Volantinaggio e banchino del PMLI per il NO a Sesto San Giovanni e in piazza Costantino a Milano
Diffuso il Documento del CC e discutono con lavoratori, pensionati e studenti sul referendum nell'ambito della mobilitazione per il NO
Dal corrispondente della Cellula "Mao'' di Milano
La Squadra milanese di propaganda marxista-leninista per il NO al referendum del 22-23 marzo prosegue la sua opera di diffusione del volantino col Documento del Comitato centrale del PMLI.
La sera di venerdì 6 marzo, tra la metropolitana, la fermata degli autobus e la stazione di Sesto FS in Piazza 1° Maggio, a Sesto San Giovanni (Milano), luogo di intenso passaggio di giovani e lavoratori, dove si è riscontrato interesse alla nostra posizione referendaria che è stata anche discussa e spiegata dialetticamente e approfonditamente contribuendo non poco a far capire il dettaglio della controriforma fascista e piduista trattata dal referendum e l’importanza politica di andare a votare a questo tipo di consultazione anche per l’assenza di quorum.
Sabato 7 è stato invece allestito un secondo rosso banchino in piazza Costantino, tra le bandiere sventolanti dei Maestri e del Partito e affiancato da un cavalletto con i manifesti referendari del PMLI, diffondendo centinaia di copie del suddetto volantino. Esso è stato accolto con vivo interesse dai passanti, attratti dal cubitale del “NO”. Specificatamente, il banchino è stato oggetto di attenzione dei migranti attratti particolarmente dalle figure dei grandi Maestri del proletariato internazionale.
Si sono sviluppate diverse conversazioni interessanti. Un lavoratore della grande distribuzione organizzata, fermatosi al banchino durante la pausa, ha chiesto chiarimenti e gli è stato spiegato che la separazione delle carriere tra pubblici ministeri e giudici e lo sdoppiamento del CSM, con perdita di rappresentatività elettiva, hanno l’obiettivo di indebolire l’indipendenza della magistratura e di sottometterla al potere esecutivo (tramite anche un potere legislativo già ad esso sottomesso), aprendo la strada a una giustizia sempre più piegata agli interessi dei governi e dei gruppi capitalistici più influenti. Il lavoratore ha osservato che una magistratura controllata dal governo finirebbe inevitabilmente per essere più dura verso i lavoratori e più indulgente verso i potenti, ecco perché votare NO. Poco dopo si è avvicinata una pensionata che, dopo aver ascoltato l’analisi dei compagni, ha aggiunto con amarezza che oggi - come quasi un secolo fa - le classi dominanti possidenti delle potenze egemoni vogliono imporre la guerra accompagnandola con il fascismo. I compagni hanno sottolineato come la controriforma della giustizia si inserisca proprio in questo processo di fascistizzazione dello Stato borghese e di rafforzamento del potere esecutivo, necessario per reprimere ogni opposizione delle masse lavoratrici e popolari alle politiche di guerra e di sfruttamento.
Un’insegnante si è intrattenuta più a lungo con i compagni. Oltre alla questione referendaria, alla vigilia dell’8 Marzo ha voluto approfondire alcuni aspetti della linea femminile del PMLI, condividendo la necessità di restituire a questa giornata il suo originario carattere di classe e rivoluzionario e collegando la lotta per l’emancipazione delle donne alla battaglia contro il regime capitalista neofascista e il governo della ducessa Meloni. L'interlocutrice ha aggiunto che questo governo è fortemente antifemminile nonostante sia guidato da una donna. I compagni hanno spiegato che proprio per questo è importante anche la vittoria del NO al referendum, perché affossare la controriforma piduista e fascista della giustizia significa colpire uno degli strumenti con cui il governo mira a rafforzare il proprio potere e a reprimere le lotte sociali, comprese quelle delle masse femminili.
Uno studente, incuriosito dai manifesti, oltre che circa il referendum, ha voluto conoscere la posizione del PMLI sulla guerra in corso contro l’Iran. I compagni - dopo avergli dato una copia del Comunicato “Il PMLI condanna l'aggressione Usa-Israele all'Iran” - hanno approfondito la posizione antimperialista del Partito, sottolineando come la stessa logica di dominio che alimenta le guerre all’estero richieda, sul piano interno, strumenti sempre più autoritari come la controriforma della giustizia. Lo studente ha riconosciuto il legame tra politica estera imperialista e restringimento delle libertà interne, dichiarandosi interessato a seguire con maggiore attenzione l’attività e le posizioni del PMLI dal suo Sito nazionale e da quello regionale.
Anche in questa occasione non sono mancati coloro che hanno dichiarato di aver già deciso di votare NO; a loro i nostri compagni hanno specificato che le motivazioni del PMLI non collimano con tutte quelle dei promotori dei referendum; come sulla “difesa” della Costituzione borghese del 1948, ormai diventata carta straccia e già controriformata a destra più volte, nel corso dei decenni, da tutti i governi di “centro-destra” e di “centro-sinistra”. Quello che conta adesso è essere tutti uniti per vincere la battaglia referendaria. A tal fine la vittoria del NO darebbe sicuramente un importante contributo motivazionale per delegittimare il governo neofascista della ducessa Meloni che, tra l’altro, sostiene apertamente il Sì. Un governo che va buttato giù con la lotta di piazza prima che riesca a completare il regime capitalista neofascista anche con la dittatura del premierato e lo Stato di polizia della “sicurezza” repressiva che con la controriforma della giustizia diventerebbe ancor più sfrenata.
Da questo secondo banchino possiamo trarre un bilancio positivo che ci incoraggia a proseguire con entusiasmo la campagna referendaria a Milano.
11 marzo 2026