha aggiunto Tajani per giustificare la richiesta di aiuti dai Paesi del Golfo.
La risoluzione impegna il governo Meloni a dispiegare sistemi di difesa aerea “a protezione dei cittadini italiani, a supporto dei Paesi partner dell’area del Golfo e per la salvaguardia delle infrastrutture strategiche”. Tra le motivazioni c’è anche la pusillanime “necessità di contrastare una crisi energetica per i cittadini e le imprese italiane”. L’Italia si impegna anche a partecipare “allo sforzo comune in ambito Unione europea per sostenere, in caso di richiesta, Stati membri UE nella difesa del proprio territorio da attacchi missilistici o via droni da parte iraniana”. Tra le ipotesi sul tavolo quella di mandare una fregata italiana a largo di Cipro, per “proteggere” l’isola membro UE.
Il terzo punto riguarda la conferma della disponibilità italiana all’utilizzo delle basi militari presenti nel Paese da parte degli Stati Uniti. Una scelta che espone l’Italia alle dinamiche del conflitto e ribadisce che il nostro Paese offre appoggio a chi, per stessa ammissione del ministro della Difesa Crosetto, ha agito “al di fuori delle regole del diritto internazionale”.
Fin da subito il PMLI aveva visto giusto, tanto che nel comunicato dell’Ufficio stampa del 28 febbraio chiedeva “al governo di Meloni, Mussolini in gonnella, di prenderne le distanze e di far pressione sugli aggressori perché cessino subito la guerra all'Iran. L'Iran ha il diritto di avere l'arma atomica, come l'hanno gli USA e Israele, questi ultimi non hanno alcun diritto di impedirglielo, né possono prendere a pretesto la lotta del popolo iraniano contro il regime per attaccare militarmente l'Iran e imporgli un governo fantoccio... Il dittatore fascioimperialsta Trump non è il padrone del mondo e non può imporre la sua legge ovunque nel mondo. Vuole il controllo totale del Medioeriente per creare le migliori condizioni per l'imperialismo americano per affrontare con successo lo scontro finale col socialimperialismo cinese per il dominio del globo. Se l'Italia imperialista di Mussolini in gonnella dovesse partecipare alla guerra mondiale imperialista, causata da tale scontro, il PMLI non indugerà un attimo a invitare il popolo italiano alla guerra civile per impedirglielo. Il popolo italiano, a partire dal proletariato e dai giovani, non deve appoggiare né l'imperialismo dell'Ovest né l'imperialismo dell'Est”. L’Italia non deve in alcun modo partecipare alla guerra imperialista all’Iran, altrimenti dobbiamo insorgere per buttare giù il governo di Mussolini in gonnella.
E le basi USA in Italia non devono essere utilizzate in alcun modo dal criminale di guerra Trump per colpire l'Iran. Dai due aeroporti militari (Aviano, in Friuli Venezia Giulia, e Sigonella, in Sicilia, quest’ultimo già pesantemente utilizzato a fine febbraio per trasportare armi e truppe alla base americana di Souda Bay, a Creta, infrastruttura cruciale per le operazioni militari degli Stati Uniti nel Mediterraneo e nel Golfo, al quale si aggiunge anche Ghedi, in Lombardia), ai due porti (Napoli e Gaeta), alle due basi (Camp Darby, in Toscana, e Camp Ederle, in Veneto). Più una serie di installazioni soprattutto per le comunicazioni sparse sul territorio nazionale, come il Muos (Mobile user objective system) a Niscemi, in Sicilia. Eppure rispondendo alle blande proteste delle opposizioni in Parlamento, il ministro della Difesa Crosetto ha spiegato che si tratta di un conflitto “partito all’insaputa del mondo”, “che non abbiamo voluto” e che ora l’Italia si trova a gestire nelle sue conseguenze. E visto “quello che è successo in Turchia, visto quello che è successo a Cipro, ho dato mandato e ho chiesto al Capo di Stato Maggiore della Difesa di innalzare al livello massimo il livello di protezione della rete di difesa aerea e anti-balistica nazionale, in coordinamento con gli alleati e con la NATO. Perché quando dico che di fronte a una reazione sconsiderata possiamo aspettarci di tutto, tutto può essere aspettato”.
La premier Giorgia Meloni, intervenuta non in parlamento ma in un’intervista radiofonica, ha ribadito, bontà sua, che “non siamo in guerra e non vogliamo entrare in guerra”. Per poi definitivamente smascherarsi dichiarando alla compiacente berlusconiana Rete 4: “Non condanno né condivido perché non ho gli elementi necessari, come non ce li ha quasi nessuno in Europa, anzi nessuno, per prendere una posizione che sia categorica, tant’è che al netto del premier spagnolo nessun altro ha condannato l’iniziativa... Il quadro è di grande caos, ma io non penso che le regole del diritto internazionale siano saltate con questo episodio perché esistono moltissimi precedenti”. Parole di una gravità inaudita. Come il PSI e i socialsciovinisti della Seconda Internazionale dietro allo slogan “Né aderire né sabotare” consumarono il loro tradimento del proletariato e il sostegno al macello della Prima guerra mondiale imperialista, così Mussolini in gonnella coll'escamotage del “Non condanno né condivido” si schiera al fianco del fascioimperialista Trump nel sostenere l'aggressione di Usa e Israele all'Iran. E peraltro lo assolve dall'aver sprezzantemente calpestato il diritto internazionale, una violazione ritenuta meno grave giacché legittimata da altri “precedenti”, e puntando il dito accusatorio esclusivamente sulla Russia e sull'imperialismo dell'Est. Il Patto d'acciaio Italia-Usa ne esce riconfermato quando fa sue le parole con cui il criminale di guerra Trump ha giustificato l'aggressione: “nessuno può permettersi che il regime degli ayatollah si doti di armi nucleari, atteso che ha anche missili a lungo raggio”.
Per le opposizioni parlamentari, che non dicono nulla nel caso l'Italia entrasse in guerra e sul tentativo dell'imperialismo americano di conquistare il controllo totale del Medioriente, il problema principale è l'assenza di Meloni in parlamento. "In questo momento bisogna parlarsi pur partendo da posizioni non coincidenti. Ho sentito sabato Tajani, sono venuti in commissioni Esteri Tajani e Crosetto ma è chiaro che questo non è sufficiente. Chiediamo alla Meloni di venire a dare una
valutazione politica in Parlamento", è tutto quello che ha saputo dichiarare la leader PD Elly Schlein ad Agorà, su Raitre, ribadendolo anche alla Camera. Anche Cinque Stelle e AVS si sono uniti nel condannare l'assenza della premier Meloni in aula, senza andare al nocciolo delle questione.
Il 7 marzo, il dittatore fascioimperialista Trump, raggiunto per telefono dal “Corriere della Sera”, rispondendo a una domanda sull'invio di forze della Marina italiana per difendere Cipro da un coinvolgimento nel conflitto tra le forze israelo-americane e Teheran, aveva espresso un forte apprezzamento per la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e anche per la sua disponibilità ad aiutare in questa guerra degli Stati Uniti e di Israele in Iran. Per il dittatore di Washington Meloni "cerca sempre di aiutare, è un’ottima leader ed è una mia amica". "Amo l’Italia, penso che sia una grande leader", aveva aggiunto Trump.
Un riconoscimento importante per il ruolo dell’imperialismo italiano e di chi ne asseconda attualmente i voleri, che ha mandato la fregata Martinengo a Cipro e deciso l’invio di una batteria di difesa antimissili Samp/t agli Emirati e sistemi anti droni a Kuwait e Qatar, a cui fanno da contraltare le critiche pesanti del presidente americano al premier britannico Keir Starmer, “Il Regno Unito, una volta un nostro grande alleato, forse il più grande di tutti, finalmente sta prendendo in seria considerazione di mandare due portaerei in Medio Oriente. Va bene, primo ministro Starmer, non ci servono più. Ma ce ne ricorderemo, non abbiamo bisogno di gente che si unisce alle Guerre dopo che abbiamo già vinto!”. Stessi toni molto critici usati da Trump in precedenza verso il premier spagnolo Pedro Sánchez, minacciando conseguenze commerciali per Madrid dopo che il suo governo aveva evitato l’uso per gli attacchi di due basi congiunte in territorio spagnolo e aveva fortemente criticato l’intervento. “La Spagna è stata terribile”, ha detto Trump. “Taglieremo tutto il commercio con la Spagna, non vogliamo avere nulla a che fare con la Spagna”.
Questa non è semplice sudditanza dell'Italia nei confronti degli Usa. La sintonia tra Trump e Meloni è totale e più forte che mai: mentre il primo sta mettendo a ferro e fuoco ogni angolo del globo per imporre la sua legge ovunque, la seconda è impegnata a garantire “un posto al sole” all'imperialismo italiano cercando di salvaguardare e rinnovare l'alleanza imperialista tra l'Europa e gli Usa e di smorzare abilmente ogni tentativo di scontro e differenziazione.

11 marzo 2026